Mer 20 Settembre 2017

Il meraviglioso mondo dei fumetti di Beatrice Penco

 
Il meraviglioso mondo dei fumetti di Beatrice Penco
ph. Jim Maester

sarde nel mondo

Il mondo dei fumetti può portare lontano, come nel caso di Beatrice Penco Sechi. Quest’anno Beatrice copie 30 anni, la sua carriera da fumettista è avviata, ma è ancora incredula di fronte alle richieste per interviste in Italia e all’estero. La sua umiltà è grande come il suo talento; la sua mente è piena di idee, il suo stile personale ed eclettico.

Nata a Cagliari nel 1987 e residente attualmente a Bosa, Beatrice posta sui Social sempre ed esclusivamente immagini dei suoi disegni, oppure delle sue corse di equitazione: passione concorrente con il fumetto.  Attraverso i fumetti esprime la sua anima artistica, il suo mondo interiore. Quando disegna inventa, fugge dentro quello che definisce “l’altrove”, e ci sta bene.

Per fare ingresso nel suo universo basta dare un’occhiata al sito dedicato al suo portfolio. Il logo del portale è un occhio, simbolo che rimanda alla sua visione del mondo e dell’arte, interpretati - come ci informa Beatrice - dalle parole di Fabrizio De André nella canzone Un ottico, in cui l’autore canta di persone che non sanno che farne di occhi normali, e invita le pupille abituate a copiare ad “inventare i mondi sui quali guardare”.

Il cammino di Beatrice verso il successo inizia durante l’adolescenza da autodidatta, quando comincia a produrre bozzetti visti con grande timore dei genitori, in apprensione per il fatto che volesse diventare come “quello che ha disegnato Paperino”, tale Floyd Gottfredson –sottolinea lei– fumettista di fama mondiale. Quella che per mamma e papà era una paura rappresentava per Beatrice la massima aspirazione, e quando ha capito che del mondo dei fumetti voleva fare il suo mestiere, ha perseguito il suo sogno con tenacia, nonostante i suoi preferissero un’ordinaria carriera da avvocato o notaio.

Sulla soglia dei 20 anni, grazie ad un giro fortuito di e-mail per cercare occupazione, riceve la proposta dell’editore francese Le Soleil: un contatto che getta le basi del suo futuro: «l’avventura con Le Soleil è inizia per caso, il fato ha voluto che capitasse proprio a me: il progetto giusto, una collezione che stava debuttando e che aveva bisogno di titoli. È quel tipo di fortuna che non ti capita più insomma».

Con Le Soleils Beatrice realizza "Lady Doll", una mini-serie in due volumi con personaggi ispirati all’universo del regista Tim Burton, con le sue atmosfere gotiche e grottesche. Più tardi, nel 2015 inizia la collaborazione con l’editore Jungle e la preparazione delle tavole per bambini di "Jappeloup", una leggenda equestre in cui rivede molto sé stessa, dato l’amore per l’equitazione.

Nonostante il successo riscosso nel mondo dei fumetti francese (anche i genitori si sono ricreduti) Beatrice non si sente “arrivata” ed ha scelto di prendersi un momento di pausa: adora sperimentare e non vuole essere identificata con i lavori passati. Ora è tornata in Sardegna e ha ripreso a disegnare per sé stessa, per soddisfazione personale, proprio come faceva da bambina.

Questo è il ritratto di una giovane cagliaritana che ha inseguito e raggiunto uno dei suoi sogni. È il ritratto di una ragazza simbolo di tutti quei sardi che hanno trovato fortuna all’estero, ma che non riescono a stare lontani dalla propria terra, e che vi fanno ritorno in attesa di nuove strade da percorrere.

 

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