Dom 26 Febbraio 2017

Carta Cantat

 
autore di Francesca Falchi |

In Sardegna Marco Carta è un’icona over 65. Basti pensare che, anni fa, tenne un suo concerto all’Anfiteatro di Cagliari e mia madre insistette affinché le trovassi uno dei biglietti, ormai esauriti da tempo.

Mia madre è un donnino sardo DOC, un incrocio tra il complesso di Barumini e Confidenze che, da adolescente, mi terrorizzava con un «Francesca devo farti un discorsetto» che in confronto l’esorcismo di Padre Amorth era il Valzer del moscerino.
Per trovare quel biglietto ho promesso mari e monti, cinghiali da salotto e cozze parlanti, sirene scampate all’inscatolamento Palmera e Fiocco di neve di Heidi da mettere in borsetta al posto del chihuahua. Alla fine ci riuscii: mamma nel Nirvana delle Cartone (fan over 65) e io all’Amplifon, completamente sorda, dove al posto della staffa e dell’incudine, mi trovarono una falce (con buona pace del martello) e, nel labirinto auricolare, un Puffo Minotauro.

Il successo di Marco risiede nel suo essere un Highlander da manuale. È sopravvissuto alle trappole di Maria “La Sanguinaria” De Filippi. Non ha reagito neanche quando, durante la versione VIP di Amici, pur di far vincere Emma ed eliminare lui, hanno cambiato il regolamento tante di quelle volte che, alla fine, lo spettatore non capiva se inviare un sms o riscrivere il Codice Penale. Alla fine ha trionfato la Amoroso e Marco, arrivato terzo, è entrato definitivamente nelle grazie di Maria, alla quale, per eliminarlo, non rimaneva ormai altro che invitarlo ad una serata tra uomini con Maurizio Costanzo.
È sopravvissuto al confronto con Valerio GengisCanu, che lo ha sfidato a colpi di Cher e Anna Oxa, sperando che Carta rispondesse almeno con una Berté. È sopravvissuto all’Isola dei Famosi, dove meglio l’Asinara ai tempi della colonia penale che Cayo Cochinos ai tempi dei tronisti.

Poi, lo scivolone. Prevedibile, perché se uno chiama un album "Necessità lunatica" ti viene il sospetto che sulla luna ci si trovi davvero anche se, visti i tempi che corrono, meglio Spazio 1999 che Terra 2016. Un suo tweet sul terremoto ha raso al suolo tutto quello che di buono Marco ha fatto, dal sostegno a White Matilda, contro la violenza di genere, a quello ad Alice for Children: “Gli Appennini c'erano anche 20-40 e 50 anni fa. Ma i terremoti non avevano questa frequenza. Qualcuno vuole negare che ci sia dietro la mano dell'uomo?". E siccome in l’Italia sono tutti senza peccato, gli hanno scagliato tante di quelle pietre che, se dopo il terremoto scoppia il diluvio, il monte Arat è lì, su ciò che resta di Marco Carta.

Ora, tenendo conto che c'è uno che va dicendo che il terremoto sia un evento artificiale voluto dal Governo Renzi per distrarre l’opinione pubblica dalla questione Referendum, il vero pericolo è che, se Renzi è davvero in grado di scatenare i terremoti (e magari è capace pure di dividere le acque come Mosè, visto che vuole costruire il ponte sullo stretto di Messina), sostituisca il giubbotto di Fonzie con la tuta di Superman, costringendo così De Mita a vestirsi da Batman, con conseguenze apocalittiche. Di fronte a questi Jack Torrence convinti che il web sia l’Overlook hotel, ho un consiglio per Marco: Carta, cantat.

Perché se verba volant, purtroppo scripta manent.