Dom 26 Febbraio 2017

"La campana sommersa" apre la stagione del Teatro Lirico

 

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Magìa, fate, amore e morte. Venerdì scorso, ad aprire la Stagione lirica e di balletto 2016 del Teatro Lirico di Cagliari è stato il dramma fiabesco "La campana sommersa" di Ottorino Respighi su libretto di Claudio Guastalla. Una favola nera, filosofica e simbolica.

È stata una scelta coraggiosa quella del direttore artistico Meli, ma soprattutto del neo sovrintendente Claudio Orazi che ha così inaugurato la “sua” prima stagione cagliaritana con un’opera poco nota e che non era mai stata rappresentata in Sardegna. La prima in assoluto è avvenuta allo Stadttheater di Amburgo il 18 novembre 1927 e, l’anno dopo, la sua rappresentazione al Metropolitan Opera House di New York valse al compositore bolognese 53 richiami in scena. In Italia però sono stati pochissimi i teatri che l’hanno ospitata.

Come mai è stata fatta la scelta di aprire con un’opera di così rara rappresentazione? «Quest’opera è una riscoperta incredibile che sia il pubblico di Cagliari che tutta la grande stampa nazionale stanno seguendo con interesse – ha raccontato Orazi la sera della prima – Ha una musica bellissima e, come amo dire, è un grande patrimonio dell’Umanità che ha un livello e una qualità straordinaria. Stasera è anche presente il direttore generale della casa Ricordi, il dottor Ostinelli, che non poteva mancare in una circostanza così straordinaria e si è augurato che altri teatri italiani seguano l’esempio di Cagliari riscoprendo il Respighi operista, oltre alle ben note pagine sinfoniche».

L’opera, che è ispirata al dramma fiabesco di Gerhart Hauptmann e celebra il suggestivo incontro fra realtà terrestre e mondo fiabesco in una rielaborazione musicale del folclore tedesco in chiave simbolista, ha riportato nel teatro cagliaritano la critica nazionale decretando un successo per tutti. Apprezzatissima la regia di Pier Francesco Maestrini, i costumi del talentuoso Marco Nateri, le scene di Juan Guillermo Nova, il Coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina”, l’Orchestra e il coro del Teatro Lirico di Cagliari diretti dalla bacchetta del maestro Donato Renzetti, il suggestivo disegno delle luci di Pascal Mèrat e tutti gli interpreti di una favola acquatica dove fauni, fate e umani si incontrano tra atmosfere gotiche e ultraterrene.

La storia è quella del fonditore di campane Enrico che perde la sua opera più importante in fondo a un lago, una campana che rappresenta la fede cattolica. La perde, e con essa la sua creatività, a causa di un fauno dispettoso e degli spiriti della natura che, come tutti gli esseri magici dei boschi protagonisti della storia, rappresentano le credenze pagane. La fata Rautendelein restituisce a Enrico la forza creativa attraendolo verso un nuovo credo: il Sole, non più Dio. I due si innamorano fatalmente e fuggono insieme.
La magia, l’irrazionale e il paganesimo sembrano vincere sulle regole. Una vittoria che passa attraverso l’amore, ma anche eventi tragici. Enrico abbandona la moglie Magda che, per la disperazione, si suicida nel lago. Gli effetti scenici spettacolari ci riportano l’immagine fluttuante di Magda che ricorda l’Ofelia di John Everett Millais, richiamando le atmosfere dei Preraffaelliti così come molte altre scene suggestivamente costruite da Nova. I rintocchi fatati della campana sommersa nel lago annunciano il luttuoso evento. A Enrico appaiono i figli come spettri e gli mostrano una coppa con le lacrime della madre. La tragedia convince Enrico a lasciare Rautendelein che ritroverà, grazie a una strega, alla fine della sua vita, quando lei è ormai sposa dell’orribile Ondino e vive nel fondo di una fonte dove era sprofondata per la disperazione di esser stata lasciata.

Un motivo per non perdere quest’opera. «Perché è un’opera psicofisica – spiega Orazi - Grazie alla regia di Renzetti stiamo assistendo ad uno spettacolo ammaliante, talmente coinvolgente che si lascia seguire in ogni momento senza mai una caduta di tensione. Quando un’opera lirica è fatta così bene diventa capace di diventare un sogno per tutti».

Fotogallery di Priamo Tolu

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