Mer 23 Agosto 2017

Maria Teresa Cau, la cantadora incontro a un tragico destino

 
Maria Teresa Cau, la cantadora incontro a un tragico destino
ph. sardegnadigitallibrary.it
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il maggio del 1958, sul canale unico della Rai una giovanissima cantante e chitarrista si esibisce in diretta dalla sua città, Ozieri, nel programma "La Telesquadra", circondata da interpreti di navigata esperienza e volti noti della musica sarda. Nella scaletta del varietà a premi, un incredibile evento mediatico ante litteram, ottiene un discreto spazio. 

Ha solo 14 anni, ma mostra una padronanza della voce e dello strumento già formata, una precocità dovuta a un talento innato. Maria Teresa Cau è un'enfant prodige nata il giorno di ferragosto del 1944 a Ozieri,  da una famiglia modesta.

Il padre "tiu" Larentu, un amante del canto in Re, gestiva un tzilleri e spesso e volentieri ospitava nel suo locale esibizioni di chitarristi locali e del circondario. Maria Teresa nasce e cresce in un ambiente impregnato di musica, imparando i rudimenti della chitarra "a orecchio". Si esibisce spesso nel locale del padre in un momento storico in cui è vivissimo il fermento culturale e musicale: come per fuggire le miserie della guerra la cittadina del Logudoro rifiorisce nella poesia in limba (è di quegli anni la fondazione del Premio Ozieri tutt'ora uno dei più importanti nell'isola) e nel cantu a chiterra.

Il Teatro De Candia, intitolato al famoso marchese-cantante, è palco molto ambito per gli artisti sardi e Maria Teresa fa il suo debutto proprio su quelle tavole, nel 1954: sarà il trampolino di lancio che la porterà nel giro di pochi anni ad essere ingaggiata per le più importanti manifestazioni canore del momento, che spesso coincidevano con le feste religiose. Maria Teresa si esibisce a Nuoro per il Redentore, nella sua Ozieri durante la festa della Madonna del Rimedio, ma anche nei concorsi canori "moderni" come la storica Rapsodia Sentimentale di Olbia, fino a varcare il tirreno per la Festa degli Emigrati Sardi a Genova.

Non era solo un'interprete e un'intrattenitrice, ma sin da subito partecipò alle gare di improvvisazione con i più famosi cantadores. Sola con la sua chitarra perché in pochi riuscivano a starle dietro nei registri più alti che lei raggiungeva con facilità. Tuttavia il leggendario maestro Nicolino Cabizza la accompagnò varie volte, e duettò con lei. Oltre ai cantos in Re Maria Teresa era un'estimatrice della nuova musica leggera, e sicuramente  portava un ventata di giovinezza sul palco: tagliate le trecce e in abiti "sanremesi", nel 1960 appena sedicenne, entra a far parte del Quartetto Logudoro di cui fanno parte il famoso cantadore Leonardo Cabitza, il giovane chitarrista Aldo Cabizza alla chitarra (figlio di Nicolino) e Antonio Ruju alla fisarmonica.

Le porte della sala di incisione si spalancano per i musicisti nel 1961; incideranno per la Vis di Napoli (la stessa etichetta del divo Claudio Villa) diversi 45 giri per un totale di 24 brani. Nel 1962  vince il "Campanile d'oro", un concorso radiofonico antenato degli odierni talent show, e incide il suo primo successo in lingua italiana "Jamaica", che diventerà il suo cavallo di battaglia.

Nel frattempo Maria Teresa sente la necessità di scrivere le sue canzoni: la sua vena compositiva trova le sue radici nella tradizione ma si colloca in un angolo di particolare malinconia e spesso i suoi brani hanno una dolceamara consapevolezza, rara in una ragazza così giovane e che si mostra invece  più frizzante e spensierata con i brani scritti da terzi o nei muttos tradizionali. Maria Teresa è la prima cantautrice nella storia della musica folk sarda. 
Emergendo da quello che era stato principalmente un ruolo da interprete di pezzi altrui, raccogliendo il testimone dalle grandi cantadoras dei primi del novecento come Candida Mara e Maria Rosa Punzurudu (sua compaesana) spiana la strada, su un terreno quasi esclusivamente maschile, alle nuove leve che verranno dopo di lei.

Ma c'era un desiderio molto forte in lei ed era quello di continuare gli studi, farsi una cultura. Una delle sue più care amiche, la maestra di musica Salvina Sanna ricorda il loro incontro nel suo storico negozio di dischi di via Vittorio Emanuele, tappa fissa di musicisti e appassionati per più di un ventennio. «Maria Teresa venne da me perché voleva imparare a suonare il pianoforte e trascrivere le sue canzoni sul pentagramma: era totalmente autodidatta, le sue dita si posizionavano naturalmente sulla chitarra e la sua voce era limpida, di un'intonazione indescrivibile. Ma soprattutto aveva un sogno – continua Salvina- voleva a tutti i costi prendere il diploma».
È per questo  che  alla fine degli anni '60 Maria Teresa si ritira dalle scene e si iscrive all'Istituto Magistrale. In quel periodo continua a comporre, poesie e canzoni, anche in lingua italiana, ma è restia ad esibirsi, anche per gli amici più stretti.

Quando torna sulle scene, nel 1973, Maria Teresa non è più l'adolescente della tradizione folk. I tempi sono profondamente diversi anche nell'isola e anche la sua scrittura ne ha assorbito il cambiamento. Incide un nuovo album con l'etichetta Tirsu di Cagliari che lo intitola anacronisticamente "Folclore di Sardegna". Ma in quell'album, il suo testamento spirituale, di standard non c'è nulla, anzi, i temi sono intimisti e meditati: "malinconia e solitudine, quella sua e degli altri, un disincantato modo di leggere la vita", scrive Gian Gabriele Cau nella sua opera "Ozieri e il suo volto".
La sua svolta cantautoriale non viene subito recepita dal pubblico, il successo tarda ad arrivare mentre la Aedo la inserisce in una compilation di tre dischi "Le grandi voci del folklore della Sardegna", dove insieme ai suoi primi successi vengono inseriti anche i brani più innovativi.

Poi non ci sarà più tempo per vedere maturare i frutti di un talento ancora in piena sperimentazione, né per godere di un nuovo e meritato successo. La morte arriva improvvisa il 6 gennaio del 1977: Maria Teresa si spegne a soli 33 anni per un cancro. «Quando si ammalò aveva appena iniziato ad insegnare come maestra elementare a Sassari - racconta Salvina - era sicura che la cura che seguiva avrebbe avuto successo. Continuava a cantare, e nelle registrazioni di quel periodo si percepisce che la sua voce è già minata dalla malattia».

Esiste un rarissimo bootleg risalente a quel periodo, dove Maria Teresa canta quello che verrà poi ricordato come il suo testamento: il brano "Sa notte iscura". Una triste ballata dedicata al poeta Salvatore Farina, anche lui in lotta contro il cancro e registrata nel convento dei frati di San Pietro di Sorres. «Per una curiosa coincidenza quel giorno qualcuno aveva portato un registratore - dice Salvina Sanna - e si è potuta salvare la sua ultima esibizione».

La vita troppo breve della cantautrice ha lasciato un segno indelebile nella comunità ozierese. A 40 anni dalla morte la città sta preparando una serie di manifestazioni culturali in programma a partire da questo autunno. A lei sono intitolate la scuola primaria di Punta Idda e nello stesso anno della sua morte venne fondata l'associazione culturale M.T. Cau e il coro polifonico dove hanno militato almeno 4 generazioni di cantanti e musicisti.

“Passat che un'istella 'e mesu notte / e lassat un'iscia 'e lughe bella” scrisse di lei il poeta Remundu Piras: proprio come una cometa che dopo il suo passaggio ancora fa vibrare di luce il cielo.

 

 

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