Gio 23 Marzo 2017

‘NDO YOKO, YOKO

 
autore di Francesca Falchi |

Quando l’attore è disattivo, il pittore fa pittale e lo scrittore scrittoio, alle donne che ambiscono ad essere le muse ispiratrici di creativi screanzati, la sola alternativa rimasta è quella di puntare sull’unica categoria ancora sfruttabile: quella del musicista.
Chi non ha mai aspirato ad essere la Yoko Ono 3.0? Perché Yoko non è solo quella che ha fatto piazza pulita dei Beatles che in confronto il DDT è Chanel n°5; Yoko è colei che ha prodottoImagine, con la quale John ha composto e registrato Happy Xmas. Yoko è la “woman” di Woman. Quale donna non vorrebbe essere come lei?

Ma c’è un problema. A noi, ragazze degli anni ‘80 cresciute con i Duran Duran e gli Wham, è rimasto ben poco su cui puntare: dov’è il fascino rude di Jon Bon Jovi con il suo ponte in porcellana Richard Ginori, che quando sorrideva scintillava manco fosse passato Mastro Lindo in combinata con il Cif Ammoniacal? Dov’è l’assetto cimiteriale di Dave Gahan, che con uno sguardo ti faceva sentire un incrocio tra Amelia la strega che ammalia e Candy Candy versione Mistress in lattex e black lipstick? Dov’è il George Michael etero, quello sul cui petto-zerbino sognavamo di addormentarci, ignare del fatto che anche lui sognasse di addormentarsi su un petto, possibilmente quello del nostro fidanzato? Dov’è il corpo pneumatico di Simon Le Bon, che con le sue oscillazioni di peso faceva impallidire l’indice Down Jones?

Adesso è un tutto un susseguirsi di cantanti pop che hanno il Pampers sotto le mutande Dolce e Gabbana, di boyband tarantolate come se avessero le coliche neonatali e di cantautori magnetici che attirano di tutto, dalle sedicenni con l’apparecchio ai denti per correggere il sorriso da coniglio mannaro alle ultrasettantenni con l’anca di ferro post-Liberazione. Sopravvivono alcuni inossidabili che ogni tanto riappaiono al concertone di Capodanno ma dopo le due di notte, tra Piero Focaccia e i superstiti dei Village People: ma più che investire su di loro, tutt’al più ti viene voglia di investirli con un mezzo a scelta, compreso il triciclo dei Gormiti del figlio dei vicini. Essendo decomposti, fanno immediatamente manto stradale meglio di un piccione distratto o di una nutria impudente e l’A.N.A.S. ti ringrazierà a vita.

Non volendo però tradire la massima “’ndo Yoko, Yoko”, ho scovato una serie di musicisti alternativi per esprimere al meglio la “yokonitudine” di ciascuna di noi e diventare così ispiratrici di composizioni memorabili che al confronto Bohemian Rapsody sembrerà la versione rock di Hallo Spank. 

A) i suonatori di ocarina, rappresentati in Italia dal Gruppo Ocarinistico Budriese. Sette come i nani, io punterei il prototipo Cucciolo, facilmente manipolabile, evitando Brontolo (rissoso) Gongolo (egotico narcisista) e Mammolo (per ovvie ragioni);
B) i suonatori di nacchere. Le loro doti? Schiacciano con un colpo secco tutto quello che gli capita a tiro: con le zanzare tigre e le blatte volanti sono dei cecchini;
C) i suonatori di gemshorn (noto anche come corno di camoscio), antico flauto medievale. Consigliato alle Yoko con velleità di Diana che non hanno paura di cacciare cinghiali, mufloni e stambecchi per procurare al John “silvano” tutte le possibili varianti di zanne. Vanno bene anche quelle delle suocere impiccione;
D) i suonatori di kazoo, strumento che fa parte della categoria dei membrafoni. Detto così sembra ambiguo. Tranquillizzatevi: lo è. Male che vada vi scambierete consigli su make up, push up e fuseaux.

Se proprio non riuscite con nessuno di questi, ricordate che comunque un uomo che suonaSummertime con un filo d’erba o che tira lo sciacquone come se stesse suonando Fra’ Martino Campanaro lo si trova sempre.
Perché è quando il “Yoko” si fa duro, che le dure iniziano a “yokare”.