Mer 20 Settembre 2017

Io cammino da sola di notte, il progetto di Valentina Medda

 
Io cammino da sola di notte, il progetto di Valentina Medda
“Bologna by Night” ph. Valentina Medda

arte

“Voglio camminare liberamente la notte” scriveva la poetessa Silvia Plath.

Un desiderio che ancora non collima con la condizione di essere donna perché anche il più universale dei gesti, quello del camminare, può essere intaccato dal pericolo, dalla paura. Soprattutto di notte, quando l'oscurità amplifica il disagio di sentirci esposte e acuisce, se siamo sole, percezioni e sensazioni che limitano quel desiderio di libertà e la libertà stessa. Una grande ingiustizia che spesso rimane sottaciuta e priva di spazi da attraversare e di momenti che hanno l'urgenza e il bisogno di una rivendicazione.

Valentina Medda, artista sarda dall’anima cosmopolita, ha riflettuto su questa condizione e ha concepito il progetto artistico itinerante “Cities by Night” per sondare la percezione del pericolo nelle città dal punto di vista femminile, indagando perché e come ha origine. «Nel 2013, durante un soggiorno a Parigi, ho incominciato a prendere consapevolezza e a riflettere sulla pratica del camminare che ha sempre fatto parte della mia esperienza privata e artistica - racconta - Ho iniziato a pensare al concetto di città di genere e di come cambi la relazione con lo spazio urbano a seconda di chi lo attraversa». Uno dei campi di indagine di questa arista nata a Cagliari divisa tra Italia, Europa e Stati Uniti dove risiede - New York - con il visto speciale Extraordinary Ability Visa concesso a talenti con un solido curriculum internazionale.

«Mi interessa capire come si costruisce il senso di familiarità con il luogo che si attraversa, cosa sia percepito come minaccioso e da cosa dipenda questa percezione» 

Valentina ha incominciato così a mappare Parigi. Sono le stesse strade, quelle della Ville Lumière, che nel 1800 la scrittrice George Sande attraversava, per essere libera, vestita da uomo con gli stivali dai tacchi di ferro.
L’artista sarda sceglie volutamente di definirsi flâneuse termine coniato dalla saggista americana Lauren Elkin per il suo libro che indica le donne che escono per strada da sole o “camminatrice” «un termine - spiega Medda- che ha anche accezione negativa come alcune parole in altre lingue straniere che definiscono le donne che si muovono da sole, connesse quasi sempre alla prostituzione».

Medda esce di notte, al calar del sole avendo un’unica regola: usare il corpo come un limite, ossia fermarsi e cambiare direzione nel momento in cui si sente in pericolo.
Una cartina di Parigi viene annerita. L’inchiostro copre le zone non attraversabili restringendo la città a una piccola ragnatela di strade. «La mappa in calce riporta i miei dati: età, nazionalità, genere per contestualizzarla. Coordinate geografiche e culturali che inglobano pregiudizi e preconcetti legati alla mia percezione personale di pericolo».

“Cities by night” arriva ad Amsterdam, poi proprio in questi giorni a Bologna. Curato da Elisa del Prete, realizzato con la collaborazione dell'associazione di promozione dell'intercultura digitale Next Generation Italy, il progetto “Bologna by night” è inserito nell’ambito del festival dedicato alle arti performative “Danza Urbana”. Un laboratorio di due giorni tenuto insieme al semiologo Gaspare Calari ha consentito alle quindici donne che hanno aderito all’iniziativa di dare vita a un’occasione di confronto per prendere consapevolezza delle proprie paure. Perché un uomo può uscire da solo di notte a piedi senza correre alcun pericolo, mentre la donna non lo può fare con tranquillità?

Si è parlato anche di strategie e di resistenza. «Siamo ancora esposte. C'è bisogno di sensibilizzazione su questo argomento. Non essere libera di circolare nello spazio, è una grande forma di violenza».

Cosa si può fare? «Mi piacerebbe che questo lavoro artistico sia il primo passo di un lavoro più ampio. Un gruppo di lavoro che possa contribuire a ridisegnare lo spazio urbano rendendolo più accessibile». Autobus notturni che si fermino non solo alle canoniche fermate, ma che prevedano nel loro tragitto altre soste se necessarie, corse dei taxi a un costo abbordabile tra le soluzioni ipotizzate. Non solo. «Ci sono zone in cui non c'è neanche un bar. Dove ci sono esercizi pubblici ci si sente più tranquille.

Durante la mappatura di Parigi ho avuto brutte sensazioni, ma non mi è successo nulla. Una volta, invece, sono stata aggredita di notte a New York in quel tragitto che mi porta a casa percorso tantissime volte. Mi hanno salvato due ragazzi che stavano fumando una sigaretta fuori da un locale. Se la strada fosse stata deserta non avrei avuto scampo. Ci sono soluzioni oltre le ronde. Bisogna uscire da questa retorica per cui le donne devono essere protette».

Le partecipanti al laboratorio non hanno solo discusso, ma dal 5 al 9 settembre hanno camminato in incognito mappando di notte il centro Bologna. «Mi sono focalizzata su questa zona perché è spesso la periferia, in cui gravitano pregiudizi, a essere considerata luogo pericoloso, ma anche il centro può riservare rischi ». Le camminatrici potevano essere seguite attraverso il sito freeda.it , start up che grazie a una community di donne raccoglie informazioni sulla mobilità e il benessere femminile percepito nei contesti urbani. Ogni partecipante ha poi composto in questo modo la propria mappa che restituisce in un modo vivo la sua esperienza. Un punto di vista personale che diventa dialogo, confronto con altre percezioni.

Se le strade libere, le fanno le donne che le attraversano, è necessario ancora interrogarci sulla nostra libertà. L’arte può essere preziosa alleata aiutando con le sue pratiche di resistenza, esperienza e cambiamento.

 

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