Gio 19 Gennaio 2017

La facussa, il cetriolo made in Carloforte

 

alimentazione

Il nome – facussa – è già rivelatore delle sue origini: fakûs, infatti, in arabo significa cetriolo. E questa varietà dolce, usata in diverse preparazioni culinarie, ha ritrovato in particolare nel Sulcis il suo habitat naturale. Verdura tipicamente estiva, può raggiungere anche i 60 centimetri di lunghezza, con forme ritorte dal colore verdastro. Diversamente dal più comune parente, la facussa è ricoperta da una leggera peluria (si può mangiare anche la buccia!) e manca di escrescenze spinose.

La leggenda vuole che alcuni semi di facussa siano stati portati a Carloforte dai Tabarkini, comunità di origini liguri emigrata in Tunisia nel Cinquecento. Al loro rientro in patria, dopo quasi due secoli di colonizzazione, questi ripopolarono l’Isola di San Pietro per volontà del Re Carlo Emanuele III, riappropriandosi di usi e costumi genovesi ma senza dimenticare sapori e cibi della cultura araba. Le prime facusse vennero così piantate in terra sarda e, con esse, anche modi di dire ed espressioni di scherno che, con l’utilizzo di metafore, associano le persone sciocche all’ortaggio: facusun si suole dire spesso per identificare un ingenuo, un citrullo.   
  

Con il tempo la facussa è diventata un piatto forte della cucina tabarchina  - ottima nella Cappunadda con il tonno sott’olio, le gallette, i pomodori, le cipolle e il basilico – e la sua coltivazione si è diffusa anche tra le popolazioni di Sant’Antioco e Calasetta, di analoga origine etnica. La sua produzione limitata non le permette però di soddisfare per quantità il mercato della grande distribuzione, rimanendo circoscritta ai mercati locali o ai banchi degli ambulanti che contribuiscono a farla conoscere ai tanti turisti che, in estate, affollano l’arcipelago sulcitano.

Il suo gusto delicato rispetto a quello del cetriolo la rende più gradevole ai palati insofferenti ai sapori acri, e risulta molto dissetante per l’elevato contenuto di acqua. Anche nella facussa l’acido tartarico è un elemento fondamentale delle proprietà benefiche perché evita che i carboidrati vengano convertiti in grassi. «Al pari del cetriolo, la facussa è una preziosa alleata nelle diete dimagranti», spiega Stefania Collu, biologa specializzata in Scienze dell’alimentazione. «E’ un ottimo diuretico  ed aiuta a depurare l’organismo e a liberarsi dalle tossine. La facussa contribuisce anche a mantenere i tessuti idratati e la pelle elastica e giovane perché apporta molta acqua e reintegra i sali minerali persi».

Ulteriore aspetto di non poco conto, soprattutto per chi è in perenne lotta con la bilancia, è il basso apporto calorico: 14 kcal ogni 100 grammi di prodotto. «I benefici – sottolinea la nutrizionista – spaziano dall’effetto depurativo a quello rinfrescante, ma il suo consumo abituale riesce anche ad abbassare il tasso di colesterolo cattivo nel sangue, a regolare le funzionalità intestinali riducendo la stipsi, a prevenire i calcoli e a lenire le infiammazioni della pelle. Lo consiglio anche come spuntino spezza fame, magari in spiaggia per tamponare l’appetito in attesa del pranzo o della cena».

 

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