Lun 21 Agosto 2017

La ragazza molto devota "Mariposa" senza saperlo

 
La ragazza molto devota "Mariposa" senza saperlo
Cagliari 1900 - Portico Via Roma

storie d'altri tempi

Qualcuno nel quartiere di periferia le aveva dato un nomignolo: Mariposa. Chissà dove l'aveva pescato, non certo nel bel libro di Sergio Atzeni che ancora non era stato nemmeno pensato. E tanto meno nell'intenso film di Salvatore Mereu. Forse gli piaceva il suono. E più ancora il significato letterale: farfalla. Di certo ignorava che qualche spagnolo - come avrebbero fatto tanti anni dopo Atzeni e Mereu - pensavano a qualcosa di diverso. Molto diverso.

Se era un complimento, a Maria Bonaria calzava a pennello: ventenne, graziosa, non tanto alta ma slanciata, perfetto l'ovale del viso, nerissimi gli occhi e i capelli, il resto niente male.
Se era una malignità sapeva di insulto sciocco e gratuito. Perchè Maria Bonaria era di pasta buona, anzi ottima: casa e chiesa. E pochissimo altro, giusto il grande scialo - tanto per dire - di un cono gelato a due gusti nella domenicale passeggiata sino ai portici di via Roma.

Per il resto tante ore a dar di gomito sul pavimento sconnesso della casa popolare e con la traballante bagnarola tutto fare, per lavarsi e per il bucato. E la chiesa, lì a due passi. Una messa al giorno, a volte anche due. Con una grande soddisfazione: essere stata scelta dal parroco per raccogliere le offerte dei fedeli. Orgoglio e delusione. Tutti mettevano qualcosa nel piccolo cesto, nobilitato dal drappo vermiglio, che Maria Bonaria porgeva con un sorriso appena accennato. Poi, nel fare la somma, l'amara scoperta di un'umana debolezza: con le monetine anche bottoni, centesimi fuori corso o d'altri Paesi, tappi di birra e di gazzosa, dischetti di plastica. Una vergogna, pensava Maria Bonaria. Un oltraggio alla fede. E si faceva tre volte il segno della croce. Perdoniamoli, le diceva il parroco per rincuorarla e facendo sorridere gli occhi azzurri dietro le lenti degli occhiali. E quando si confessava, senza in realtà aver peccato, per non deluderla le assegnava qualche pater-ave-gloria e la rassicurava: andrai in paradiso, Maria Bonaria.

Forse sollecitata dalla celestiale prospettiva di eterna felicità la ragazza dagli occhi vivaci e dai capelli corvini prese a confessarsi tutti i giorni, prima o dopo la messa. Trascorse qualche mese, tante messe e tante confessioni. Una mattina, all'ingresso della chiesa le beghine trovarono il vecchio sagrestano. Solo un bisbiglio, Maria Bonaria oggi non c'è. E nemmeno il parroco.

 

 

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