Gio 22 Giugno 2017

Il cappero, delizia agrodolce dalle proprietà diuretiche

 

rimedi naturali

Caratteristico della zona del cagliaritano, il capparis spinosa - nome scientifico del cappero - proviene dalle zone mediterranee nord-orientali e da tempo immemorabile lo si usa in medicina e nell’alimentazione. Cresce lungo le fessure dei muri e sulle rupi vestendo di verde le pareti di roccia su cui si inerpica, riuscendo a sopravvivere e a fiorire in zone dove difficilmente altre colture riuscirebbero a vivere.

Il tempo della raccolta dei capperi - nome che deriva dall'arabo kabar - comincia a maggio, prima della fioritura, ma poi si protrae per tutta l’estate, perché i fiori sbocciano in continuazione. I capperi infatti sono i boccioli dei fiori non ancora schiusi. In cucina sono conservati sotto sale, sott'aceto o in salamoia, e vengono utilizzati in mille modi, per preparare primi piatti, secondi, salse e condimenti, grazie al loro sapore molto forte e caratteristico.

Nella medicina popolare veniva utilizzata la radice alla quale sono attribuite proprietà diuretiche e stimolanti la funzionalità epatica; tutte le parti della pianta contengono vitamina C, ferro e rame. Al cappero sono riconosciute proprietà digestive: nella medicina della tradizione veniva utilizzato dopo aver preparato un vino che si assumeva a piccole dosi dopo i pasti.

Selargius, a pochi passi da Cagliari, è considerata la patria del cappero: da sempre l’orticoltura, l’agricoltura e il commercio hanno caratterizzato il paese e, al fianco della coltura della vigna, nonché ai piedi degli alberi di mandorlo, si coltivavano i capperi (“is tapparas”in lingua sarda). A. D. Atzei in Le piante della tradizione popolare della Sardegna, racconta: “A Selargius i flebotomi (figure popolari della tradizione che praticavano i salassi, ndr.), che coltivavano appositamente la pianta, col decotto di corteccia del ceppo curavano le varici sanguinolente di cui soffrivano le donne selargine”.

Nella gastronomia i capperi vengono introdotti a partire dalla seconda metà dell’800 grazie alla famiglia Dentoni, di origine genovese, ed in particolare Domenico Dentoni, a quel tempo sindaco di Selargius, che diede inizio alla coltivazione su maggiore scala, rendendo l’agro selargino unico in Sardegna in questo campo.

Le donne selargine li compravano nelle campagne dai coltivatori e, grazie a is crobis (le ceste) sorrette sulla testa, li portavano nei mercati a Cagliari per rivenderli. Gli uomini ne caricavano chili e chili sui carri e giravano per tutta l’Isola cercando acquirenti per il delizioso frutto, facendo sì che questi saporitissimi boccioli potessero essere prima apprezzati e poi introdotti nella cucina tipica di buona parte della Sardegna.

 

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