Mer 23 Agosto 2017

Quando Gianni Rodari insegnò in Limba Sarda a Cagliari

 
Quando Gianni Rodari insegnò in Limba Sarda a Cagliari
Gianni Rodari

istruzione

Sono gli anni dell'immediato dopo guerra, il secondo violentissimo conflitto mondiale che rade al suolo l'80% della città di Cagliari. Malattia e miseria non cessano di mietere vittime e anche chi non cade sotto gli ordigni bellici muore lentamente devastato dall'inedia e dalle conseguenze delle scarse condizioni igieniche dovute all'estrema povertà.

L'associazione filantropica Unione Donne Sarde provvede allora all'organizzazione di una colonia estiva in cui i bimbi del largo hinterland cagliaritano possano tirare un salubre sospiro d'aria buona e godere di un'alimentazione sana e sufficiente, dimenticando per qualche mese la condizione di tragica infanzia che è toccata loro in sorte. "Lo si può fare, lo si deve fare, se non vogliamo permettere che i nostri figli diventino tubercolotici", titolava angosciosamente la rivista "La voce del partigiano".

Le colonie marine de Sa Scafa e del Poetto di Cagliari non disponevano di grossi mezzi, il lavoro messo a disposizione era quello del generoso volontariato dei cittadini. I commercianti cagliaritani si quotarono per l'acquisto di tende ed altri mezzi materiali. I medici che ogni giorno vi si recano per assicurare assistenza, visitano centinaia di bambini pro bono. Bambine e bambini - ne arrivano ogni giorno di nuovi - si ritrovano alla stazione della SATAS, in un'allegra cordata, provenienti da ogni quartiere di Cagliari, dal Campidano e persino dalla Trexenta. Ad accoglierli è la direttrice Peppina Mura assieme alle vigilatrici Maria Piga e Angela Caddeo.

I lunghi mesi estivi però non sono pensati solo per ritemprare il fisico ma anche lo spirito e la mente: grazie all'intervento di Enrico Berlinguer a Sa Scafa e al Poetto accade un piccolo miracolo di civiltà che i cagliaritani annoverano ancora tra quelle memorie difficili da scalfire col tempo.

Una volta alla settimana arriva da Roma unu maistru molto speciale che rende piacevole l'arte di imparare, come ancora fa per tanti bimbi di oggi con i suoi libri: è Gianni Rodari. Egli rimane tuttora l'unico italiano ad aver vinto il prestigioso Premio Andersen, l'equivalente del Nobel per la Letteratura per Ragazzi. Indimenticabile e famoso è il suo brano che attraversa le generazioni, "Ci vuole un fiore" inno alla pace nel mondo. Il celebre autore delle più belle storie italiane per bimbi e ragazzi, tradotto in quasi tutti i Paesi del mondo, tiene insieme alla maestra Claudia Corona Loddo le lezioni di italiano, ma chiede con fermezza di svolgere anche quelle in limba sarda.

È proprio a Cagliari che nasce uno dei personaggi più riusciti di Rodari: Cipollino, chiamato in Sardegna Cibudedda. Il simpatico maestro così spiega la filosofia del suo personaggio ai bimbi curiosi: «Su burriccu non diventa asino con is origas longas, ma come Pinocchio benit unu pipiu chi scit ligi e iscriri, e fai is cumitzius in pratza, per riuscire a dirigere la cosa pubblica, come lor signori, po fai gosai a totus, e no sceti a is meris». 

Le colonie de Sa Scafa e del Poetto erano denominate "Is colonias de is sennoras arrubias, comunistas". Le giovani che le organizzavano erano comuniste, socialiste, sardiste e repubblicane, tra loro tantissime studentesse liceali e universitarie. Le prime coordinatrici furono Nadia Gallico Spano, Claudia Corona Loddo, Flavia Giardina e Maria Schirru. Riporta il giornalista Giuseppe Podda: «Grazie alla distribuzione dei viveri garantita dal Ministro dell'Assistenza post-bellica Emilio Lussu, i bambini delle colonie vengono nutriti tre volte al giorno e viene data loro anche sa papina de lati (il latte in polvere)».

Lo scenario politico però è teso e sono i bimbi per primi a pagarne le conseguenze, basti pensare che per una settimana gli Americani si rifiuteranno di erogare sa papina in pruini perché due vigilatrici, Elena e Peppina Olla, incitano il coro infantile a cantare l'inno comunista "Bandiera rossa". Di lì a breve le colonie saranno costrette a chiudere.

 

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