Mer 20 Settembre 2017

Rossana Abis, incantatrice di brebus

 
autore di Federica Ginesu |
Rossana Abis, incantatrice di brebus
Tempo di lettura: 5 minuti

Quando arrivo al bar in cui ci siamo date appuntamento, Rossana Abis è seduta a un tavolino, immersa in "La vita delle immagini" lo zibaldone del poeta Charles Simic.

Capelli ribelli e sneakers a fiori, appena mi vede rimane subito colpita dai miei orecchini a forma di rosa «Non ci crederai - dice - ma la rosa è uno dei miei simboli». Di rose è ornata la sua sciarpa, come il suo orologio che sembra dipinto. 

Il nostro è un incontro cosparso da simboli e segni, da significati e significanti. Da magia e mistero. Un immersione in un mondo vivo di parole potenti che incantano e portano nel regno pianeta di una poetessa contemporanea, alchimista di parole, incantatrice di versi, una bruxa oracolare.

Gli amici la chiamano Ilde come Ildegarda di Bingen, la carismatica badessa tedesca dalla forte spiritualità. 
I versi di Rossana - introdotti dalla poetessa Franca Marcinelli- sono stati pubblicati sul numero di maggio della rivista "Crocetti", storico periodico italiano dedicato alla poesia, il più importante d'Europa e secondo al mondo dopo l'American Poetry Review.

«Leggo questo giornale da quando ho quindici anni e non riesco ancora a crederci». 

Sono i suoi brebus che hanno animato le pagine bianche del prestigioso magazine. Versi di una poetessa maga capace attraverso la parola di guarire le ferite dello spirito. 

«Ho raccolto i brebus antichi e ne ho scritto di altri».

Formule salvifiche che hanno agito nella vita di Rossana nei momenti di difficoltà e scoramento.
«Ho fatto una ricerca a partire dai brebus della sibilla barbaricina. In sardo ci sono diversi termini per definire parola: paraula, fueddu e poi c'è brebus la parola carica di destino capace di produrre potere effettivo».

Sono versi raccolti in riva al mare, barbagli di essenza, canti di foglie e di erba, istantanee di assoluto, scintille di fuoco che provengono da una terra densa di energia. Esprimono un’esperienza poetica, la sua, travagliata che muore e rinasce come un mistero insondabile.

«Da piccola ho avuto delle esperienze particolari, la scrittura è scaturita da quanto mi accadeva».

Rossana ha, sin da bambina, una sensibilità vibrante. Cresce a Castiadas dialogando continuamente con la bellezza della natura.
«Amavo socchiudere gli occhi per strada per ricostruire la realtà attraverso quello che non riuscivo a vedere, ma sentire».

Ogni cosa per lei ha una voce, un respiro e nei momenti di solitudine il suo gioco - che è serio - consiste nel concentrarsi sui suoni delle cose, sul loro ritmo al punto da sentire una vera e propria sinfonia di voci, di echi.

«La poetessa russa Marina Cvetaeva diceva che il senso fondamentale per il poeta è l'udito. Lei la chiamava "linea sonora", una sorta di melodia nella testa che era quella che io sentivo quando ero piccola. Percepivo l'energia fortissima di tutto quello che mi circondava. A un certo punto mi sono resa conto, nel passaggio tra infanzia ed età adulta, che gli altri non percepivano con la mia stessa intensità».

Tutto si arresta quando Rossana, a dodici anni, percepisce la diversità che la caratterizza ed incomincia ad avere paura della sua sensibilità abissale. Si interrompe così la comunicazione con l'infinito delle cose: «È subentrata una nostalgia terribile che mi ha condizionato la vita. Sentivo dentro di me uno struggimento e un senso di mancanza profondissimo».

La famiglia non la manda al liceo classico e Rossana ripiega su studi commerciali. «Dopo il diploma ho iniziato da autodidatta uno studio matto e disperatissimo per alimentare il mio spirito». Decide poi di lasciare la Sardegna per l'Inghilterra. È un distacco breve. Torna nell'Isola per frequentare la Facoltà di lingue e letterature straniere, ma non conclude gli studi. 

La poesia giunge nella vita di Rossana come tentativo di colmare la mancanza di quello spazio ritmico invisibile di vibrazioni e sussurri che l'aveva abbandonata.
È in una notte magica che avviene il prodigio. Rossana si sveglia e incomincia a scrivere versi, in preda a una frenesia incontenibile fino alle quattro del mattino. La poesia le dona da allora una sorta di contentezza in grado di placare quella malinconia che aveva abitato il suo spirito per tanto tempo.

«Ho ritrovato il mio mondo creaturale, quello dell'infanzia con quegli echi e richiami scaturiti dal ritmo delle cose. Era come tornare a casa dopo un lungo esilio».

La scrittura poetica, spiega Rossana, non è domabile, ma è misteriosa, improvvisa e insondabile. Arriva quando lo decide lei e i versi spesso sono fermati su tovaglioli di carta, su fogli volanti, su mezzi di fortuna che permettono di non disperdere l’istante assoluto.

«Ogni cosa si rigenera alla luce della poesia, è come un’invocazione, una preghiera. Spinge a vedere il mondo in un altro modo. Perché i poeti sono osteggiati dai regimi? Perché la poesia ha questo potere sovversivo, è una forma di resistenza operata dai cercatori di verità».

Forse è questo uno dei motivi per cui la poesia stenta a trovare gli stessi consensi della prosa considerata più comprensibile e meno aulica. «Nonostante ci sia ancora questo pregiudizio, tutti scrivono poesie su Facebook ma nessuno legge. I social sono un forte elemento di distrazione dove regna l'ansia additiva, una falsa trasparenza, un consumismo delle immagini. Social e poesia non vanno d'accordo. Per questo motivo ho deciso di chiudere il mio profilo. Mi stava togliendo la capacità dell'attenzione, dell'ascolto. Molti poi si occupano di poesia solo per avere un apprezzamento, un like in piú. Un edonismo e un narcisismo sfrenato che sono, secondo me, pericolosi».

Rossana è consapevole che purtroppo è difficile vivere solo di poesia. Si occupa di sicurezza all'aeroporto di Elmas. Quando non lavora, si immerge nella sua biblioteca che conta più di diecimila libri.

«Leggo in maniera compulsiva, scrivo e sento musica antica». Condivide il suo mondo con il suo grande amore Tommaso. 
«Essere poetessa al giorno d'oggi è inattuale - lo dice senza amarezza- È una forma di resistenza contro l'omologazione». Perché la poesia spiazza il cuore.

 

“Quando ero piccola
le voci cercarono inutilmente di iniziarmi alla poesia.
Ora il tempo è trascorso
e io dipingo gli occhi
che non vedono,
riempio di fori le orecchie
che non sentono”

 

©Riproduzione riservata

 

 

 

Tags: poesia   magia   cultura