Dom 26 Febbraio 2017

TomTom Boy

 
autore di Francesca Falchi |

Avendo compiuto relativamente da poco 44 anni e sentendomi guardata come se il mio appartamento si fosse trasformato improvvisamente nella camera funeraria di Tutankhamon ed io in una versione attempata della sposa cadavere di Tim Burton circondata dai quarantaquattro gatti dello Zecchino d’oro, tengo a precisare che: non sono tenuta insieme con un mix di Attack, Coccoina e colla UHU, non mi vesto come un incrocio tra Jessica Fletcher e Solange e non ho bisogno di un girello della Chicco con badante incorporata per andare a fare la spesa.

Tengo a precisarlo, perché durante una conversazione al caffè G. quando ho espresso il desiderio di un nuovo amore, magari più giovane, il mio migliore amico D. mi ha guardato come se all’improvviso si trovasse di fronte ai ruderi di Pompei dopo l’ennesimo acquazzone ed ha esclamato: “Ma scherzi? Per te ci vuole uno di almeno 55 anni! Che te ne fai di un toyboy?”. Da lì una lunga spiegazione della quale ho colto solo il suo “secondo me”, prima che la mia mente venisse offuscata da uno scenario apocalittico che vedeva il mio amico sfilettato da Freddy Krueger, affettato da Jason Voorhees, battuto da Michael Myers, nappato da Alien e rigurgitato da Regan, dove l’“Io muoro” di Bastianich sarebbe stato il titolo più appropriato per descrivere ciò che rimaneva di lui.

Ora, io non ho intenzione di mettermi con uno che usa il pettine magico di Bettega per tingersi il cuoio capelluto, trattiene il respiro come Pellizzari per nascondere l’adipe e che sceglie la pillola blu invece della rossa perché pensa che la realtà virtuale di Matrix si applichi anche alla zona pelvica e che là, dove ci sia il punto di Mirò, all’improvviso si erga la Colonna Traiana.
Che le donne vivano più a lungo degli uomini è un dato di fatto: i geni femminili sono più resistenti alle mutazioni che causano l’invecchiamento rispetto a quelli maschili. Il risultato è che magari noi invecchieremo peggio, ma voi morite prima: allora perché avere intorno un morto che cammina trascinando le pantofole marroni del nonno quando posso avere un vivo che corre con le Moppine a forma di drago? Perché lavare i mutandoni Liabel quando posso stirare gli slip Dolce e Gabbana? Perché andare a Bucarest con Mister Bean quando posso andare a Palma di Maiorca con Matteo Aicardi? Perché, più che toyboy, questi under 35 sono dei tomtomboy. Programmati in vari modelli, ce n’è per tutti i gusti: dal Multisport, che ti insegna che la pole dance è più rassodante delle alghe GUAM, al Rider, che “cavalca” tutto, dalla bici al cavallo delle giostre, te compresa; dal Navigator, che guada il Rio dell’Amazzoni schivando i pirañas con la stessa facilità con cui si fa il bagno nella vasca con le paperelle di gomma, all’XL, che di extralarge ha tutto ma proprio “tutto”; fino al Runner, che scala il Limbara in hot pants ricoperto di olio al melograno con te in spalla come se pesassi quanto un guscio d’uovo.

Con i tomtomboy è tutto un perdersi e trovarsi, esplorare e scoprire, andare e venire (!). Se col cinquantenne ti prendi per mano, il trentenne ti prende la mano.
Donne come Stefania Pezzopane hanno capito che andare ad un rave ad Edimburgo con il fango irlandese fino alle ascelle è più eccitante di un fine settimana in agriturismo con la cacca di vacca sotto il naso, che il mattino ha l’oro in bocca se ha trent’anni ed un topo morto se ne ha sessanta e che chi risica, rosica.

Dunque al mio amico D. che è convinto che nel mio futuro prossimo ci debbano essere cocktail serviti nei pappagalli, ricordo che mentre io a 45 anni avrò più GO e Start che stop, lui, a partire dai 40, vedrà il suo XL diventare progressivamente un XS e per ritrovarlo non ci sarà nessun GPS che tenga.