Sab 25 Febbraio 2017

Man Sharing

 
autore di Francesca Falchi |

29 settembre 2014. Una data infausta che ha segnato per sempre il confine tra ciò che era e che non sarà più.

Perché se la gallina posseduta da Spinoza ha distrutto il mito erotico di Banderas, quel “no Martini no Party” ci aveva convinto a vestirci in abito da sera con il reggiseno ad espulsione protonica anche quando stappavamo la Diet Coke con le pantofole di coniglio sintetico e la molletta di Hello Kitty tra i capelli, nella speranza che lui, proprio lui, si facesse vivo alla nostra porta con quel sorriso beffardo che prometteva tutto: dalla pedicure del gatto mammone alla posizione n° 77 del Kamasutra.

Quello per il quale ci precipitavamo al pronto soccorso con il figlio della vicina in modalità esorcista, convinte che lui, proprio lui, avrebbe accolto il pargolo vomitoso con la delicatezza di un cristallo di Murano: cristallo infranto come il nostro cuore, non appena il pediatra di turno si manifestava come un poltergeist, rivelandosi un incrocio tra Garfield e Homer Simpson.
Per lui, solo per lui, abbiamo abbandonato la tisana alla passiflora, quella antipanico come la maniglia e ci siamo date al caffè, disposte a sorseggiare persino quello al gusto di cerume preparato con la macchinetta delle fototessera, se lui, proprio lui, avesse caricato la cialda nella fessura delle monete.

Il matrimonio di George Clooney ha precipitato nelle fosse di Chtulu uno sciame carnivoro di single di ogni forma e colore, convinte che lui, proprio lui, avrebbe continuato ad essere il granitico emblema di un’operazione eco-antropologica che, a trotto con i tempi, ha ridotto i consumi energetici, aumentando il raggio d’azione di noi donne del terzo millennio: il man sharing. Perché in un’era in cui il tempo a disposizione per le attività ludico-ricreative è ridotto ai minimi termini e gli uomini ormai assomigliano all’ippopotamo della Chicco, con i vezzi di Dita von Teese piuttosto che a Ivan Drago-Dolph Lundgren, che “ti spiezza in due” la routine riallineandoti i chakra e lustrandoti la kundalini, George aveva indicato la via: le sue fidanzate duravano quanto una laurea triennale ed alla fine la specialistica la prendevano con un altro, felici e contente.

Perché George era un botto sicuro, come quelli di Capodanno: lui, proprio lui, che tra un red carpet ed un tappo volante, passava di mano in mano come una figurina Panini rara, a seguito di conversazioni massoniche tra bariste, veline, wrestler, modelle e cameriere.
Perché le donne quando parlano degli uomini analizzano minuziosamente ogni intercapedine, tubatura, follicolo, considerando i benefit ed i deficit, dedotti attraverso un’equazione complessa che tiene conto del magnetismo polare e della temperatura di lavaggio delle maglie sudate del calcetto.
Una volta ottenuto il risultato, questo diventa di dominio pubblico peggio delle rivelazioni di Wikeleas: le donne si rimbalzano a turno l’esemplare, il quale è convinto, nel suo narcisismo autoreferenziale, di essere un tombeur de femme mentre non capisce che l’unico a finire nella tomba sarà lui, una volta esaurito il suo compito. Dismesso, il poverino verrà relegato a ruolo di marito vivente e successivamente coniuge defunto, rendendo colei che se ne è assunta la custodia, sacrificandosi per le compagne, felicemente vedova.

Il man sharing è dunque la soluzione ideale per ridurre gli effetti nefasti dell’agire “maschio” sulla società: condividiamo gli utili, minimizziamo le perdite ed eliminiamo gli scarti.
Solo così possiamo salvare il pianeta dall’estinzione dell’unica cosa veramente importante: il tempo per l’estetista.
Sono aperte le prenotazioni per Vincent Cassel, Gerard Butler, Jude Law, Jared Leto.
Ashton Kutcher e Ryan Gosling sono purtroppo fuori catalogo (per ora).