Gio 27 Luglio 2017

Sandrina e "Le Mal du Pays": diario di una sarda in Provenza

 

sarde nel mondo

Se la Francia era il suo destino, la Sardegna ha impresso il suo marchio di fabbrica. Sandrina Serra Grimbert, sposata e mamma di due bambine, è nata a Grenoble nel 1969. Figlia di emigrati sardi: la mamma Giuseppina Oggianu è originaria di Silanus mentre il papà Antonio, nato a Calangianus, è cresciuto prima a Monti e poi ad Alghero.

«In Sardegna ho vissuto per 25 anni». Sandrina si diploma all’istituto alberghiero di Alghero, ricevendo l’imprinting per il turismo culturale. Da lì a poco iniziano le difficoltà: il lavoro che non arriva e poi la scelta di iscriversi all’Università di Sassari. A fine 1990 la prima svolta dolorosa per Sandrina. Appena partita per Birmingham con due amiche deve subito rientrare in Sardegna.
«Nel marzo del '91 mia madre morirà di un cancro folgorante. Rimango con mio padre che non mi sento di lasciar solo, e non ritornero’ mai più a Birmingham». Sandrina entra a far parte della cooperativa S.I.L.T, che gestice i due siti archeologici ad Alghero, il Nuraghe Palmavera e la Necropoli di Anghelu Ruiu, e questo le permette di continuare a finanziare gli studi universitari. Nel '94 Parte a Londra per un soggiorno linguistico di due mesi, vive con una sarda, un sardo-milanese e un messicano, Alfonso, il quale le presenta un suo collega francese, Laurent d’Aix en Provence. Un incontro che segnerà la sua vita.

Rientrata ad Alghero per gli ultimi esami Sandrina viaggia per quattro anni con il cargo della CMN, l’unico che da Porto Torres la porta a Marsiglia. Laurent nel frattempo è rientrato ad Aix en Provence per poterla vedere più spesso. «Riesco infine a laurearmi non più in inglese, ma in francese, all’università di Sassari»

Con una laurea e un diploma di tour operator, ma senza nessuna prospettiva valida, Sandrina lascia Alghero nel 1999, ignara del dramma della lontananza di cui soffrirà in seguito, una volta diventata mamma. In terra di Francia inizia a cercare un lavoro fra mille difficoltà. «Mi rendo conto che cercare un lavoro è molto più difficile che a Londra. Passo più tempo a rifare il mio curriculum, per trovare alla fine un lavoro in un albergo come addetta al ricevimento».

Nel 2000 Sandrina si sposa ad Aix-en-Provence. «Ho sempre un'unica nazionalità, quella italiana e sono iscritta all'AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all'estero) del consolato di Marsiglia. Inizio con un lavoro part time all’ufficio di collocamento e insegno italiano all'associazione "Dante Alighieri d’Aix en Provence". Qui, insieme alla presidente Géneviève Martin organizziamo una serata in cui presento la Sardegna ai mie allievi e ad agli altri membri dell’associazione con lo scopo di organizzare un viaggio in Sardegna. Bingo! Il viaggio è un successo. Io però non partecipo perchè nel frattempo trovo un lavoro come assistente in uno studio commerciale. Dopo poco, nel giugno del 2002, nasce Stella e dopo due anni mio padre ci lascia, a soli 69 anni. Dalia, la mia seconda filgia, nasce nel 2006. Decido di prendere un congedo parentale di 3 anni e programmo un viaggio in Sardegna. Scopro però che è inutile partire da Genova con la Tirrenia, perché non sono più residente, non sono nata in Sardegna e miei genitori sono deceduti, rientrare sulla mia isola è ormai diventato un lusso.”

Ma “la voglia” di Sardegna è sempre forte e Sandrina non riesce a tenerla a freno. «Nel 2007 con mio marito decidiamo di aprire un negozio (il primo) di prodotti sardi a Aix en Provence. I problemi non tardano ad arrivare, uno su tutti: i collegamenti da e per la Sardegna sono pochi e i costi da sostenre per trasportare la merce troppo alti. Decido allora di chiedere aiuto alle istituzioni sarde ma anche ai privati, come sponsors per corroborare la nostra iniziativa. L’idea è quella di un progetto pilota, una sorta di piattaforma interattiva per promuovere l’Isola utilizzando i suoi prodotti. Suggerisco anche un gemellaggio tra Alghero e Aix en Provence, all’epoca ottengo una risposta da un assessore, ma le elezioni amministrative sono imminenti e con il cambio di amministrazione non ci sarà seguito. Purtroppo per problemi tecnici che hanno avuto un impatto sulle nostre finanze (assai esigue) abbiamo rinunciato, con mio grande rammarico, al progetto. Un vero peccato».

Dalla Provenza, che è diventata la sua terra di adozione, Sandrina continua a fare promozione turistica alla sua Isola, che i francesi iniziano appena ad individuare sulla carta, che confondono con la Sicilia e che non visitano a causa dei penosi collegamenti da Marsiglia. All’epoca Sandrina vende assicurazioni, ma il "prodotto" che sa promuovere meglio in Francia, resta la Sardegna. 

L’obiettivo di Sandrina è creare una nuova porta d’ingresso dalla Provenza, che è, dopo la regione parigina, la regione più ricca in Francia, non solo per numero di abitanti. Una volta ottenuto l’appoggio ufficiale della città di Alghero e idealmente della Regione, il passo successivo è quello di coinvolgere i responsabili politici e gli operatori turistici in Provenza, per poter poi intavolare un dialogo con una compagnia aerea.

«Inizio così a promuovere una petizione attraverso i miei profili social (Facebook, Twitter, Viadeo), utilizzando una mail scritta in italiano e una in francese. Sollecito poi il sindaco e l'ente Gestore dell'aeroporto di Alghero. Per coprire il territorio su larga scala, mi rivolgo inoltre ad alcuni giornali sardi: Buongiorno Alghero, Alguer.it, alla Nuova Sardegna, l’Unione Sarda, al Messaggero Sardo, Alghero Eco e Tottus in Paris. Gli ultimi tre saranno gli unici a pubblicare un articolo. In Provenza l’associazione dei sardi AJO, alla quale appartengo, mi aiuta e la mia rete personale e professionale francese accoglie positivamente la petizione, firmando senza esitazione».

Ma la petizione è un nuovo “parcour du combattant”. «Come nel progetto del 2007 i sardi non rispondono al mio appello. In 14 anni di assenza in Sardegna non è cambiato molto. Ho sollecito persone ed enti che a livello istituzionale mi avrebbero dovuto sostenere, invece di ignorarmi, in quanto responsabili del turismo isolano. Il silenzio invece è arrivato proprio da loro, da quelli che divulgano articoli a favore dei sardi all'estero che, a detta loro, sarebbero gli agenti di sviluppo. L’incoerenza allo stato puro, perché, quando li contatti non ti rispondono».

Le forze morali di Sandrina sembrano cedere di fronte a un muro di gomma. «In Sardegna la gente è diffidente, mi sembra di chiedere contributi per Equitalia. Ho bisogno d’opinion leader, allora contatto tramite mail Antonio Marras, Gavino Sanna, Renato Soru, Paolo Fresu. Niente!  Continuo a linkare a passare diverse ore al giorno a cercare nuovi contatti, indirizzi mail e profili, e a capire perché i sardi non firmano ad informarmi su quanto accade. E nel 2014 piano piano mollo, stanca di sollecitare firme. Ci lamentiamo dei nostri politici ma sono a nostra immagine e somiglianza. In Provenza quando parlo della mia iniziativa personale e (sicuramente) inutile, la gente firma senza chiedere garanzie ne tergiversare». 

In chiusura, in Sardegna l'unico giornalista a pubblicare un articolo sulla sua petizione (nel 2013) è Giacomo Mameli. «Mi contatta per chiedermi se conosco qualcuno per una traduzione in francese di uno dei suoi libri. Mi informo tramite l’autore della mia tesi, che ho intervistato nel 1998 a Parigi presso Grasset, ma non ho alcuna risposta. Nel 2015 conosco una scrittrice di Bouc Bel Air, appassionata d’italiano, ha appena visitato la Sardegna ed è molto attiva, come incontri letterari con il comune. Mi propone di far venire Mameli in Francia una volta tradotto il libro. Inizio così a tradurre il testo nei ritagli di tempo, che sono pochi dopo il lavoro, ma la traduzione, piano piano prende forma. Giacomo Mameli accetta quindi l'invito. 

Il 5 aprile 2017 ha presentato il libro Le four e la Sirène a Bouc Bel Air, accompagnato da Sandrina e da Elisabeth. «Abbiamo presentato la Sardegna e spiegato il contesto storico in cui è ambientato il libro. Parla della seconda guerra mondiale, vissuta da due vecchietti di Perdasdefogu, testimoni viventi e centenari. Mameli parla in francese e riesce ad attirarsi la simpatia del pubblico con anedotti sul suo paese e sull’isola, nonostante il soggetto sia abbastanza triste. Anche questo è un modo per far parlare della nostra isola. Perchè sardi a volte non si nasce, ma ci si diventa!». 

 

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