Mer 24 Maggio 2017

Marianna Lauro: una racchetta per rinascere

 
Marianna Lauro: una racchetta per rinascere
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storie di sport

Numero due del ranking nazionale, tra le prime venticinque della classifica mondiale, Marianna Lauro è l'atleta sarda paralimpica che ha partecipato a tre olimpiadi consecutive, quasi un record.

La sua vita è il tennis, sport che pratica sin da bambina. «Ho iniziato a giocare quasi per caso. Alcune mie amiche si erano iscritte alla scuola e io le accompagnavo» racconta. Quando il maestro di tennis la invita a prendere la racchetta in mano, è subito  amore. Marianna ha 13 anni e gioca tantissime ore. Mentre le amiche smettono, lei continua imperterrita. 

Nel 2000 un incidente stradale cambia di colpo la sua vita ribaltandola. A vent'anni, una lesione midollare la obbliga alla sedia a rotelle. I primi anni sono difficilissimi, Marianna smette con il tennis e preferisce non uscire di casa. Le cure riabilitative in un centro della penisola la riavvicinano inaspettatamente  alla racchetta. «C'era la possibilità una volta alla settimana di praticare sport. Io non ho potuto che scegliere il tennis».

Una volta tornata nel suo paesino, a Ploaghe, non se la sente di ricominciare a giocare, ma si reca ad Alghero per assistere a un torneo di tennis paralimpico. «Gli organizzatori avevano cercato di convincermi a giocare di nuovo. Io però non me la sentivo, rifiutavo l'idea. Avevo sempre giocato in piedi e non accettavo di stare seduta».

Nel 2004, invece, tutto cambia. «Non so dire cosa sia scattato in me. Forse questo mutamento repentino è legato a una piccola cosa importantissima. Mi muovevo con una carrozzina pesante che non riuscivo neanche a mettere in macchina, al torneo di tennis, invece, avevo visto gli atleti muoversi agili con una carrozzina leggera. Erano ragazzi autonomi con gli occhi pieni di gioia».

Marianna decide di reagire. La sua è la storia di una rinascita e di una scelta: abbracciare la vita oltrepassando gli ostacoli. «Sembra quasi un controsenso, ma la carrozzina mi ha dato delle opportunità che altrimenti non avrei avuto». Marianna diventa autonoma e inizia a praticare tennis wheelchair, il tennis in carrozzina.

Al suo debutto nell'agosto del 2004, in occasione di un torneo a Livorno, stupisce tutti perfino se stessa: «Ero come la mina vagante che nessuno si aspettava di vedere in campo. Al mio esordio avevo battuto una ragazza che giocava già da tempo» ricorda.
Il tennis l'aiuta a superare i limiti che sembrano solo all'apparenza invalicabili: «Mi ha insegnato a vivere. Mi ha dato tantissimo, mi ha reso autonoma, mi ha fatto conoscere nuovi amici, mi ha regalato tante soddisfazioni, mi ha aperto un nuovo mondo».

Per 10 anni di fila è campionessa italiana, gira il mondo con il simbolo dei quattromori sulla carrozzina. Partecipa nel 2008 alla sua prima paralimpiade a Pechino, poi è la volta di Londra nel 2012 e Rio nel 2016. I ricordi più belli sono proprio legati alle esperienze a cinque cerchi. «Durante la cerimonia d'apertura si provano sensazioni straordinarie perché è in quel momento che capisci di avercela fatta. Tutti i sacrifici, la costanza, la caparbietà trovano immediata compensazione» spiega.

Per tagliare traguardi così importanti e viaggiare nelle zone alte del ranking mondiale è d'obbligo una preparazione atletica intensa: «Mi alleno con il mio mister Alberto Ciotti tre ore tutti i giorni». Marianna, che viaggia da sola e si sposta spesso, prende parte ad almeno 17 tornei all'anno in giro per il mondo. La sua è una vita da sportiva ad alti livelli: «Non sono mai a casa. Lo sport è il mio lavoro. Spesso autofinanziato» spiega.

Individualista, abituata a gestire il campo, ama il singolo, ma gioca anche il doppio con il suo presidente Alberto Corradi. Reduce da un torneo in California, adesso si sta godendo una meritata pausa: «Il mio futuro è per ora in standby. Ho 37 anni e devo capire se ritirami o continuare. I tornei ricominceranno a marzo. Mi prenderò questi mesi per riflettere». Ascolterà il suo cuore -confida- e quell'ultimo sogno da seguire: l'ennesima olimpiade.

 

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