Mer 20 Settembre 2017

L'arte dolciaria di Roberto Murgia: tradizione in continua evoluzione

 

cucina

Definito "Vintage" dall'antropologa Alessandra Guigoni, Roberto Murgia è un algherese dalle mani d’oro che ha deciso di dedicare tutto se stesso all’arte dolciaria sarda. 

Ha vissuto nella città sardo-catalana fino ai 18 anni e si è diplomato all’Istituto d'Arte in lavorazione del corallo e pietre dure. Come lo stesso Roberto ricorda, questo per lui è stato un periodo tormentato: «Sono stati anni in cui mi sentivo ostaggio delle mie passioni (moda, danza, sport, cucina). Ho scelto il movimento ed ho conseguito la laurea in Scienze Motorie a Cagliari e la specialistica a Roma».

La madre e la nonna hanno contribuito più di chiunque altro a far nascere la passione per l'arte dolciaria tradizionale. Da bambino era un attento osservatore: «Da piccolo potevo solo osservare ma questo non mi scoraggiava. Sono partito da quello che ho sempre visto, assaggiato e che mi ha accompagnato nel tempo, per poi spaziare, con la curiosità che mi ha sempre contraddistinto».

Quando Roberto va a vivere da solo inizia a destreggiarsi in cucina tra ricette regionali, nazionali e mondiali. «Prima ne fruivano solo le persone che avevo più vicino – le stesse che lo hanno incoraggiato ad allargare il suo pubblico – così nel 2007 ho iniziato a curare un blog (My art – di Roberto Murgia), che mi ha permesso di approfondire ancora di più la mia conoscenza e passione per i dolci».

Grazie al blog ha conosciuto Anna Moroni de La prova del cuoco, che l’ha invitato a tenere delle lezioni sui dolci tradizionali sardi nella sua scuola di cucina.

Nel 2014 ritorna in Sardegna insieme alla compagna Elena e sceglie ancora una volta la sua Alghero con l'idea di aprire un laboratorio: «un po' pasticceria un po' scuola, dove poter nutrire la passione e soddisfare le tante richieste che nel tempo avevo ricevuto da parte di chi ha iniziato a conoscermi sul web in tempi non sospetti». 
Nel 2015, dopo faticose acrobazie burocratiche e aiuti finanziari, riesce ad aprire il laboratorio/scuola/pasticceria artigianale di dolci sardi, insieme alla compagna Elena. Ma ammette che: «Ad oggi è ancora una grossa sfida».

Secondo Roberto i dolci tradizionali non sono mera ripetizione del passato, ma elaborazione di questi in rapporto al tempo che stiamo vivendo. «Le ricette e le materie prime sono molto importanti e rispettarle è il primo passo per produrre un dolce tradizionale; ciò non toglie che ci sia all'interno della tradizione stessa la possibilità di esprimersi con creatività».

Ogni tanto si concede delle licenze artistiche, un esempio sono i culurgiones rosa preparati in occasione del Giro d'Italia, sardi al 100%, diversi solo per il colore (un colorante naturale: la barbabietola rossa). «Il mio non era un affronto alla tradizione ma un omaggio al Giro d'italia che in questi mesi ha dato tanta visibilità all'isola. Le critiche ci sono state ma anche molti apprezzamenti». In occasione di questo importante evento, Roberto ha rivisitato in chiave “rosa” anche lus ous de butxcaca, il pane dolce all'anice tipico di Alghero, la torta de menjar blanc Algherese, decorata con una ruota rosa in pasta violada e ghiaccia reale, i Candelaus quartesi decorati a tema e in ultimo i bianchinos rosa. 

Insieme ai gemelli Piroddu, ai quali lo lega la comune passione per il lavoro artigianale, ha deciso di racchiudere in uno "scrigno" prezioso – una confezione in lino grezzo arricchita da uno stupendo fiocco di raso di seta decorato in cannottiglia d'oro, decorato a mano da Giuseppe – il "Durche Sardigna", un panettone alla Pompìa di Siniscola. Un'altra collaborazione importante, che va avanti da diversi anni è quella con il giornalista eno-gastronomico Giovanni Fancello, «con il quale sto lavorando alla stesura di un libro interamente dedicato alla pasticceria sarda».

È dunque attraverso un percorso graduale e difficoltoso che Roberto ha fatto della sua passione un mestiere, ma grazie alla sua arte ha trovato il miglior modo per esprimere la propria creatività e il desiderio di far continuare in un modo nuovo e contemporaneo una tradizione antica come quella dei dolci sardi.

 

©Riproduzione riservata

 

 

Tags: cucina   tradizioni   dolci