Mer 20 Settembre 2017

La Sardegna e l'arresto. Dove morì Mimì Bertè e nacque Mia Martini

 

storie di donne

Sono i primi anni '60 quando un'adolescente ribelle, di nome Domenica, fonda un allegro triumvirato artistico, talentuoso quanto sconosciuto, con la sorellina Loredana e l'amico Renato Fiacchini. Sono ancora lontani i fasti e il clamore della ribalta per Mia Martini, Loredana Berté e Renato Zero. Sono tempi in cui i tre vanno in autostop a cercare fortuna.

Mimì, come in famiglia è chiamata Domenica, e Loredana sono figlie di due grecisti che condividono un'intensa affinità per la letteratura ma non altrettanta per il metodo educativo della prole. La signora Bertè, mamma di quattro figlie femmine, crede fermamente nella vocazione artistica quando questa c'è. Per il professor Bertè "Cantare è un mestiere come quello delle prostitute", e dichiarandolo sbatte la porta abbandonando l'undicenne Mimì e il resto della famiglia.

Mia Martini, a quel tempo, ha il suo giovane trio con cui fare musica e il resto poco importa, pochi soldi, successo scarso ma in compenso tanta libertà. Ma presto neanche quella. Ieri come oggi il talento artistico difficilmente riusciva a prescindere dalla frequentazione dei circuiti giusti. La stanza dei bottoni in cui si decideva ogni seppur minima comparsata tv è, a partire dal 1962, il salotto buono della Sardegna nord orientale.

È esattamente 55 anni fa che nasce il sogno dorato della Costa Smeralda, che da allora non smette di esercitare fascinazione in tutto il mondo dello spettacolo. Chi vuole il successo deve passare al Pedro's, locale di Porto Cervo dell'apolide e anticonformista Peter Kant, da cui prende il nome come esplicita reclame autoreferenziale. Al Pedro's sono di casa i Beatles del massimo splendore, la strepitosa Brigitte Bardot e l'avvocato per antonomasia, Gianni Agnelli, tra gli altri.

Le forche caudine della vita smeralda, sebbene dorate, battezzano nuove celebrità ma non sempre le lasciano illese. Probabilmente sostenere una vacanza nei pressi del Pedro's costa alle soubrettine in cerca di fortuna molto più dell'intero contratto lavorativo annuale, quando non hanno la ventura di farsi mantenere la villeggiatura, ma il desiderio del circo mediatico è irrinunciabile. Così fu per Mia Martini.

È il 1969, in seguito a una notte folle a base di acidi e hashish, Mimì Bertè viene arrestata per detenzione e spaccio di stupefacenti. Polizia e Finanza in borghese danno vita a un blitz all'altezza dei migliori polizieschi internazionali dove non manca neppure l'urlo: "Fermi tutti polizia". Un impavido cronista della stampa locale non lesina argute osservazioni circa il sospetto tempismo della retata: "Se infatti l'irruzione degli agenti si fosse svolta solo 24 ore prima, nel locale avrebbero trovato nientemento che la principessa Margareth d'Inghilterra, l'altra prinipessa Maria Pia di Savoia, che quella sera è fatta uscire da una porta secondaria, e l'ultimo della dinastia dell'acciaio, il rampollo dei Krupp". Invece quel banalissimo giovedì sera la fauna del paradiso artificiale è un pugno di soubrette sconosciute e dei rispettivi e danarosi cavalieri.

Il nirvana irreale di Mimì si fa d'un colpo illegale. La polizia la trascina nel carcere di Tempio Pausania. Sarà interrogata il pomeriggio successivo dagli inquirenti, quando l'effetto della droga lascia spazio alla drammatica constatazione della realtà. Dovrà scontare nella prigione sarda i successivi quattro mesi della sua vita. Cerca di non farsi prendere dallo sconforto, inizia in Sardegna la sua vocazione di straordinaria poetessa di musica e d'amore ferito. Canta con toccante passione per le altre detenute con le quali stringe rapporti d'amicizia, ma la vergogna e l'incognita del futuro la spingono al gesto estremo del tentato suicidio.

Attraverso il dramma sardo ritrova il rapporto con suo padre. Scontata la pena, infatti, è con lo struggente brano "Padre davvero" che inizia la vera escalation verso la celebrità. L'arresto le vale il bislacco battesimo nello show biz: viene presa in considerazione dal proprietario del mitico Piper di Roma che reinventa per lei un'identità nuova di zecca: Mia Martini. Mia richiama la star di Hollywood, moglie di Woody Allen mentre Martini è un omaggio al drink italiano più conosciuto al mondo.
Sono i tempi in cui Bruno Lauzi le regala il brano "Piccolo uomo", con Franco Califano conosce il successo di "Minuetto" e Charlez Aznavour farà di lei la diva dell'Olimpya di Parigi. Rinuncerà ad ogni proposta commerciale delle case discografiche sia internazionali che italiane dichiarando: "Perché sono un'artista pura".

Caricandosi sulle spalle la fragilità di quel mondo controverso custodì come indelebile in tante interviste il ricordo di quella Sardegna irreale che fece morire Mimì per far nascere Mia Martini.

 

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