Gio 22 Giugno 2017

Marella Giovannelli, la poetessa giornalista della Costa Smeralda

 
autore di Luciana Satta |
Marella Giovannelli, la poetessa giornalista della Costa Smeralda

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arella Giovannelli, donna sarda dalle mille anime. Un marito e due figli, la dolce vita in Costa Smeralda, l’amicizia con Monica Vitti e Marta Marzotto, la fotografia. E la sua più grande passione: la scrittura. Giornalista e poetessa.

Marella ha voglia di raccontarsi e si apre alla nostra intervista, con sensibilità e tanta ironia.

Tutto è iniziato così:
«Lavoravo a Roma come interprete per i profughi ebrei russi dell’Unione Sovietica. Poi, a causa di un problema familiare, dovetti rientrare in Sardegna. Erano gli anni Ottanta e iniziai a collaborare con una emittente regionale. Conoscevo molti personaggi e per questo mi chiesero di realizzare qualche intervista per il rotocalco Mare, moda e miti. Allora facevo l’interprete, non avevo esperienza come giornalista. Intervistai Enrico Coveri, leggevo le domande, non mi inquadravano. Descrivevo le feste, i pranzi della Costa Smeralda. Un giorno mi chiesero di seguire un servizio su Katia Ricciarelli, a Porto Rotondo. Iniziai così con il tg di "Sardegna uno", poi con "Cinque stelle". Quindi sono arrivate le collaborazioni con "L’Unione sarda", dove tenevo una rubrica che si chiamava Qui Beatrice Moss dalla Costa Smeralda, con la "Nuova Sardegna", con "Panorama". Per "Dagospia" ha raccontato attraverso i suoi scatti tanti personaggi, spesso in modo dissacrante, «quando ancora era tutto patinato, non esisteva la satira».

Sotto lo pseudonimo di Mara Malda ha pubblicato Fotograffiati, un libro di 400 scatti.
«Ero una “talpa”, non sapevano che dietro questo pseudonimo ci fossi io, perché conoscevo molte delle persone ritratte nei servizi e non volevo perdere la loro amicizia. Certo, le mie foto non sono mai posate, sono sempre spontanee e ho passato anche dei guai… ad esempio, avevo scattato e pubblicato una foto particolare di Tom Barrack. Non l’ho più visto, ma per me non era una foto irriguardosa… un’altra volta ho avuto un problema con Simona Ventura. Inviai un brutto scatto che la ritraeva durante una festa e fu divulgato insieme ad altre foto che le avevo scattato… il giorno seguente, però, era stato pubblicato su un giornale locale, come foto scandalistica. Ecco, di questo mi sono pentita, non lo rifarei».

L’amica Monica Vitti ha scritto di lei:
"Marella, grazie di avermi fatto vedere un'oasi, una duna, un'ombra che non mi aspettavo nella Sardegna che io considero la mia Isola incantata. Continua a scrivere, a cercare, ad essere così come sei. Per me fai parte dei colori, dei profumi e delle risate che mi porto dietro tutto l'anno".
«Quasi ogni giorno veniva a pranzo da me insieme al marito Roberto. La mattina andavamo al mare. Lei faceva il bagno con una maglietta bianca… era la fine degli anni Ottanta, inizi anni Novanta, nel nostro gruppo c’era Marta Marzotto, Inge Feltrinelli… era una vita da ragazzini. Monica non conosceva la mia passione per la poesia, l’ha scoperta in seguito, non immaginava che io potessi scrivere poesie».

Lo scorso 21 aprile ha partecipato all'evento DON’T TOUCH MY BRAIN. Al Teatro comunale di San Teodoro ha portato una poesia, alla quale mi ha spiegato di sentirsi particolarmente legata.
«Si intitola Adolescenza uccisa. Episodi molto dolorosi della mia esistenza si sono trasformati in composizioni. Il mio grande dolore l’ho tirato fuori così, ho avuto il dono di questi versi e l’ho sublimato… i versi mi sgorgavano dentro, ma nessuno sapeva niente… sono riuscita a sciogliere questo nodo solo quando ho scritto questa poesia. La poesia è come un ospite inatteso, i versi ti galoppano in testa».

Il 29 luglio è una data significativa per Marella. È il giorno del suo compleanno e il simbolo di un’amicizia. In quella data Marta Marzotto festeggiava il suo onomastico.
«Io sono quella che sono grazie a Marta. Il fatto che io parlassi le lingue era per lei una cosa straordinaria. Dopo aver vissuto tanti anni a Roma, ero appena arrivata in Sardegna. Una sera mio marito mi disse che dovevamo andare a cena a casa dei Marzotto. Avevo ventitré anni. Ci ritrovammo a tavola in quattro. Lei era con suo marito Umberto e mi scrutava… i suoi occhi non mi lasciavano un attimo! È stata un’amicizia pazzesca».

Parla di lei e si commuove. Sono tanti gli aneddoti, i ricordi.
«Ero molto pigra, mi diceva: “Tu devi darti da fare”. Avevo un corpo molto atletico, facevo gli esercizi di ginnastica in acqua, molte persone iniziarono ad avvicinarsi per fare gli esercizi con me e  lei ripeteva: "Tu sei un’interprete, non devi perdere il tuo tempo a fare ‘ste cazzate!”. Poi venivano le amiche a casa, perché io facevo le carte e lei mi chiamava “La fattucchiera di Porto Rotondo”. Era il 1988. Un giorno andammo in gita a Orgosolo, con noi c’era anche Milva. Tanta ospitalità, ma io andai in coma etilico. Marta, invece, era sveglia come un grillo, ci riportò a Porto Rotondo vestita leopardata, con la “sciscìa” in testa».

Ricorda, e non riesce a smettere di ridere: «Franco Battiato doveva venire a Olbia per un concerto al porto. Io e Marta dunque siamo andate a comprare i biglietti. Lei aveva portato con sé una sedia pieghevole. Arrivate al botteghino, le dicono: “Vade retro, contessa, non c’è più posto!”. Lei decide quindi di chiamare Franco Battiato e lo raggiungiamo in un ristorante. Lo seguiamo in macchina al concerto, ci fa entrare e fa sistemare le nostre sedie in prima fila. Marta inizia ad applaudire, le nostre sedie alla fine  finiscono sul palco».

Un legame forte, quello con Marta Marzotto, che la accomuna allo stilista Paolo Isoni.
«È un orgoglio per la Sardegna, una persona umile, tenace, merita di essere valorizzata. Mi piace molto questo rinascimento sardo della Letteratura, perché amo gli scrittori sardi. Vorrei che fosse così per i tutti i nostri artisti di talento». «Non sono competitiva, penso sempre che le donne dovrebbero essere amiche. Mi definisco una “sarda praticante”, mi piace creare ponti di conoscenza, far conoscere gli artisti, metterli in contatto fra di loro». 

 

 

 

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