Dom 28 Maggio 2017

Depressione in gravidanza. Il 2% delle donne ne soffre

 
autore di La Redazione |
Salute

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«La depressione post partum inizia in realtà prima della gravidanza e ne sono colpite almeno 2 donne su 10. Le radici del malessere sono infatti da ricercare già durante o prima della gestazione e all’origine, nella metà dei casi, ci sono problemi familiari». A spiegarlo è Franca Aceti, responsabile dell’Unità di Igiene mentale e Relazioni affettive nel post partum dell’Università Policlinico Umberto I - Università La Sapienza di Roma, intervenuta al convegno ospitato il 10 ottobre presso il policlinico romano in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale Femminile.

La depressione è più che semplice tristezza, un momento di sconforto o uno stato passeggero. È una malattia grave che colpisce il cervello ed è necessario intervenire tempestivamente. Può colpire chiunque, anche le donne in gravidanza.
Per molti ciò è ancora un tabù perché si vuole necessariamente far coincidere lo “stato interessante” con un periodo felice. Non è sempre così. A confermarlo è Franca Aceti, responsabile dell’Unità di Igiene mentale e Relazioni affettive nel post partum dell’Università Policlinico Umberto I - Università La Sapienza di Roma, che afferma: «La gravidanza è sempre stata considerata un periodo felice ma non è così. Si parla erroneamente di depressione post partum mentre il termine corretto è perinatale perché spesso c’è coincidenza tra la depressione durante e dopo il parto. In media colpisce il 20% delle donne e intorno al 10% i padri».

Quali sono i cosiddetti fattori di rischio che aumenterebbero la possibilità di “cadere in depressione”?. La giovanissima età della gravidanza, i conflitti di coppia, i problemi di natura economica, l’assenza di rete sociale e, ovviamente, anche la familiarità.
Spiega la Aceti: «Il 50% delle mamme depresse hanno avuto a loro volta madri depresse e c’è una grossa ricaduta sul benessere psicofisico dei figli, che vanno incontro a depressione con una prevalenza 3-4 volte superiore agli altri». Aggiunge Gaetano Pannitteri, Responsabile per il Policlinico Umberto I del progetto Bollino Rosa: «Un intervento precoce è importante. Anche perché curare il problema dopo la nascita del bimbo diventa più difficile, per mancanza di tempo, acuita anche dallo stress del parto e dalla fatica fisica dei primi mesi della maternità».

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