Ven 23 Giugno 2017

Solo il volo dei gabbiani

 
autore di Antonio Falda |

PORTO AZZURRO
CASA DI RECLUSIONE
22 Febbraio 2014

"Cerco in tasca la chiave della Foresteria n. 3. Apro, entro, trovo a tentoni l’interruttore della luce e richiudo la porta.
La temperatura è piacevole.
Apro la borsa, tiro fuori le lenzuola e mi preparo il letto.
Le coperte, di quel solito non bene definito colore, tra il grigio e il marrone, hanno sul lato stretto due grosse lettere stampate di colore bianco, ciascuna con un punto, una A e una P.
Mi spoglio. Metto il pigiama. E mi infilo nel letto.
La volta che si presenta ai miei occhi è di calce e travi in legno.
Mi addormento subito.

Ancora non so, cosa sognerò, quella notte.

Il getto della doccia.
Sono sveglio da presto.
Dopo le prime ore di profondo sonno, quando mi sono svegliato, il display del telefono segnava le tre e un quarto.
Sono rimasto a letto. Nel buio. Ad ascoltare il niente di una strana notte.

Mi vesto ed esco.

Gli uomini che parlottano all’ingresso e all’interno del locale e chi serve al bar hanno tutti la divisa.
Saluto e ordino un cornetto e un thè senza limone.
È ancora molto presto.
Sta iniziando ora ad albeggiare

Dopo aver fatto colazione rientro nel mio alloggio. Mentre sto per varcare il cancelletto del piccolo giardino antistante la foresteria, alzo lo sguardo e noto ai piani superiori, sui fili per stendere, i panni ad asciugare. Mi pare di scorgere solo per un istante un bambino, dagli occhi direi orientale, che per un attimo affaccia il suo viso, ai vetri della finestra.

L’appuntamento con Paolo è per le otto e trenta.
Preparo la valigia. Ripiego le lenzuola. E le coperte le rimetto come le ho trovate.
Riordino un po’. Ho ancora poco meno di un’ora a disposizione.
Stando al piano terra ho lasciato gli scurini chiusi e tra le feritoie intravedo la luce, ora alta, del sole.
Esco.

Quello che guardano i miei occhi è uno spettacolo da lasciare senza parole.

Il silenzio domina tutto.
Solo il volo dei gabbiani.
Il sole riflette rimbalzando in mare.
Il golfo è fermo. Tutto è fermo.
Solo il volo dei gabbiani.
Io so, che qualcuno da qualche parte, mi sta pensando.
E se così non fosse, quel momento rende bene cosa significhi sentirsi soli.
Cosa sia la solitudine.
L’isola a quell’ora potrebbe essere disabitata. Potrei aver bisogno di qualcosa e non riuscire a trovare nessuno. Bussare a tutte le porte senza ottenere alcuna risposta.
Solo il volo dei gabbiani.
E mi viene da urlare verso loro: “Ehi, Jonathan, quale sei tra tutti questi?”

Passeggio.

So che quei minuti lì sono già parte di quella mia vita che non potrò dimenticare mai.
Allora sto attento a tutto quel che vedo, come se stessi girando un film con gli occhi e debba archiviarne bene ogni sequenza, nel magazzino delle mie emozioni.
Le immagini, i suoni, i riflessi che giocano nell’umida brina posata sull’erba. Le torrette a strapiombo sul mare. Le mura di collegamento tra esse. Le telecamere. Il golfo, laggiù, in basso. Il mare piatto. Le finestre. Quelle delle palazzine basse, lì vicino e quelle che suppongo siano le finestre delle celle, in quel fabbricato, oltre, un altro muro, altre costruzioni, altre reti di recinzioni.
Oltre.

Quel che non riesco a filmare è il silenzio".