Lun 21 Agosto 2017

Come la cometa di Halley. Anna Zedda e i suoi cento anni in musica

 
Come la cometa di Halley. Anna Zedda e i suoi cento anni in musica
ph. Daniela Zedda

musica

È minuta e delicata con la fronte alta e la pelle rosata e sottile da cui si intravedono le vene bluette. Piccola e fragile solo in apparenza. «Non sono gracile o cagionevole come può sembrare a prima vista. In realtà sono molto forte», dice con un sorriso d'acciaio.

Ha da poco compiuto i cento anni Anna Paolone Zedda. L’indomita, così la chiamano in famiglia, è una musicista pioniera. Pianista instancabile, virtuosa del pianoforte che si esercita per quattro ore al giorno. «Dio mi ha concesso di vivere così a lungo e mi ha dato il grande dono dell'amore per la musica senza la quale non potrei immaginare la mia vita», afferma senza timore di essere smentita.

Gli spartiti di Chopin e la copertina levigata dal tempo sono poggiati sopra uno dei tre imponenti strumenti che ha in casa. La prova di una passione che brucia senza sosta. Nata a Cagliari nel 1917, Anna Zedda ha da sempre la musica nel sangue. È ancora piccina, quando accorre al pianoforte di casa, appena è libero, per suonare e ripetere a memoria le melodie della sorella Assunta.
Il padre violinista è il suo vero e unico grande maestro. «Ero l'ultima di tredici figli. La più piccola, la più viziata e coccolata» ricorda.

Anna non è che una bimba, ma si immagina subito musicista. Ha già scelto la sua strada. E in quel momento che inizia una battaglia lunga una vita. «Niente è stato facile» dice. I genitori non la assecondano. Per il padre, Anna è troppo gracile e bisognosa di cure per dedicarsi alla musica. Ma lei è coriacea, non molla, combatte e alla fine la spunta. Studia al liceo musicale di Cagliari, l'attuale Conservatorio.
Non è neanche diplomata, quando le chiedono di affiancare grandi direttori d'orchestra. A volte è costretta a farlo senza avere neanche il tempo di studiare la parte.
Tra i corridoi e quelle aule incontra Ernesto Paolone, molisano trasferitosi in Sardegna, musicologo ed esperto di storia della musica. Diventano marito e moglie. «Era un uomo meraviglioso. Severo, ma buono, sapeva farsi amare. Io l'ho amato tanto».

Anna diventa insegnante e concertista dal repertorio sconfinato. Dai clavicembalisti ai moderni. Così famosa che i critici musicali la chiamano, siglandola, APZ. Riesce a dare vita a ogni singola nota. Da Milano a Palermo. «Non basta sentire la musica, ma bisogna anche comunicarla» è il suo mantra. Diventa leggendaria come la cometa di Halley che compare ogni 76 anni. Luminosa, splendente in un panorama dove non è facile per una donna brillare.
È in attesa della seconda figlia, quando decide di dedicarsi anche alla direzione d'orchestra e poi alla composizione.
Diviene l'unica musicista a riuscire a eseguire la Hammerklavier, la sonata impossibile, la composizione sfinge di Beethoven. Del genio tedesco sa a memoria anche tutte le altre sonate e i cinque concerti.

Neanche la guerra la ferma. Cagliari è distrutta dai bombardamenti e Anna suona per i concerti degli sfollati, si esibisce al teatro dell’aeroporto militare per le truppe alleate.  Continua a perfezionarsi e studia, instancabile, di notte. «Ho avuto una carriera molto faticosa, perché ero donna» ammette. Una dura lotta per conquistarsi sul campo autorevolezza e rispetto.

L’ultimo concerto lo tiene nel 1990 in onore di un’altra grande artista sarda, Maria Carta, poi si ritira dai palcoscenici ma non smette di suonare. Confida la sua più grande debolezza: il cioccolato e non rinuncia mai al rossetto su guance e labbra. Agile, si muove felina guizzando nel salotto dove mi accoglie.

Per i suoi cento anni, festeggiati due mesi e mezzo fa, ha ricevuto una medaglia dal Comune, un articolo a tutta pagina sull’Unione Sarda, una biografia curata dalla figlia Rosi Paolone, ex direttrice della Biblioteca del Conservatorio di musica "Pierluigi da Palestrina, che ripercorre una vita straordinaria.

Anna Paolone Zedda ha avuto più di cento allievi, un grande amore e una forza grande, immensa sprigionata in nome di un’enorme passione lunga cento anni e oltre. La musica. A cui consacrare la propria vita.

 

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