Gio 27 Luglio 2017

Ncopp a o' cup

 
autore di Francesca Falchi |

In questa estate italiana dove la tostatura si alterna alla tosatura (perché non siamo tutte Belen che ci possiamo permettere il pelo macaco, perché in noi fa subito nutria e non trend topic), le donne hanno avuto finalmente la loro rivincita. Perché, se questa estate il maschio nazionale, orfano di ogni coppa possibile, dalla World alla Champions, può ormai solo gioire per quella del Nonno, la Coppa delle Coppe è nostra.

Dopo essere state costrette a rivoluzionare le nostre certezze sulle tette, perché per acquistare un reggiseno non basta più conoscere le marce fino alla quinta ma ti serve il sussidiario di prima elementare e la capacità di risolvere una disequazione di terzo grado. Abbiamo così dovuto rimuovere le “pupp’a pera” di nutiana memoria, per sostituirle col modello “chupito” (coppa I/A) , “scodella per i cereali” (coppa II/B) passando per  il “Tupperware circolare” (III/C) fino al modello “insalatiera”(IV/D), che non capisci se sei da Tezenis o in qualche televendita di pentole con Mastrota.

Dopo essere state trasportate nella fase “Green Peace” del ciclo mensile, perché ormai assorbenti e tamponi sono “inquinanti” e se non vuoi essere tacciata di essere una ecoterrorista, non bastano le mutande di canapa indiana: devi usare la Coppetta mestruale. Per capire come funziona devi prenderti un giorno di ferie, e quando, dopo una serie di evoluzioni da contorsionista del Cirque du Soleil, riesci a inserirla, devi fare i conti con il pirulo che serve ad estrarla. Perché, benché scrivano che sia “sensuale” perché “nell'intimità, non avrete più il filo che fuoriesce e le mutande "grandi" !”, se malauguratamente il tuo lui vede che il pirulo della coppetta è più grande del suo, di pirulo, gli viene un complesso di inferiorità che neanche la vostra conoscenza del kamasutra 3.0 servirà a convincerlo che non è Mammolo, ma il grande e potente Thor.  

Ma  eccola lì, la nostra Coppa, che ci promette risultati come non se ne vedevano dai Mondiali dell’82, dalle elezioni del ’93 e dal referendum del 2016: la Coppetta anticellulite, amata da star come Jennifer Aniston e Gwyneth Paltrow. Una ventosa di aspetto profilattico che, dopo che ti sei cosparsa sulle gambe l’annata 2016 dell’olio San Giuliano, ti “ciuccia la ciccia” e ti dovrebbe “rimuovere i ristagni di liquidi”.

Ora, se mi si parla di ristagno, mi sento un lavandino intasato e a questo punto per rimuovere la mia cellulite (ho roba che risale alla festa di laurea del 2002) più che una ventosa ci vuole veramente l’idraulico liquido. Se si definisce la coppettazione “un’antica pratica della medicina cinese”, e mi si parla di “sottovuoto”, mi sembra di trovarmi dal salumiere più che a un convegno di luminari (e allora altro che risucchio, qui andiamo direttamente di affettatrice). Ma se i magazine femminili la definiscono “coppetta dei miracoli” o “la piccola amica in silicone” comincio a farmi delle domande: e mi chiedo se questa coppetta, che restituisce “una salutare energia vitale a tutto l’organismo”, non sia davvero terapeutica e trasformi la cellulite in qualcosa di stupefacente. Perché se la considero un’amica e fa i miracoli, trovo sia doveroso liberalizzarla subito, prima che diventi illegale.