Ven 28 Aprile 2017

Anna Segreti: 40 anni d'archivio e storia della nostra isola

 
autore di Elena Pisuttu |
Anna Segreti: 40 anni d'archivio e storia della nostra isola
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recursora a suo modo dell’emancipazione femminile, studiosa non sarda ma con un’imprevista importanza per le donne sarde, Direttrice dell’Archivio di Stato di Sassari per 40 anni, e infine Soprintendente Archivistico per la Sardegna.

Anna Segreti rivela che proprio nella nostra isola, al principio della sua carriera e per lungo tempo «molti posti del settore culturale sono stati coperti da donne», le quali, quando provenivano da regioni diverse dalla Sardegna, non di rado venivano accusate di essere “colonizzatrici”. «Anch’io venivo chiamata così, quando volevano ferirmi, ma mi sento più sarda di tanti, specialmente nella valorizzazione della lingua».

Nelle sue vene, infatti, non scorre sangue sardo: i genitori di Poggio Bustone girano l’Italia in lungo e in largo. E quando il 26 luglio 1943, nasce Anna, si trovano a Bosco Marengo. Una data memorabile che segna la caduta del fascismo in Italia, «Mi volevano chiamare Liberata, ma mia madre ha optato per Anna, la Santa celebrata quel giorno».

La sua infanzia “in movimento” le farà iniziare le elementari a Monterotondo, direttamente in seconda; proseguirà gli studi a Urbino, poi in Sardegna, più precisamente a Porto Torres. Lì Anna frequenta le scuole medie e a Sassari il Liceo Azuni, laureandosi poi in Giurisprudenza.
«Come tutti i giovani neolaureati mi informavo sui concorsi; lessi così sulla Gazzetta Ufficiale un bando che richiedeva la laurea in Leggi per un posto in Sardegna. Nel 1967 vinco il concorso di Vice archivista di Stato, primo gradino della carriera direttiva. Passati 8 mesi a Cagliari, ottengo il trasferimento a Sassari, dove sono rimasta sino al 2006. Per 25 anni ho diretto contestualmente anche l’Archivio di Nuoro. Ma nella carriera dirigenziale sono entrata solo nel 2007, dopo un concorso interno, che mi ha riportato a Cagliari».

A quegli anni appartiene la corrispondenza con Tina Anselmi, al tempo Ministro del Lavoro - prima donna a ricoprire quel ruolo della Repubblica italiana. «Applicando alla lettera una normativa pensionistica, che prevedeva per la donna un versamento maggiore di contributi pensionistici rispetto al dipendente di sesso maschile, mi accorsi che tale direttiva violava il principio sancito dalla Costituzione della parità tra uomo e donna». Non volendo andare contro il suo senso etico, decise di segnalare questo ‘problema’ alla politica, che prese a cuore la questione. «Dopo qualche anno la clausola venne abolita, con mia grande soddisfazione. Anche se negli anni di attesa, è stata applicata a malincuore l’ingiusta norma contabile».

L'aspetto della professione che più la gratificava era il rapporto con il pubblico, «amavo il rapporto quotidiano con gli utenti». Non di minore importanza sono però le donne che Anna ha incontrato, in senso figurato. Sono le donne che ha conosciuto nei documenti d’archivio. Dichiara di non essersi mai rispecchiata in nessuna di esse, ma appassionata sì: «ci sono le maestre, le critiche velate al regime fascista, il primo impianto di una sezione montessoriana; la storia di una piccola imprenditrice del ’600; la scoperta di un fascicolo sul processo all’uccisore di Antonia Mesina (era ancora conservato al Tribunale di Nuoro e fu difficile ottenerlo per la visione da parte dell’utente). Mi è cara anche la situazione dell’infanzia, la differenza tra i sessi: le bambine destinate a diventare serve, mentre nel futuro dei maschi era prevista sempre una certa dose di autonomia. E infine il tema del femminicidio: quanti documenti potrebbero sfatare luoghi comuni troppo diffusi!».

Alla domanda: “Le è mai capitato di trovare davanti a sé del materiale prezioso per la storia della nostra isola?” Risponde con un nome: «Garibaldi! Avevo appuntamento al Piccolo Romazzino, un posto riservato, ma non esclusivo, con la coppia Hyde-Thomson, depositaria delle carte dello storico eroe. Mi trovai davanti agli occhi la vita di Garibaldi, in forma di materiale epistolare in buona parte autografo, tra lui, i figli, i numerosi amici e le molte donne della sua vita; e molte foto inedite. Era il 21 maggio 1999, non dimenticherò mai questa data, il forte batticuore, il toccare con mano le carte vergate di suo pugno, anche in inglese. Scoprii alcune proposte avveniristiche per ciò che concerne la situazione femminile: desiderava addirittura costruire un istituto tecnico per sole donne. Mentre trasportavo il materiale a Sassari avevo molta paura, non lo nascondo».

Un incarico di questo livello comporta però anche dei lati, per così dire, negativi, «I rapporti più difficili li ho avuti con i sindacati e con i detentori degli archivi ecclesiastici; mea culpa, mi è sempre mancata la diplomazia».

Tra i tanti argomenti di cui parlare con Anna Segreti, quello sulla digitalizzazione del materiale archivistico (con conseguente divulgazione online) si impone con forza, essendo infatti un’operazione dagli esiti potenzialmente contrastanti: da una parte una positiva estensione del bacino di utenza, dall’altra il rischio di allontanamento delle persone dagli archivi. «Intanto alla digitalizzazione si è arrivati da poco: noi realizzammo prima di tutto i microfilm di salvaguardia. Tutta la costosa strumentazione fu acquistata a tappe investendo tutti i fondi possibili per essere sempre all’avanguardia. Ma il gusto di vedere e toccare un originale non passerà mai. L’accesso al pubblico, anche per corrispondenza, va facilitato, perché la digitalizzazione deve aprire nuove frontiere. Non è vero però che impigrisce le persone: chi vuole studiare sui documenti originali, può ancora farlo in archivio: anche perché si parte da una ricerca e si trovano altri elementi».

Di qui l’importanza di far capire alle nuove generazioni il valore degli archivi, un valore spendibile in tante direzioni, ad esempio per avere un’idea nitida delle proprie origini: il materiale custodito negli archivi è utile «per trovare e amare le proprie radici, la propria lingua, il proprio territorio, la storia di sé che è anche la storia di tutti. Ma se non si hanno interessi, curiosità e orgoglio, occorre stimolarli, anche e soprattutto curando i rapporti con il mondo della scuola. Io lo faccio ancora oggi».

Anna Segreti ha in attivo, oltre a lavori inediti sugli inventari, vari saggi apparsi su riviste, cataloghi, guide e quotidiani; sul sopracitato tema del femminicidio è in corso di stampa una serie di gialli. E restando in materia di donne, è doveroso citare La vera storia di Paska Devaddis.

Dismesse le vesti di Direttrice, ora Anna veste volentieri i panni della nonna, compatibilmente ai vari interessi, tra cui la poesia sassarese classica, le lingue straniere e i viaggi in giro per il Mondo.

In conclusione, secondo quanto afferma il nobel Octavio Paz: La poesía es la memoria de la vida y los archivos son su lengua. Anna Segreti, donna sarda d’adozione, ha dato un forte contributo nell’insegnamento di questa lingua, per la formazione di una consapevolezza e una cultura, che vanno ben al di là dei documenti che – un tempo utili per il funzionamento delle istituzioni che li hanno prodotti - presentano oggi caratteristiche uniche ed insostituibili per ricostruire la vita culturale, sociale e politica del nostro paese

 

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