Mer 23 Agosto 2017

Alla ricerca del BLU nella fotografia di Cristian Castelnuovo

 

tre minuti d'arte

Dice Giuseppe Penone, artista di punta dell Arte Povera Italiana, "La meraviglia se è fine a se stessa esaurisce immediatamente l'interesse che suscita. La meraviglia deve attrarre lo sguardo e indurci a una riflessione".

La mostra di Cristian Castelnuovo, allestita in una manciata di deliziosi e vecchi metri quadri della Galleria Macca di Cagliari, è un dialogo con lo spazio, metafisico e avveniristico, siderale e seducente, immobile come il cielo e irrequieto come l'uomo. 

Sei opere fotografiche ritraggono differenti scenari contemporanei con un elemento comune a tutti: spogliati dell'individuo, questi luoghi mostrano la rigida geometria dello spazio e le scheletriche ossature architettoniche degli edifici.

È un gioco di rimando dal luogo all'uomo, in cui l'assenza del secondo si fa presenza rumorosa, come se rivedicasse una centralità nello spazio che gli è stato usurpato. Ground Zero, teatro della supremazia dell'uomo, implode e collassa verso il proprio centro risorgendo in un afflato di eterea bellezza nell'architettura di Calatrava. Ecco i pensieri che accompagnano la meraviglia nelle fotografie della mostra curata da Efisio Carbone come metafora di questi tempi, d'immigrazioni e spostamenti, di una terra stretta che non basta più e allora meglio volgere lo sguardo al cielo Blu.

Improvvisamente si compie la comunione cosmica tra le estremità (cielo e terra, luogo e uomo) nella fotografia che ci conduce alla fine di questo viaggio: la folla di un concerto milanese appare in mille frammenti di preziosi lapislazzuli azzurri.

La mostra sarà visitabile oggi alle 18 - in contemporanea alla performance di Stefano Raccis - e da domani al 18 aprile solo su appuntamento

 

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