Mer 20 Settembre 2017

La Croce del Pane e la comunità che rinnova il suo voto

 
La Croce del Pane e la comunità che rinnova il suo voto
Ph. Gruppo Folk Sa Roda

tradizioni

Sulle sponde del lago Mulargia sorge Siurgus Donigala, ridente paesino di poco più di duemila abitanti. È qui che da anni si tramandano i segreti per la creazione di un antico pane votivo: la Croce del Pane.

Leggenda vuole che, alcuni secoli fa una mamma del paese, a fronte di una malattia inguaribile che colpì la figlia, fece un voto alla Madonna, promettendo, in caso di guarigione, di realizzare ogni anno un’enorme pane a forma di croce. La bambina si riprese misteriosamente e così, per anni fino alla sua morte, la donna rispettò il suo voto.

Con il passare del tempo la tradizione si perse via via fino a scomparire. È negli anni Quaranta che il parroco di allora, Don Raimondo Demuro, dopo un’accurata ricerca, decide di riportare alla luce l’antica usanza, proponendola in concomitanza con la festa de is bagadius (degli scapoli). Il rituale, a quell’epoca, era un vero e proprio evento per i giovani del paese: durante la panificazione si cantava, si socializzava e veniva allestito anche un piccolo banchetto. Avendo poi assunto un significato quasi “pagano”, negli anni Settanta si è deciso di spostare il confezionamento per la festa  cattolica dell’Esaltazione della Croce e della Vergine Addolorata, il 14 e 15 settembre.

La croce, alta un metro e settanta e dal peso di decine di chili, è oggi preparata pochi giorni prima della festa di Sant’Efisio del primo maggio, occasione in cui viene portata in processione dal gruppo folk “Sa Roda” di Siurgus Donigala. La presidente, Cinzia Piroddi, con orgoglio racconta tutti i significati nascosti di questa vera e propria opera d’arte.

L’impasto viene realizzato completamente a mano. Il procedimento richiede sei giorni d’impegno da parte del gruppo folk, che si avvale dell’ausilio de is maistas, donne anziane che, sapientemente, si occupano di coordinare il lavoro e insegnarlo alle nuove generazioni.  Vengono usati solo attrezzi antichi, alcuni quasi in disuso, come il mattarello, is arresoieddas (coltellini) o sa sarretta. L’impasto è privo di lievito e sale (per evitare che il pane attiri umidità o faccia bolle durante la cottura) ma, al momento di mescolare gli ingredienti, viene aggiunto un pizzico di sale, “po dda battiai” (per “battezzarla”). I pezzi che andranno a comporre la croce vengono messi a cuocere in un forno a legna  a bassa temperatura, in modo da farli essiccare. Attualmente il forno in uso è quello della Casa del Pane di Siurgus Donigala, un laboratorio di panificazione comunale.

Terminata la cottura, le parti vengono assemblate fino a formare la croce, che viene poi fissata nel suo apposito mobiletto, sa cadira, con il quale viene portato in processione da quattro uomini.

La scultura, a forma di croce greca, è composta da una parte centrale, chiamata  S’Angui , e da Is Arreuas, piccole croci che servono per livellare i diversi spessori dei vari pezzi. È poi riccamente ornata da innumerevoli elementi, alcuni davvero minuscoli: crabioeddusu ( capriolini), cuaddeddusu (cavallini), mansiceddasa (manine), pippias (bambine o bamboline), gravelleddusu (garofanini), fregua e dei piccoli serpentelli . Solo de is pippias si conosce il significato simbolico (rappresentano la bambina che ottenne la miracolosa guarigione); si suppone che le altre figure siano legate alla cultura agropastorale del paese. Questi decori sono realizzati sia in pasta bianca che in pasta gialla (colorata con lo zafferano) e collocati alternando i colori. Is manisceddasa e is gravelleddusu formano Sa Pinta, atta a decorare is cuaddeddusu, is pippias e s’angui mentre is arreuasa e is crabioeddusu sono guarniti con Su Pistiddau, un’amalgama a base di semola e sapa, mosto portato a bollore.

I quattro bracci della Croce sono chiusi ciascuno da tre coccois, pani a forma di corona, che provvedono anche a bloccare sulla croce le fronde di alloro dalle quali è avvolta.

Nonostante sia preparata ad aprile, è solo in settembre che viene benedetta in maniera solenne, durante la Messa in onore della Madonna dei sette dolori. Quando arriva il momento di preparare la nuova croce, quella vecchia viene data in pasto agli animali: essendo benedetta non è possibile buttarla.

La Croce del Pane, custodita in una casa privata, è oggetto di sempre più numerose visite da parte di scolaresche e, ultimamente, dei pellegrini del Cammino di San Giorgio Vescovo, nonché parte del percorso nel Museo del Pane Rituale di Borore.

 

 

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