Gio 22 Giugno 2017

Concetta Esposito, da Napoli a capo della scientifica sarda

 

lavori a tinte rosa

È a Cagliari dallo scorso 11 gennaio, ma è stata messa subito al lavoro. Concetta Esposito, una vita in polizia, ora è al comando delle cosiddette “tute bianche”, la polizia scientifica della Sardegna.

La nuova dirigente, vice questore aggiunto, a soli 44 anni ha un curriculum di tutto rispetto: nella Polizia di Stato da oltre 20 anni, ha in precedenza ricoperto importanti incarichi alla Questura di Napoli in qualità di funzionario responsabile della Squadra Volante del capoluogo campano; è stata Dirigente del Commissariato Vasto Arenaccia e coordinatore dello strategico settore Nibbio; dal 2008 ha lavorato nel Gabinetto Interregionale di polizia scientifica per la Campania ed il Molise e ha coordinato le Aree squadre sopralluoghi, segnalamento, squadra ordine pubblico e l’Unità di Analisi del crimine violento.

Specializzata in antropologia, odontologia forense, analisi criminale e perizie grafiche a base psicologica la Esposito ha condotto negli anni importanti indagini scientifiche. Uno su tutti i fatti di Castelvolturno nel 2012 quando, grazie alle indagini dal lei coordinate è stato possibile ritrovare i cadaveri della moglie e della figlia di Domenico Belmonte.

Il primo caso di cui si è occupata appena messo piede in terra sarda - il giorno seguente - è stato quello di una donna deceduta a Sassari, per poi passare subito dopo all’incidente ferroviario della metropolitana leggera di Cagliari, avvenuto il 19 gennaio, che ha causato 85 feriti. 


«Ho scelto di entrare in Polizia appena diciottenne», ci racconta la Esposito, simpatica, intelligente e con un sorriso che illumina la stanza del suo nuovo ufficio di viale Buoncammino. «Ho frequentato l’Istituto Superiore di Polizia di Roma e all’inizio non è stato facile. Per un giovane, avere tutta una serie di regole e limitazioni alla propria libertà con in più la lontananza dalla famiglia (la Esposito è napoletana, ndr), significa imparare a contare sulle proprie forze e soprattutto a fare gruppo con gli altri. Perchè noi poliziotti alla fine ci sentiamo tutti una grande famiglia, è la nostra forza».

Dall’ufficio, con vista sul golfo di Cagliari, la nuova dirigente racconta di come qui nel capoluogo è stata accolta dai nuovi colleghi: «Mi coccolano come se fossi con loro da sempre e ho trovato un clima davvero aperto e professionale, e non è una cosa da poco. Non immaginavo minimamente un affetto simile!».

Professionalità: termine che fa la differenza nel lavoro del poliziotto della scientifica. «Se si pensa, come si vede in TV, che basti un clic del computer per risolvere un caso ci si sbaglia di grosso. Il nostro è un mestiere in cui il fattore umano conta più di tutto. Basta sbagliare la conservazione di una traccia o la scelta del metodo per esaltare i frammenti di impronta sulla scena del crimine ed è la fine». In più le indagini di un tecnico della scientifica devono essere condotte in concomitanza con le indagini tradizionali della Squadra Mobile: «Senza il supporto degli gli altri il nostro lavoro sarebbe impossibile. Certamente dobbiamo molto anche alle nuove tecnologie, sempre più all'avanguardia, come nel caso delle tecniche per l’estrapolazione del profilo del DNA. Ma se non avessimo una formazione costante e se non studiassimo di continuo, come effettivamente facciamo, non potremmo mai migliorare le nostre competenza».

 

Concetta Esposito ha lasciato a Napoli marito, amici e affetti familiari, ma riesce a prendere sempre il buono da ogni occasione che le capita e lo fa anche stavolta: «La vostra è una splendida città. Qui ho trovato una seconda famiglia tra i colleghi di lavoro. Alla fine grazie a Skype e Facebook la lontananza con il marito e gli amici si sente meno». La Esposito, da buona napoletana è un’inguaribile ottimista: si descrive come «curiosa, sempre aperta a nuove sfide, solare ed entusiasta nell’affrontare nuove sfide. E poi, insomma, nella vita tutto dipende non da cosa ci capita ma da come noi ci approcciamo ai cambiamenti».

Un’interessante punto di vista espresso da una donna che nella vita ha raggiunto i suoi obiettivi. Un ruolo di primo piano all'interno della scientifica sarda raggiunto anche a costo di sacrifici, duro lavoro e una buona dose di coraggio, forza e caparbietà. Buona fortuna dott.ssa Esposito, anche se, grazie a tutti gli amuleti e alla sua professionalità non ne avrà bisogno!

 

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