Dom 26 Febbraio 2017

La bambina del latte

 
La bambina del latte
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contos de foghile

Viveva, in un piccolo centro del nord Sardegna, nei primi del ’900, una povera famiglia, che non aveva terreni di proprietà su cui poter lavorare. La sua casa era talmente piccola e fredda che i sei figli dovevano dormire abbracciati, per poter sopravvivere all’inverno.

Il capofamiglia lavorava come teraccu pastore (servo pastore) presso i possedimenti un uomo ricco. Il padrone era avido e cattivo, corrispondeva al povero lavoratore un salario talmente misero che, alla notte, quando il servo rientrava a casa, era più il peso delle sue lacrime che non quello delle monete in tasca. Per arrotondare, era costretto, suo malgrado, a tenere da parte un po’ del latte munto, che serviva per sfamare i bambini, e venderlo nelle case prima di cena. Lo faceva a malincuore, sentendo di commettere un’ingiustizia.

La più grande dei figli aveva sei anni. Le necessità la costrinsero a maturare anzitempo. Aiutava la mamma ad accudire i bambini, cuciva e, al calar della sera, attendeva il ritorno del babbo per andare a vendere il latte.

Quell’anno, l’inverno fu rigido e spietato. La neve per le strade aveva raggiunto un’altezza considerevole. La bimba non si preoccupava di ciò e, con serenità, continuava il suo giro, casa per casa. Tutti, il più delle volte senza aver bisogno, acquistavano il latte, perché conoscevano lo stato di miseria in cui versava la famiglia; e poi, la dolcezza delle parole e del sorriso della povera piccola Sara era talmente grande da ammorbidire qualunque cuore. Eccetto uno.

Una sera la piccola bussò ad un portone. La sfortuna volle che ospite in quella casa, per cena, ci fosse l’odiato padrone. Questi, quando riconobbe la piccola, andò su tutte le furie e gridò: - Chi ti ha dato quel latte? Rispondi! Chi ti ha dato quel latte? – La bambina non rispose, chinò semplicemente il capo.

Vista l’ora tarda, il padre si coprì come poteva ed uscì alla ricerca della figlia non ancora rincasata. La cercò per tutta la notte, ma nulla, di lei nessuna traccia. Le luci dell’alba gli ricordarono che era già ora di andare a lavorare. Stremato dalla fatica, dal sonno e soprattutto dall’amarezza, si recò nella campagna del padrone. Lì, orrore! Vide la sua bambina legata per i piedi, seduta proprio davanti alla stalla. Il gelo l’aveva portata via. Il padre urlò dal dolore.

Straziato e affranto, liberò il corpo della primogenita e tornò a casa. Tutto il paese accorse nella piccola ed umile dimora, per unirsi alla famiglia. Presto si seppe ovunque ciò che la notte precedente era accaduto. Con il tempo, quel demone del padrone pagò finalmente le sue colpe.

Tutte le notti, i gemiti della piccola e il rumore delle catene, che l’avevano tenuta immobile, continuarono a farsi sentire per anni. Il bestiame prese a morire senza una ragione, gli alberi da frutta a seccarsi, e fu così per tutto il tempo necessario a condurre in miseria e alla morte l’uomo.

Non essendoci eredi, ad ereditare tutto fu proprio il servo che, insieme alla sua famiglia, si costruì un futuro più che dignitoso. La sera, in ricordo della piccola, a tutte le famiglie povere del paese veniva regalato il latte.

Così, il piccolo cuore di Sara continuò a vivere nei gesti d’amore dei suoi genitori e dei fratelli.

Lì dove era morta, nacque un albero bellissimo, che ancora oggi è possibile ammirare.