Ven 23 Giugno 2017

Il chiuso del Serpente: Sandàlia racconta...la leggenda di Nurachi

 

miti e leggende

Le leggende tramandate negli anni in ogni parte della Sardegna, riportano spesso di anime in pena che vagano in gruppo per nuocere ai viventi (vedi la processione dei defunti). Altre volte, sempre nell’ambito delle credenze popolari, gli spiriti maligni si presentano da soli, sotto forma di animale. Nella leggenda narrata da Lucia Trogu agli inizi del 1900, donna originaria di Riola Sardo, l’animale in questione è il serpente, storicamente considerato incarnazione di Satana.

Nella Bibbia il serpente simboleggia il diavolo ingannatore che si mescola agli uomini per fargli perdere la retta via, ma anche il lato più oscuro dell’animo umano, che si manifesta con l’invidia, la cupidigia e l’avidità. Le persone invidiose, avide e cupide secondo il folklore locale, mantengono queste caratteristiche anche dopo la morte, e se riescono a fare del male in vita, posso raggiungere il loro scopo anche da defunte: ne è un esempio la storia che circola fra le campagne di Riola Sardo e Nurachi, nei pressi del cimitero.

A Nurachi, comune dalle origini antichissime situato nei pressi di Riola Sardo, si racconta di una donna che si recava spesso a raccogliere asparagi vicino al cimitero locale. Un giorno la donna vide un serpente, e spaventata, per non essere morsa, gli scagliò contro una pietra. Purtroppo non riuscì a colpire l’animale e decise di riprendere la strada di casa.
Il serpente comunque riuscì ad inseguirla, e nei giorni consecutivi la donna iniziò ad ammalarsi, a sentirsi sempre più stanca e deperita.

Per trovare conforto e aiuto, si rivolse alle sue comari raccontando l’accaduto, convinta che il serpente la stesse perseguitando in casa. Le donne però le risposero che si trattava di suggestione, che il serpente non esisteva e che sarebbe presto guarita. Sollevata da queste parole, la donna si recò nuovamente a cogliere asparagi vicino al cimitero di Nurachi, stavolta assieme alle comari. Quel giorno tutte videro l’animale e cercano di ucciderlo in tutti i modi, ma inutilmente.

La protagonista della leggenda tornò a casa e la sua malattia peggiorò in poco tempo, portandola alla morte.

La credenza vuole che il serpente fosse un’anima malvagia che si aggirava per il cimitero con l'intenzione di fare del male alla donna. Da quel momento il campo di asparagi in cui avvenne il fatto, situato proprio accanto al cimitero, fu chiamato “il chiuso del serpente” e nessuno vi si avvicinò mai più, tantomeno per coltivarlo.

Il cimitero di Nurachi si trova in Corso Eleonora ed è tutt’ora circondato da campi. Impossibile individuare il punto esatto in cui è ambientata la leggenda, ma passeggiando accanto al camposanto, se scorgete delle piante di asparagina, potreste trovarvi nel posto giusto. Se incontrate un serpente poi e volete credere alla leggenda, meglio ritornare in paese e lasciare gli asparagi dove si trovano: il peccato di gola potrebbe costare caro.

 

 

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