Dom 26 Febbraio 2017

Zoe Pia, la clarinettista che 'suona' la Sardegna

 
autore di Martina Marras |
Zoe Pia, la clarinettista che 'suona' la Sardegna
Zoe Pia

Suona da quando era bambina. Recentemente è stata l’unica italiana a ricevere un riconoscimento nel Premio internazionale di partiture non convenzionali “Musica con vista”, per il quale erano in lizza 62 artisti provenienti da tutto il mondo.

Zoe Pia, 29 anni, è nata e cresciuta a Mogoro. Attualmente vive a Rovigo, città nella quale ha scelto di proseguire gli studi per completare il percorso iniziato al Conservatorio di Cagliari. Ma porta sempre la sua Isola nel cuore.

Per quattro anni è stata impegnata, suonando il sax, nel Campari Tour in Italia, nel 2009 nel Nastro Azzurro Tour, mentre due anni fa Bulgari l’ha portata fino in Azerbaigian, nella città di Baku. Negli ultimi anni le sue energie si sono concentrate nello studio e nella ricerca per la produzione del suo primo disco: Shardana, in uscita oggi 30 giugno 2016 per l’etichetta veneziana Caligola Records.

Un omaggio alla Sardegna, alla sua storia magica e misteriosa, ai suoni e ai ritmi della tradizione. Usando la tecnica del Soundscape composition, Zoe ha registrato tanti suoni diversi: i mamuthones in processione, le campane della chiesa di Mogoro, la voce della signora Renata Melis di Masullas che canta una ninna nanna. È questa la Sardegna che la giovane musicista ha deciso di rappresentare, l’anima dell’Isola, quella più vera e forte.

«Porterò questi suoni autentici in giro per il mondo, insieme a me. Sono suoni veri, ovviamente, suoni che fanno parte delle nostre vite, ma che non sono immediatamente riconducibili alla Sardegna, dal momento che non si tratta di ballo sardo o canto a tenore, per esempio», spiega l’artista.

Dal disco è stata estrapolata la partitura premiata (in foto). Uno ‘spartito’ senza righi, in sughero, completamente disegnato da lei, con nove scenari al suo interno che riflettono le nove tracce del disco. La piccola opera d’arte di Zoe si può suonare liberamente «è una partitura democratica», sottolinea l’artista, seguendo il ritmo del ballo sardo, pur non avendo indicazioni precise sulle note. «La partitura ha al proprio interno nove momenti che richiamano luoghi, misteri e tradizioni presenti in Sardegna, terra in cui il popolo del mare ha lasciato più tracce di sé», continua ancora la musicista. «C’è spazio per gli Shardana, ovviamente, ma anche per Sa Accabbadora, per le Janas e così via dicendo».

 

La passione di Zoe per la musica è nata molto presto. Quando aveva otto anni il padre le fece trovare sotto l’albero di Natale un clarinetto infiocchettato, destinato a diventare uno dei suoi più cari amici. «Mio padre mi ha insegnato l’amore per la musica», racconta Zoe. Fin da bambina ha iniziato a suonare nella banda del suo paese e da quando le note sono diventate il sale delle suo giornate la giovane donna sarda, allora neanche adolescente, ha iniziato a sognare il Conservatorio. «Mi sono laureata prima di conseguire il diploma», dice ridacchiando.

Suona il clarinetto, ma anche il sassofono, le launeddas, insegna musica alle scuole medie e ha ancora tanti progetti da realizzare. L’emozione per l’uscita del suo primo disco è incontenibile. Ha lavorato per anni e ora si dice soddisfatta. Il 6 agosto suonerà a casa - a Mogoro - ai piedi del nuraghe Cuccurada. Sarà la prima assoluta della partitura Shardana, un modo per chiudere il cerchio, da un lato, permettendo alle melodie di rincontrare la propria terra, ma anche un punto di partenza per questa nuova avventura. Cosa ti manca della Sardegna?, le chiedo e Zoe risponde senza alcuna esitazione: «La luce… e poi il maestrale, che a volte è fastidioso, ma pulisce l’aria e la riempie di vita».

La vita di una musicista può essere faticosa, a momenti, ma per Zoe è essenzialmente piena di soddisfazioni. Quando mi dice che il suo compagno - musicista a sua volta - ha collaborato alla realizzazione del disco le chiedo se secondo lei potrebbe esistere un amore fra una musicista e un uomo che non faccia questo mestiere. «Forse un insegnante di yoga», scherza lei, suggerendo che no, non pensa sarebbe possibile. «Penso che si possa comunque riuscire a conciliare la vita affettiva e personale con questo lavoro. Vedo tante colleghe che hanno anche dei figli e mi sembra che se la cavino bene».

Ogni giorno dedica al suo strumento mediamente tre ore, ma possono diventare anche dieci, senza troppa difficoltà. «Quando intraprendi un cammino di questo tipo lo strumento è per te un’esigenza irrinunciabile», sostiene. Certo, quando si è giovani, l’idea di non potersi staccare nemmeno per un vacanza risulta meno accettabile. «Perdi qualcosa in adolescenza, non puoi fare le cose che fanno tutti e sei più vincolato, anche se tra i miei ricordi più belli ci sono le ‘vacanze musicali’ che facevo a Carloforte, dove d’estate seguivo corsi sotto la guida di grandi musicisti e poi piangevo per settimane quando tornavo a casa non rassegnandomi all’idea di aver già finito per quell’anno».

Uno dei suoi ricordi più belli è stato suonare Mozart in una sala gremita al Conservatorio di Rovigo. Zoe ammette però che il mondo della musica è anche parecchio maschilista e da donna sa bene di aver dovuto affrontare qualche difficoltà in più. «La differenza sta nel fatto che noi musiciste siamo prese meno sul serio. Non succede spesso e ci sono bravissimi professionisti che si comportano in maniera ineccepibile, ma devo riconoscere che a volte capita e credo sia solo una questione di genere». Alle giovani ragazze che volessero intraprendere una carriera in musica cosa direbbe? «Di armarsi di grande pazienza e di non escludere la possibilità di stabilirsi all’estero».

La partitura Shardana è stata in mostra al Palazzo ducale di Lucca e si prepara, ora, a girare l’Italia.

 

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