Mar 17 Gennaio 2017

«Amo questa città perché mi ha dato l'opportunità di scegliere»

 
«Amo questa città perché mi ha dato l'opportunità di scegliere»
Emanuela e suo marito Paul

sarde nel mondo

Quando Emanuela arrivò a Manchester per la prima volta, nel 2000, non immaginava che di lì a poco quella città grigia e piovosa sarebbe diventata casa sua. Aveva 27 anni, stava studiando per il concorsone dopo essersi laureata in Lettere classiche a Cagliari. Era stanca e stressata a causa delle prove che presto avrebbe dovuto affrontare, così i genitori le proposero di concedersi una vacanza-studio per affinare l’inglese, raggiungendo la sorella Federica che in quel periodo viveva proprio a Manchester. Emanuela accettò.

Appena arrivata non si fece scappare l’occasione di consultare alcuni testi conservati nella biblioteca universitaria di Manchester, entrando per questo in contatto con un professore di storia antica. Il caso volle che quel professore parlasse bene l’italiano, essendo stato allievo del grande storico Momigliano. Da quella chiacchierata Emanuela portò a casa la proposta di fare un dottorato in Inghilterra.
«Non ci volevo nemmeno pensare, non immaginavo di sopravvivere a quattro anni in una città dove agosto sembrava gennaio», ricorda. «Ed è così che vivo qua da 16 anni».

A dissuaderla, più che la proposta di una carriera accademica, fu il cuore. Anche Paul, il suo insegnante di inglese, le chiese di restare. «Voleva che mi trattenessi almeno un’altra settimana… e nel 2006 ci siamo sposati. Tra l’altro quando ci siamo conosciuti lui era appena tornato in Inghilterra, dopo ben 11 anni trascorsi in Giappone. Era davvero destino che ci incontrassimo».

Emanuela consegue il dottorato con una tesi sulla legislazione nella Roma repubblicana, accolta con un ottimo giudizio (e pubblicata per Bloomsbury), tanto che immediatamente arriva la proposta di un contratto a tempo presso l’Università di Londra. Inizia la vita da pendolare, con una camera affittata solo per 4 notti nella capitale e treni la mattina presto per stare quanto più possibile con il suo compagno. Dopo due anni il contratto non viene rinnovato ed Emanuela decide di abbandonare l’Università, scoraggiata dalla prospettiva di dover affrontare diversi trasferimenti prima della stabilizzazione. Torna a Manchester, dove per un breve periodo insegna italiano, fino ad ottenere un posto da insegnante di discipline classiche presso un’importante scuola privata, la Stockport Grammar School, dove tuttora lavora. «È una scuola molto tradizionale, una delle più antiche del Regno Unito, costruita prima della scoperta dell’America. Nonostante lavori qua da anni, ancora mi emoziono quando percorro i corridoi».

Anche i suoi figli, Giulia, 7 anni, e Marco, 5 anni, frequentano la scuola. Da quest’anno, inoltre, Emanuela fa parte dell’associazione Italian Kids, pensata per l’insegnamento della lingua italiana ai bambini bilingue che parlano prevalentemente inglese, come i suoi piccoli.

In Sardegna, se potesse, tornerebbe domani. «Mi spiace che i miei figli non abbiano l’opportunità di crescere a Cagliari», dice. Il motivo per cui non è possibile fare le valigie è ovviamente legato al lavoro. «L’Inghilterra mi ha dato l’opportunità di sperimentare lavori diversi, di scegliere la carriera nella quale mi sentivo più a mio agio, di cambiare rotta a 32 anni ed è per questo che lo amo, al di là di tutto. Mi ha dato delle opportunità che in Italia non avrei avuto».

La Brexit, dice Emanuela, è stato un vero e proprio shock. «Per la prima volta ho visto gli inglesi discutere animatamente, perdendo l’autocontrollo e la moderazione che sempre li distingue», dice. «Vivo in questo Paese da 16 anni, ho sempre pagato le tasse e fino a ieri mi sono sentita a casa. Ora non so più se sono un’extracomunitaria o una cittadina e penso che forse dovrei prendere la cittadinanza inglese, come i miei figli e mio marito; mentre mio marito vorrebbe quella italiana per non smettere di essere europeo. C’è grande disagio e io stessa mi metto problemi a parlare ai miei figli in italiano quando faccio la spesa, dato che, per la prima volta, assistiamo ad aggressioni contro i non britannici».

 

 

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