Mer 20 Settembre 2017

Rachel Falchi, la poetessa sarda nata in India

 

arte

Rachel Falchi è una donna che appartiene alla Sardegna in modo viscerale. E la singolarità di questo amore è dovuta alla sua natura casuale e non scontata: quando aveva 10 mesi, la bambina che era allora giunse a Sassari da Bangalore, in India, per essere adottata da una famiglia locale. E respirando, mangiando, parlando e scrivendo sardo, Rachel è cresciuta nella certezza di essere predestinata a una vita in questa terra, e anzi di essere la reincarnazione di una donna dell'entroterra isolano, vista l'intensità e la naturalezza con cui ama gli spazi che ispirano la sua poesia.

«Come posso spiegarlo? Quando sento cori e canti a tenore mi prende un'emozione così intensa, mi sento così immensamente parte di queste sonorità, di questa lingua, di questa cultura, da sapere che niente al mondo potrà darmi la stessa gioia», spiega. E il suo senso di appartenenza inconfutabile, che dichiara nella sua arte, risiede innanzitutto nell'avere il sardo come lingua madre.

La famiglia di Rachel, originaria di Ozieri, le si è sempre rivolta in sardo, sin da piccola, e i primi pensieri, le prime parole, le prime poesie scritte nell'intimità della sua cameretta, a 10 anni, sono stati parallelamente in italiano e in limba. E adesso, a 35 anni, Rachel scrive componimenti che hanno attirato l'attenzione del mondo letterario isolano, costruiti in una lingua che è il suo strumento di espressione dell'identità, il filtro con cui racconta la realtà.

«Non vivo il dramma dei figli adottati che sentono l'esigenza di andare alla ricerca delle proprie origini, che provano il turbamento di non sapere bene dove sono di casa. Sono cresciuta immersa nella sardità, e di questa sono parte».

Quando Rachel viaggia per la Sardegna, soprattutto nei paesi più piccoli, agli occhi della gente appare in un primo momento come una qualunque turista di passaggio. Basta però che si rivolga a un passante in sardo perché si crei un'empatia genuina e nasca una familiarità immediata.

Per lei, è innanzitutto a partire dalla lingua che si costruisce l'identità. E questo lo rivelano anche i suoi scritti, scevri dei costrutti artificiosi di chi fa del sardo uno strumento di sperimentazione, e dotati di quella leggerezza che solo chi pensa e parla quotidianamente una lingua può rendere sulla pagina. I numerosi riconoscimenti che Rachel ottiene, e il grande successo tra il pubblico che la ascolta declamare i suoi pezzi agli eventi letterari, sono la prova che con il sardo si può ancora fare letteratura e trattare temi attuali, servendosene come lingua viva e non come mezzo di rievocazione di passati folklori.

La letteratura per Rachel è innanzitutto un modo di mettere ordine tra i pensieri: scrive di amore, di affetti, di solitudine, scrive per non soccombere agli eventi della vita, scrive per acquietare i sentimenti dirompenti che ha bisogno di domare. E all'arte dell'addomesticare le parole è arrivata in modo non convenzionale: «Il mio percorso verso la scrittura è un po' sui generis: ho un diploma di tecnico della gestione aziendale, sono laureata in Economia Aziendale, e sino a pochi anni fa i miei scritti restavano nel cassetto, erano legati a momenti di intimità o a pagine di diario». Poi, nella primavera del 2012, su consiglio di amici e conoscenti, Rachel inizia a partecipare ai concorsi letterari in giro per l'isola. A ottobre dello stesso anno ottiene il primo riconoscimento, guadagnandosi il primo posto con la poesia in versi liberi S'alenu e domo mea al concorso “Bardia” di Dorgali.

Alla Sardegna Rachel rende omaggio anche attraverso la pittura: da qualche anno dipinge soggetti ispirati ai suoi viaggi in giro per l'isola. Sono sempre figure che si nascondono in parte all'osservatore, ritratte di spalle, o con il viso mai completamente scoperto e nudo. Suggeriscono di andare più a fondo, di entrare nell'Isola e nella sua cultura da porte secondarie, per conoscerne i lati meno sfacciati, quelli che si rivelano solo a chi ha la pazienza di investigare. Come le sue poesie, che arrivano ai lettori con delicatezza, come idee sussurrate.

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