Gio 19 Gennaio 2017

OPERAZIONE GOLDFINGER

 
autore di Francesca Falchi |

In questo infausto e ormai defunto 2016, che ha riservato alle celebrities un trattamento mortale - al punto che i VIP ai riflettori hanno preferito le lampadine ed alle tavole del palcoscenico quelle del parquet di casa - solo una ha avuto il coraggio di stare sotto le luci (seppure di Natale ma sempre luci).

Colei che ha fatto della depilazione alternata (“n’ascella sì, n’ascella no”) una tendenza irreversibile, che la Sozzani lancia strali ancora adesso da Paradise Vogue (in copertina Maria in Alexander McQueen e Giuseppe in Moschino Cheap & Chic e ‘sti sandali e ‘ste tuniche vadano pure all’Inferno!); la “sora” che è passata dal video del folletto di Minneapolis (vi prego chiamatelo Prince, che ogni volta che sento Folletto mi viene in mente l’aspirapolvere “porta a porta” e mia madre che impreca in lingue morte perché il nostro di Folletto era posseduto e si era quasi ingoiato mia sorella) allo “straggismo” sentimentale” di Alfonso Luigi Marra (che in confronto “petaloso” sembra il parto verbale di un bambino delle elementari); l’unica ad avere avuto una statua in pietra a grandezza naturale da viva (con buona pace di Mike Bongiorno che è dovuto trapassare per averne una) le cui chiappe, consumate dai pescatori di Porto Leccese, sono state restaurate in meno di un anno (mentre per la Salerno-Reggio Calabria ce ne sono voluti quaranta). Manuela Arcuri.

 

Quella che Berlusconi non ha voluto alle sue “cene eleganti” perché si sarebbe sentito imbarazzato a causa di alcune sue dichiarazioni “pessime” (del tipo: “No, Cavaliè, da carabbiniera nun me vesto!”), che ha fatto più calendari lei nuda che Frate Indovino vestito. Manuela, ignorando ogni tipo di allerta possibile, dalla scimmietta battitamburo all’allarme avvistamento Morte Nera, ha sfidato la sorte, ricoprendo indomita il ruolo principale nel remake di OPERAZIONE GOLDFINGER messo in atto dal Comune di Salerno. Dopo una serie di prove estenuanti con l’elettricista addetto alla manutenzione delle luminarie della Tour Eiffel, il dito indice della Arcuri si è prodotto in una interpretazione che Meryl Streep ne La scelta di Sophie sembra il monolite di 2001-Odissea nello spazio: l’accensione dell’albero di Natale. Per la simbolica cifra di 9.150 euro lordi il dito si è prodotto in una flessione a scatto da far impallidire lo Zippo. E luce fu, come se piovessero meteoriti. E pure fulmini e saette per il compenso ritenuto esagerato per schiacciare un interruttore.

Ora io vi chiedo: ma credete sia facile? Applicare le leggi della biomeccanica teatrale ad un dito? Il metodo Stanislavskij ad una falange? Ma soprattutto sfidare la Morte privando l’Italia di un futuro Oscar per la migliore interpretazione femminile dell’alluce valgo di Anita Garibaldi ne “L’amore e l’Unità-A cavallo dei due mondi?” Manuela ha fatto tutto questo perché essere attrici è una sfida e chi risica, rosica. Comunque ricordatevi che la prossima volta che vi smaltate un’unghia è Cechov non Kiko, la rimozione delle cuticole è il training corporeo, la manicure vale come stage all’Actor’s Studio e l’estetista ha la stessa autorevolezza di Judy Dench.