Mer 20 Settembre 2017

Il significato nascosto e la misteriosa simbologia dei tappeti sardi

 
autore di Antonella Meloni |
Il significato nascosto e la misteriosa simbologia dei tappeti sardi
dettaglio tappeto ph. MURATS Samugheo
Tempo di lettura: 6 minuti

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i sono tracce che se seguite, come orme di indizi, portano a storie che il passato non riesce a far dimenticare. Valicano secoli e parlano di tradizione, mani sapienti e identità forte. Sono impronte di sardità come segreti da disvelare. Ed è a Samugheo, centro in provincia di Oristano collocato nel cuore del Mandrolisai, dentro il museo Murats che tappeti e altri oggetti artigianali si mostrano grandiosi nella loro bellezza pronti a strabiliare e raccontare.

Si respira aria di tempi lontani nelle ampie sale dell'istituzione tessile, sorta nel 2002 con l'intento di individuare, conservare, far conoscere e valorizzare non solo la memoria storica del paese che la ospita, ma di tutta l'isola. Circa 600 i pezzi, risalenti dai primi del '700 al 1900, che compongono la collezione permanente.
In mostra copricassa, coperte, bisacce o giroletto generati dall'abilità e dal lavoro delle donne sarde che accompagnavano con le produzioni tessili i momenti più importanti della loro vita.

È il telaio l'oggetto che narra segreti e detta simboli dal significato nascosto.
Una storia, quella della tessitura, che affonda le radici nel Neolitico (4000 A.C.) e ha attraversato i secoli partendo dal nord Africa per approdare poi in tutta Europa.
In Sardegna si diffonde inizialmente il telaio verticale, ma è il telaio orizzontale che, nel Medioevo entra nell'uso tradizionale e origina la cosiddetta “tessitura sarda” i cui motivi decorativi derivano dall'influenza di più culture provenienti dal bacino del mediterraneo.
Padronanza della tecnica, talento e destrezza permettevano alla tessitrice, che spesso aveva imparato dalle donne della sua famiglia, di produrre manufatti singolari che a prima vista sembrerebbero dei kilim turchi o persiani. Sono invece i tappeti rustici, il cui utilizzo li rende importanti in alcuni riti funerari sardi.

Prodotti nella Sardegna centrale, nel paese di Orgosolo - famoso per il banditismo e i murales - i "tapinu 'e mortu" sono la tipologia più rara di tessitura rurale realizzata in telaio orizzontale, presente in Sardegna fino alla metà del XIX secolo.
Eredità delle famiglie agiate, venivano realizzati dalle donne del paese per essere sistemati poi sotto il corpo di un uomo o di una donna importante  o durante la veglia funebre.

Oggi su "tapinu" è del tutto scomparso. Si contano nove pezzi sparsi nei musei sardi, di cui cinque custoditi al MURATS, ma sembra che altri esemplari siano conservati da privati. Le strisce rosse e gialle solitamente verticali ma anche raffigurate a zig a zag, uniche caratteristiche comuni a tutti questi particolari manufatti, hanno un preciso significato: simboleggiano l'acqua, il suo scorrere eterno come il ciclo della vita e la forza purificatrice in grado di traghettare l'anima del defunto nell'aldilà.

 

Fino a qualche decennio fa a Oliena, Mamoiada e nei paesi del centro Sardegna era tradizione deporre la salma su un altro manufatto: "sa fressada", operato con il telaio verticale. Il trapassato veniva vegliato dalle prefiche "is attitadoras", custodi del rito dei morti, donne esperte che con un lamento cantato in dialetto e rimato esaltavano le lodi e la balentia del defunto. 
Ognuna di loro sedeva all'indiana su un posto ben definito del manufatto. Si collocavano sulla posizione in cui era presente il simbolo della dea Rombo, una delle rappresentazioni della dea madre. La posizione, con gli organi sessuali rivolti verso il defunto aveva un significato connesso all'energia riproduttiva.

Ciò che accomuna questi manufatti sono le simbologie, che avevano la funzione di accompagnare le anime dei morti nell'aldilà e testimoniano i contatti dell'isola con l'Oriente. Si trova il grano: simbolo di prosperità e abbondanza che accompagna il corso dell'esistenza, dalla nascita alla morte in un concetto ciclico. L'albero della vita con le tre parti di cui si compone, simbolo che mette in comunicazione tre elementi fondamentali: l'acqua che trova la sua espressione nelle radici, la terra nella parte superficiale rappresentata dal tronco e l'aria nei rami. Il cervo è lo psicopompo che accompagna gli spiriti dei morti per prevenire il ritorno delle anime tra i vivi, ossia la divinità che guida le anime dei defunti e che assume il significato di vita, morte e rinascita.

Ci sono anche le dee madri, la madre terra, la dea partoriente, quest'ultima si unisce con un filo conduttore ai decori delle pareti arredate apparentemente per scopi rituali di Çatal Huyuk, località dell'Anatolia centrale nella pianura del Konya. Nelle pareti di questo villaggio (risalente al 7000 A.C.) sono state rinvenute delle pitture e delle sculture in argilla raffiguranti teste di animali e divinità specialmente femminili, legate al culto domestico della fertilità. Gli abitanti di Çatal Huyuk seppellivano i loro morti sotto il letto. Prima di collocare i cadaveri nelle abitazioni, li esponevano all'aperto in attesa che gli avvoltoi provvedessero ad una completa scarnificazione. Nei manufatti sardi misteriosamente si è conservato e tramandato il motivo presente nel tempio anatolico con due avvoltoi ai lati.

Tali simbologie vengono considerate tappe di vita e di morte di un unico percorso ciclico senza fine.
I tessuti di gran pregio, realizzati per donne facoltose che li annoveravano nel loro corredo nuziale, venivano arricchiti dai decori allegorici per originare ornamenti tessili da usare in importanti occasioni.

A Samugheo si produceva "sa fanuga" considerata la coperta più bella che le donne portavano in dote. Presentava simboli di vita e prosperità come uva e grano, di morte - come avvoltoi e cervi -, di fertilità e passaggio.
Veniva utilizzata e mostrata il giorno delle nozze, assumeva la funzione propiziatoria durante il parto che spesso avveniva davanti al focolare, per offrire l'anima del nascituro ai "lari", sacri spiriti del fuoco.
Veniva poi usata nel giorno della veglia funebre per accompagnare le anime nell'altra vita.

La morte un tempo doveva essere considerata un complemento dell'esistenza. I defunti sardi erano "diversi" dai defunti cristiani, la cui anima andava dritta all'inferno o al paradiso. In Sardegna le anime vivevano un lungo purgatorio terrestre e i vivi, con i canti intensi, furiosi e passionali, non facevano altro che difendersi dall'anima del defunto che sì, amavano, ma soprattutto temevano.

Ancora oggi in alcune zone dell'isola è di uso comune disporre di lenzuola pregiate da utilizzare in queste occasioni, o coprire il corpo di un bimbo ammalato con una "manta de su pane", il manufatto che serve a favorire la lievitazione del pane, per auspicargli una pronta guarigione.

L'arte tessile sarda svela così una mappa in cui leggere storie passate ma ancora attuali, capaci di sorprendere e avvincere incantando. Seguendo il corso della vita come un filo che si dipana senza fine, come il grano che viene seminato per avere una nuova rinascita.

 

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