Ven 23 Giugno 2017

Feldenkrais, il fitness che non gonfia i muscoli, ma allena la mente

 

benessere

Sedetevi. Mettete la mano sotto il gluteo destro e dondolate il bacino. Sentite come l’osso rotondo ruota sulla vostra mano, percepite il movimento della colonna vertebrale che si arcua? Continuate sinché ne avete voglia e poi sfilate piano la mano. Sentite differenza tra il lato destro e sinistro? Percepite una differenza col modo in cui siete seduti adesso? Avete appena sperimentato il Metodo Feldenkrais, un sistema di auto-educazione al movimento ideato dall’ingegnere israeliano Moshé Feldenkrais nella metà del secolo scorso e diffuso in tutto il mondo.

A provare questi micro movimenti, all’inizio sembra quasi di non fare nulla di utile, abituati come siamo a percepire il nostro corpo solo quando sentiamo sensazioni forti di piacere, dolore o fatica. Ma il metodo pare essere in grado di avere enormi benefici nella riabilitazione e nella cura di sintomatologie dolorose, oltre a migliorare performance sportive e, in generale, i movimenti e la vita delle persone.

Il metodo si basa essenzialmente sul prendere consapevolezza dei propri movimenti e dei propri schemi motori e quindi, attraverso il movimento, di espandere la consapevolezza di sé nell'ambiente. È composto da sequenze di semplici movimenti che coinvolgono ogni parte del corpo e dall'ascolto profondo delle sensazioni che essi suscitano.

A spiegarci cosa sia è Caterina Murgia, neuropsicomotricista di Dolianova che, con Stefania Polato, Caterina Pisu, Fatima Congiu e Fausta Graziella Radice è una delle uniche cinque insegnanti del Metodo Feldenkrais abilitate in Sardegna dall’AIIMF (Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais), dopo una formazione di quattro anni.

A sperimentare questo metodo, la prima scoperta che si fa è che la maggioranza dei movimenti li facciamo con un automatismo che, una volta che viene sostituito dalla consapevolezza, migliorano diventando più sciolti.

Ma, in pratica, in cosa consiste il Metodo Feldenkrais?

Quindi non è tanto importante il fatto in sé di compiere il movimento, quanto il sentire cosa si percepisca nel farlo. A differenza di qualunque altra disciplina incentrata sul movimento, la sensazione nello sperimentare questo metodo è che la mente lavori più del corpo, ma che ogni più piccola parte dello scheletro e dei muscoli ne tragga beneficio. Moshé Feldenkrais ideò il Metodo dopo essere rimasto vittima di un incidente che gli impedì l’uso del ginocchio. Per evitare la rischiosa operazione che gli si prospettava come una salvezza, inventò un sistema di riabilitazione unendo le sue conoscenze scientifiche con quelle delle arti marziali che aveva imparato come allievo del fondatore dello Judo, Jigoro Kano. Il suo metodo era incentrato su movimenti piccoli, di tempi di riposo e di ascolto. Un metodo che pubblicò per la prima volta nel 1949 e che sperimentò sugli altri in Israele, dove era tornato, dopo aver vissuto in Francia, su invito di Chaim Weitzmann, uno dei padri del Sionismo e presidente del nuovo Stato. Fu lo stesso Weitzmann a incoraggiarlo negli studi per sviluppare il Metodo e fu in quel periodo che ebbe come allievo Ben Gurion, Primo Ministro e fondatore dello Stato di Israele, che tutti i giovedì, dopo essersi occupato delle questioni riguardanti la Difesa, si affidava alle cure di Moshé. La sua fama internazionale nacque negli anni ’70 quando fece corsi e conferenze negli Stati Uniti, pubblicando libri sul suo metodo e ricevendo clienti famosi come il violinista Jehudi Menuhin e il regista Peter Brook. Il Metodo venne esteso oltre il campo della riabilitazione per abbracciare quello della ricerca nell’ambito dell’apprendimento e della evoluzione del movimento umano.

Quali benefici si ottengono applicandolo?

Anche se il Metodo è nato negli anni ’50, non è mai stato così attuale, ora che il fitness si allontana dalla funzione di gonfiare muscoli per orientarsi verso una visione olistica e più incentrata su un benessere psicofisico, dove si punta più a migliorare il sistema muscolare, scheletrico e mentale, che a una estetica uniforme e poco naturale. Una visione perfettamente in linea con quella di Moshé Feldenkrais che sosteneva che ciò che gli importava ottenere “non è la flessibilità del corpo, ma quella della mente”.

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