Mer 20 Settembre 2017

Storia di una partenza

 

diario

Molto tempo fa, la mia famiglia, come tante altre, ha dovuto lasciare la Sardegna e trasferirsi al Nord per la mancanza di sbocchi lavorativi. Ogni anno torno nella mia adorata Isola, per respirare quell'aria di cui non potrei fare a meno.

Mi chiamo Marina e sono una scrittrice di origine sarda. Nella vita mi occupo di promuovere gli autori emergenti insieme ad altri colleghi dell'Associazione di Promozione Sociale, di cui faccio parte, Il mondo dello scrittore Network. Si tratta di un circuito Web letterario-culturale, distribuito su vari Blog a tema.

Conservo e porto nel cuore le mie radici insieme al sogno, un giorno, di viverci. Non ho mai dimenticato da dove provengo. La Sardegna è nei miei occhi, nei miei pensieri, protagonista dei miei tre romanzi, nelle piccole grandi storie di umanità, legate ad essa che hanno sempre ispirato la mia passione per la scrittura. Vorrei per questo raccontarvi una storia, ispirata al mio viaggio verso il Continente.

Mi sembra ieri, eppure di acqua sotto i ponti ne è passata, e anche tanta, troppa. Guardavo fuori, gli occhi lucidi e le mani al caldo. Giocavo per non pensare. In tasca avevo un paio di conchiglie rotte. Sapevo che non avrei più catturato con il mio retino piccoli pesciolini. Il piccolo pesce senza difesa alcuna, questa volta ero io.

Piangevo. Cercavo di farlo in silenzio. Nel cappuccio della mia felpa nascondevo il segreto della paura. I pensieri affollavano la mia mente confusa e spaesata. Sui vetri sporchi di quel treno che fagocitava chilometri di immagini sempre più impercettibili, si incollavano i ricordi e le promesse. E come se nulla fosse, mi allontanavo, sempre di più. Scorrevano davanti ai miei occhi, quei campi di terra arsa dal sole, e poi loro, i mostri del vento, le pale eoliche, padrone indiscusse di ogni raffica di maestrale. Presto avrei sentito anche la mancanza di quei giganti di ferro e di quel vento che piegava i rami degli alberi al suo volere. Il mare era sempre più distante e così pure la mia terra, la Sardegna.

Quando ti allontani dalle tue radici, ti senti come un fiore di montagna strappato al suo terreno migliore. Ti servono neve, acqua e sorgenti fredde come il ghiaccio per risvegliare la voglia di andare avanti. Le persone, le case, le strade sono diverse quando non ti senti a casa.

Sapete, persino le stelle, lontano da casa, brillano di meno.

I paesini sperduti dell'entroterra mi mancano. Non sapete quanto vorrei rivederli, così selvaggi, eppure così carichi di Storia e tradizione. Al pomeriggio non c'era anima viva. Invece al mattino, sulle panchine, o vicino alle edicole qualcuno c'era sempre. Si sentivano il mormorio della gente, il profumo di caffè arrivare dai piccoli bar, si vedevano le donne anziane uscire dalla chiesa con su muccadori nieddu in conca (il foulard nero in testa in segno di lutto) e il rosario stretto tra le mani. Giornali aperti e visi attenti, segnati dall'età, rapiti da una pagina fresca di notizie sportive o da una preghiera silenziosa. I volti erano quasi sempre protetti da un velo di inquietudine, quasi a voler nascondere una solitudine cercata e voluta. Quegli sguardi così simili al mio, quelle persone semplici, mi appartengono ancora oggi, e sempre mi apparterranno. Li sento parte della mia vita, così come sento mia l'illusione di poterci ritornare in quelle piccole piazze, dove niente diventava tutto quanto. Poi c'erano anche i paesaggi incontaminati, i fiori rari, il gregge libero di riposare sotto le ombre refrigeranti delle querce, al riparo dal sole. C'era tutto nella mia Sardegna, tutto tranne la possibilità per me, di restare.

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