Ven 28 Aprile 2017

I consigli delle nonne (sarde) per salvarsi dalle prime scottature

 

rimedi naturali

Maggio è stato ballerino: i fine settimana battuti dal maestrale e bagnati dalla pioggia non hanno lasciato spazio alle prime abbronzature. Con giugno e la fine della scuola arriva, però, ufficialmente il tempo dell’abbronzatura e delle prime scottature. Certo, l’ideale è proteggere viso e corpo ancor prima di arrivare in spiaggia, ma se, rientrate a casa, il risultato dei primi soli è una bella scottatura, i consigli e le erbe della nonna possono aiutare ad avere un po’ di sollievo.

I rimedi della tradizione sarda (e non solo) contro le abruxaduras (le scottature di lievi entità) sono numerosi. Un grande classico consiste nel disporre fette di patate sulle parti scottate per circa trenta minuti: l’amido le rinfresca (alleviando il dolore) e la solanina impedisce la formazione delle bolle. In alcune zone dell’isola, risultati simili erano ottenuti anche con impacchi di foglie di cavolo e di fave fresche.

Per scottature più importanti, le nonne consigliavano unguenti a base di olio d’oliva: a Lotzorai, l’olio (ma anche l’infuso delle foglie) era utilizzato come emolliente per curare scottature, eritemi ed eczemi. In questo caso, però, la medicina ufficiale non arriva a sostegno di quella tradizionale: le sostanze grasse contenute nell’olio, infatti, potrebbero impedire la traspirazione naturale della pelle e ostacolarne, quindi, le proprietà di autoregolamentazione nel ristabilire il proprio equilibrio naturale.

Altro grande protagonista della farmacopea sarda è l’Hypericum perforatum, conosciuto ai più come Erba di San Giovanni. Pianta dalle mille proprietà, l’estratto oleoso della sommità dei fiori è utilizzato in caso di scottature grazie alle riconosciute proprietà lenitive. A meno che non lo si abbia già pronto (o non lo si acquisti), l’olio di iperico non è un rimedio da improvvisare sul momento: i fiori dovrebbero restare in macerazione almeno quattro giorni, prima che l’olio possa essere utilizzato.

Altri grandi “classici” contro la pelle irritata dal sole sono gli impacchi delle sommità fiorite della lavanda (che decongestiona e rigenera la pelle scottata), delle foglie dell’aloe (nota per le proprietà lenitive, cicatrizzanti e dermorigeneranti) o del fusto e delle foglie della malva (decongestionante e lenitiva).

Nei casi più gravi a Villagrande si consigliava un impacco di foglie di sonco o di aro (una pianta da maneggiare con cura per via dell’elevata tossicità delle bacche) o ancora di romice; a Lotzorai un infuso e un impacco di foglie di calendula o, in alternativa, di menta. In situazioni simili, a Urzulei si preferiva l’applicazione diretta dei cladofilli del fico d’India (privati dell’epidermide); a Ussassai un impacco di foglie di calixi de muru (l’ombelico di Venere minore) o l’applicazione diretta della resina del pino; a Seui un infuso lenitivo di fiori di trifoglio.

L’interesse farmacologico di queste piante è oggetto di studi scientifici: delle circa 3000 specie vegetali presenti in Sardegna, infatti, ben 397 sono riconosciute come medicinali. Niente magia o poteri sovrannaturali: le donne sarde conoscevano da tempo le proprietà delle erbe e delle piante della loro terra, un “laboratorio” naturale in cui curare la propria salute e il proprio benessere, a partire dalla pelle.

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