Mer 24 Maggio 2017

Fuggire o rimanere? Carla ha ascoltato il richiamo del mare

 

sarde nel mondo

Fa un mestiere in cui gli inganni sono all’ordine del giorno, dove dietro l’apparenza è nascosta una verità, a volte terribile. Carla ha 35 anni, vive a Cagliari, sua città natale, e si occupa di investigazione privata.

Era ancora adolescente quando conobbe la storia di Emanuela Loi, agente di Polizia morta nella strage di Via d’Amelio, tristemente nota per l’attentato al giudice Paolo Borsellino, e in quel momento intuì la sua ambizione: vigilare sulle persone, proteggerle da chi mente, scoprire per loro le carte di un gioco difficile da accettare, la vita, che riserva tradimenti, bugie, un gioco in cui niente è quello che sembra.

Eppure, è proprio grazie al suo lavoro che si è ribellata alle apparenze, scegliendo per ben due volte di fuggire per poi tornare a casa: il luogo in cui trova la sua personale verità, fatta di amore per le uniche persone di cui si fida. Le scelte professionali e di vita personale di Carla incrociandosi di continuo diventano fonte di dubbi, dai quali scaturisce però il coraggio e la forte determinazione di ripartire sempre da zero.

Chi è Carla? – Si tocca i capelli (è una domanda che la spiazza abituata com’è nel suo lavoro ad assumere tante identità). Bella nella sua semplicità, mi guarda con due occhi grandi e lucidi, un filo di trucco e risponde: «Carla è una ragazza che è emigrata. Che ha studiato Psicologia e frequentato L’Università di Scienze dell’Investigazione a l’Aquila, una piccola realtà che ho scelto, in fondo, perché mi ricordava la Sardegna. Ero circondata da persone di ogni Paese, tutte con la loro storia. Sono stati gli anni più belli della mia vita. Però di notte guardavo le cime del Gran Sasso e pensavo al mio mare, ascoltavo le canzoni di Piero Marras e piangevo, mi sentivo sola».

Carla non ha mai odiato la sua isola, ma le andava stretta: «quando ci vivi dalla nascita è difficile non aver voglia di evadere. Dovevo andare via perché mi mancasse, e quando te ne vai, casa te la porti dentro». Dopo l’esperienza all’Aquila sente quello che chiama “il richiamo del mare”. Torna a Cagliari per fare la pratica, poi, ancora il desiderio di scappare per conoscere realtà giovani e innovative.

Approda a Roma, dove lavora nel settore della frode assicurativa e amplia il suo curriculum. Anche lì però, c’è qualcosa che stona: «penso che solo quando i sardi stanno in mezzo agli altri si rendono conto di quanto siano diversi, discreti, silenziosi…e permalosi» sorride. «Mi mancava la mia gente, il modo di vivere, la semplicità e la lentezza della Sardegna».

Sarà stato un caso, ma è l’esperienza nella Capitale a darle modo di tornare a Cagliari per un corso di aggiornamento, dove incontrerà i suoi attuali datori di lavoro. Carla si trova all’ennesimo bivio e stavolta, sceglie di rientrare nella sua isola senza guardarsi indietro. Roma rimarrà un ricordo.

«È stato il secondo richiamo. Ho fatto le valigie e sono tornata a casa. In quel momento è iniziata la mia vera vita, è stata una rinascita. Non sapevo se avevo fatto la cosa giusta. Poi un giorno sono andata al mare, ho guardato lui e il cielo e ho chiesto se la direzione era quella buona –le scende una lacrima-. All’improvviso mi sono sentita al sicuro, qualcosa o qualcuno mi ha suggerito che risposta era sì».

 

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