Mer 20 Settembre 2017

"Per cambiare ci vuole coraggio, io l'ho trovato nelle mie passioni"

 

nuove professioni

Creatività, manualità, sensibilità verso l’ambiente, con particolare attenzione per la salvaguardia del mare, sono gli elementi che meglio descrivono le sue creazioni. Aggiungi poi l’amore per la Sardegna, per la sua famiglia e un sincero rispetto verso tutte le donne e Alessandro Giarrizzo, cinquantenne cagliaritano, diventa l’uomo giusto da meritare uno spazio tra la pagine di questo giornale.

Con materiali di riciclo dà forma a pezzi unici, difficilmente ripetibili, che raccontano la vita sopra e sotto il mare, restituendo alle sue creazioni un’anima nuova. Come ai suoi pesci che a guardarle gli occhi sembrano quasi prendere vita.

«Sono sposato e ho due figli, la mia famiglia è la mia salvezza. Anni fa, come tanti sardi, sono incappato nella crisi del lavoro che ha colpito numerose attività produttive, soprattutto quelle artigiane. Non ho voluto però perdermi d’animo e così sono ripartito dalle mie passioni: il legno e il mare. Ho trovato in questo modo la possibilità di realizzare la mia parte artistica, insieme a nuova energia vitale. In questo mio percorso la donna è stata un esempio da seguire. La sua capacità di essere multi-tasking e di reinventarsi con generosità ogni giorno mi ha sempre affascinato. Adoro il suo saper essere concreta e al tempo stesso sognatrice. Un po' come i miei lavori che, infatti, riscuotono il favore delle donne e soddisfano la loro sensibilità al riciclo di materiali». 

Come è nata l’idea di sfruttare materiali in disuso?
Mi è sempre piaciuta l’idea di dare nuove forme e vita a materiali vecchi, sono convinto che abbiamo tanto da raccontare. Come il legno dei vecchi pescherecci, bruciato dal sole e levigato dal mare, che rievoca leggende e storie di tante creature marine. Mi capita spesso, ad esempio, che con alcuni oggetti, magari per la loro forma o il colore, riesco a vedere già realizzato quello che può venire fuori.

Che tipo di legno usi?
Cerco legno consumato e usurato dal tempo, restituito dal mare, oppure, elementi o accessori di barche dismesse. Questi materiali hanno già un loro fascino, lavorati poi diventano preziosi.  Ad esempio, è dal timone dei pescherecci che ottengo le Grandi Balene.

Perché proprio pesci e barche?
Ho sempre pescato e sono in empatia con la mia terra e sensibile al fascino del mare.  Mi piacciono i suoi colori e le sue atmosfere, mi danno una carica psicofisica. Balene, saraghi, aragoste, tonni, granchi, pesci tropicali, cerco di riprodurli con espressività e ad ognuno accosto la sua tipologia di legname.

A cosa pensi quando crei?
Mi sento libero di esprimermi. Il laboratorio che ho allestito sopra lo spazio espositivo è un luogo rilassante, mi fa star bene con me stesso. Sono contento di realizzare quello che mi piace.

Tanti anni a dirigere una falegnameria e poi la decisione di riniziare e reinventarsi. Ti definirei molto coraggioso...
Per cambiare ci vuole coraggio, e il coraggio io l’ho trovato nella passione per il mio mestiere, nella mia famiglia, nella voglia di fare, di mettermi alla prova e di credere che vincerò io. 

 

E La Donna Sarda ti augura tanto successo, alla faccia della crisi.

 

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