Lun 21 Agosto 2017

Giovanni Columbu incanta con il suo "Surbiles"

 
Giovanni Columbu incanta con il suo "Surbiles"
scena tratta dal film "Surbiles"

antropologia

La Sardegna affonda la propria essenza nella memoria orale. Chiunque si sia misurato con gli studi antropologici attorno all'isola sa bene che il popolo sardo ama sapere di sé, leggere di sé e conoscere di sé in una dinamica inesausta. Ma come nell'apprendimento dei bimbi il racconto deve essere sempre uguale a sé stesso, altrimenti è destabilizzante e potrebbe rischiar di prestarsi a mistificazioni.

Giovanni Columbu, regista di razza, ancora una volta non tradisce il grande interesse del suo pubblico. Columbu entra i punta di piedi nella memoria sarda con "Surbiles" film prodotto da Luches con Rai Cinema, in associazione con Istituto Luce -Cinecittà. Il film, dopo una cernita di circa quattrocento titoli sarà tra le cinque pellicole italiane ad arrivare al Festival di Locarno giunto al ragguardevole traguardo dei settant'anni. Il prestigioso festival svizzero è in programma dal 2 al 12 agosto.

L'opera di Giovanni Columbu, viene da lontano, dai tempi del suo capolavoro letterario "Visos" (Sogni), in cui analizzava, in un godibile viaggio narrativo e fotografico, i sogni della memoria popolare. Tra tutte le figure studiate dall'intellettuale di Ollolai, le surbiles conquistano un privilegio assoluto, forse perché la storia ancora vivida delle streghe vampire unifica ogni regione storica dell'isola e aggrega il collettivo disprezzo e timore verso le sanguisughe umane.

Columbu vive come priorità il rispetto del racconto orale tanto da fare della sua opera cinematografica un documentario etnografico che conquista la selezione per Locarno nella sezione "Signs of Life" tra le forme narrative inedite attente all'innovazione del linguaggio cinematografico. Il docu film si struttura in un ritmico avvicendamento tra racconti orali dei protagonisti del popolo sardo e la messa in scena dei resoconti mozzafiato circa i terribili spiriti notturni che succhiavano il sangue dei bimbi neonati non ancora battezzati, condannandoli a morte sicura privata dall'eterna consolazione cristiana.

Columbu restituisce atmosfere e scenari realistici a sogni e visioni che hanno accompagnato gli abitanti dell'isola dalle origini fino al '900 inoltrato in immagini e sensazioni notturne in cui la Surbile era qualcosa più che una protagonista della sfera onirica. Con la precisione di un fromboliere narrativo, l'occhio di Columbu si sofferma sull'universalità di una storia senza tempo, assicurando alla narrazione cinematografica quei barlumi di crepuscolo e di luna che gli anziani attendevano per narrare delle temibili Surbiles le quali agivano fino al chiarore glauco dell'alba, come l'ombra stessa di un sogno.

Racconta le memorie dei dopocena privi della corrente elettrica domestica, quando spruzzi di scintille arrossavano i visi nelle penombre inquietanti del camino tra momenti di sospensione angosciosa. Le Surbiles potevano allora agire in ogni istante, non arrivavano da misteriosi sentieri intarsiati tra rocce e macchia mediterranea, no erano donne normali conquistate dalla mala radice dell'invidia. Si muovono al buio, tra i mobili lustrati dal solo occhio lunare, e ricamano ombre terribili di sangue e di morte sulle pareti. Columbu descrive come questa fama si attaccava a certe donne avvolgendole come tralci di rovi spinosi mentre fuori brilla un paesaggio ancestrale e leggendario.

Oggi tutto questo é un film che Giovanni Columbu consegna come ogni suo consueto viaggio antropologico avvezzo ad accarezzare e tramandare le pieghe ancora inedite dell'anima sarda.

 

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