Ven 28 Aprile 2017

Narrando la donna. Marcella Piccinini e il suo docufilm su Joyce Lussu

 

documentario

Ci voleva un obiettivo femminile per riuscire a raccontare la vita di una donna straordinaria come Joyce Lussu, non solo moglie del carismatico rivoluzionario Emilio Lussu ma anche formidabile traduttrice, scrittrice e partigiana legata visceralmente alla Sardegna. 

Non è sarda Marcella Piccinini, originaria di Montichiari, ma è lei l'autrice del docufilm pluripremiato "La casa e i miei coinquilini. Il lungo viaggio di Joyce Lussu", lavoro ispirato da un'intervista, ritrovata in cineteca, realizzata nel 1994 dal regista Marco Bellocchio alla indomita discendente delle sibille marchigiane. 

Cinque anni di intensa creazione ed elaborazione, un intarsio sapientemente montato di filmati d'archivio e girato, hanno dato vita a una pellicola intima e segnante che cattura l'essenza della pensatrice resiliente, antimilitarista pronta a marciare con chi si oppone a dittature e ingiustizie. Nel lavoro della Piccinini c'è soprattutto il disvelarsi di una donna irriducibile che non ha paura della sua differenza, di mostrare la sua femminile umanità tra orrende lacerazioni, incrinamenti, luci che si accendono e si spengono. 

La grande rivoluzionaria, donna icona del '900 sardo, rivive così nel lavoro della regista bresciana che attraversa i luoghi dell'anima di Joyce Salvadori Lussu. Scorrono sullo schermo Parigi, Roma, Fermo, Istanbul e Armungia, alcune delle sorgenti da dove scaturisce scrittura che diventa segno. Tra battiti del pendolo di un orologio e il ticchettio dei tasti di una macchina da scrivere è la voce dell'attrice Maya Sansa a impersonare Joyce ripercorrendo la sua esistenza attraverso brani tratti dai libri della Lussu come L'Olivastro e l'Innesto o L'inventario delle cose certe.

E sono le pareti del mondo, le case abitate e convissute, lasciate e girate come si cambia un cappotto a comporre i passi, il peregrinare di una donna inquieta, mai doma. Non ama l'immobilità Joyce, i confini di una società che la vuole imprigionare nei ruoli e nelle abitudini che lei non ha scelto. Così salva dal macero i fiori recisi per donare loro ancora vita, arreda abitazioni provvisorie e clandestine dipingendole di entusiastico amore.

Il personale diventa politico e si storicizza per raccontare le scarpette rosse e il tradurre poesia, una borsa di corda appesa al muro, Nazim Hikmet, Emilio Lussu, le verdure che cuociono in una pentola, Joyce bellissima e fiera con le rughe sul viso che diventano mappa su cui leggere la vita di una donna che si prese la prima linea della storia.

L'opera, presentata sabato scorso all'anteprima del Cagliari Film Festival, serata organizzata col patrocinio del Comune e in collaborazione col sistema museale di Armungia e l'associazione culturale Casa Lussu, nel luogo simbolo Armungia, paese natale di Emilio Lussu, ha riportato in Sardegna la Piccinini dopo l'assegnazione del premio Villanova Monteleone per il miglior documentario italiano.

Lei ha raccontato la storia di una donna straordinaria. Eppure questo lavoro pluripremiato ha avuto delle difficoltà nella distribuzione 
Non trovavo nessuno disposto a produrlo e quindi sono diventata io stessa produttrice coadiuvata da alcuni soggetti che hanno creduto nel film. Il documentario può essere proiettato per ora solo nei festival perché i diritti di riproduzione che ho pagato per i filmati d'archivio mi vincolano. Sto cercando altri finanziamenti per distribuirlo senza i limiti a cui ora devo attenermi.

Lei riesce a restituire il dualismo di una donna forte e allo stesso tempo fragile e umana
Non è stato facile individuare la modalità con cui volevo raccontare Joyce Lussu. Ho letto i suoi scritti e fatto tantissime interviste perché dovevo capirla fino in fondo. Mi hanno colpito gli ambienti delle stanze, il suo concetto di casa e il suo rapporto con Emilio Lussu. La parte forse che passa quasi secondo in piano rispetto al suo essere grande pensatrice e rivoluzionaria. Ho cercato di far trapelare la sua personalità ricostruendo e dando voce alle abitazioni ancora vive e parlanti in Sardegna e nelle Marche, ripercorrendo fisicamente e poi attraverso le immagini le sensazioni che i luoghi percorsi da Joyce mi hanno trasfuso. Ho girato ad esempio la Turchia in autobus e in caicco per capire i suoi percorsi e captare il suo punto di vista.

Qual è la lezione più importante che Joyce Lussu può insegnare
Ci vuole forza, coraggio e volontà di opporsi, di cambiare. Penso che raccontare una donna simile possa dare speranza alle donne. Prima di scoprire negli archivi l'intervista di Marco Bellocchio sapevo poco su di lei. Scoprirla ha illuminato la mia vita e vorrei che questo capiti ad altre persone.

"Ma il tempo è una strada che non si può più ripercorrere. E i paracarri che segnano le tappe sono di pietra molto dura" è la frase finale del film. Versi attuali che parlano di scelte aspre e difficili. Non è giusto che le donne oggi siano costrette a farle rinunciando e soffrendo. Joyce Lussu ha insegnato ad affrontarle, perché si continui a combattere e lottare.

 

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