Dom 25 Giugno 2017

AAA: Fuco Cercasi

 
autore di Francesca Falchi |

Sono all’aeroporto di R., sdraiata su una chaise longue della zona relax mentre attendo di imbarcarmi per L. Nonostante sia reattiva come una che ha appena fatto mercimonio di sé con la Cosa de I Fantastici Quattro, riesco a riflettere. 

E mi rendo conto che l’aver partecipato, alcune settimane orsono, ad un concerto dei Marlene Kuntz indossando una tiara scintillante psichedelica diametro 6x3 (che neanche Platinette in preda ad un delirio mistico tipo santa Teresa d’Avila si azzarderebbe ad indossare), mi ha resa consapevole delle mie potenzialità “inespresse”.

Io sono una regina.
Ma non una regina qualunque.
Un’APE regina.

Purtroppo essere ape regina ti espone ad una serie di inconvenienti. Perché non è tutto miele e fiori e cella regale, fatta del sudore e dello sputo delle api operaie, alla faccia del Job Act. Infatti, oltre ad evitare che le altre api regine si introducano come la Banda Bassotti dentro la tua cella (solo perché la tua l’ha arredata Karl Lagerfeld in persona, mentre loro si sono dovute accontentare di Lady Gaga travestita Donatella Versace) e sfoderino delle zanne affilate luxury version per poterti divorare meglio (quelle, per intenderci, del “defunto” Vissani, con le quali spera di poter infilzare Cracco come uno spiedino cambogiano di palle di pulce caramellate ai ricci mar dei Sargassi), tu, che sei ape regina, devi sorbirti la danza del fuco.

Ora cosa sia questa danza del fuco è presto detto: quando la regina compie il cosiddetto “volo nuziale”, il fuco inizia la sua danza di conquista, dimenando convulsamente le anche, anche perché lui esiste solo per quello, per un merengue “volante” tra i campi senza la paletta castrante di Mariotto.
La regina, per nulla impressionata dal Minipimer dei Puffi del pecchione perché segretamente sogna il Bimbi ad energia molecolare 2.0 del calabrone, cede.
E alla fine della copula, lo uccide.

Questo mi ha fatto ulteriormente riflettere: grazie a questa nuova autocoscienza, ho formulato la teoria del fuco, detta anche Teoria delle tre A (AAA).
Perché quello che accade tra ape regina e fuco è semplice: lei lo Acchiappa si Accoppia e lo Accoppa.
Anche se il fuco balla come Roberto Bolle, muove i fianchi come Franco Trentalange ed è avvenente come Camille Lancourt, c’è poco da fare: lei gli strappa le palle e le porta in trionfo come due pendenti Damiani tra le operaie in delirio come se fossero sul red carpet degli Oscar.

Piuttosto che una di quelle timorate di Dio (le cosiddette mantidi religiose) che collezionano teste come se appartenessero a qualche tribù amazzonica con la passione dell’ikebana, io voglio essere una di quelle donne che hanno le case come delle macellerie madrileñe post-corrida. Voglio fare come Liz Taylor e Zsa Zsa Gabor, le api regine dello star system, che di fuchi ne hanno avuto una otto e l’altra nove (di cui uno in comune, perché il man sharing è pratica che risale alla notte dei tempi), e la Liz un fuco l’ha pure riesumato.
Per loro la massima “morto un fuco se ne fa(mo) un altro” era uno stile di vita.

Purtroppo non esistono più i fuchi di una volta: sono tutti cacchioni (i cosiddetti “fustacchioni”) convinti che quel loro avvicinarsi e ritrarsi, schivare e sfiorare, alludere e negare manco fossero ballerine di lap dance, sia un corteggiamento scopo accoppiamento. Con la differenza che all’accoppiamento non ci arrivano neanche perché li accoppi prima e non puoi neanche acchiapparli per le palle perché non ce le hanno.

Io non demordo e resto in attesa, ineluttabile e litica come la pettinatura di Moira Orfei, del fuco perfetto.
Fuco, se ci sei batti un colpo.
D’ali.