Lun 21 Agosto 2017

Le donne sarde e l'apicoltura, una tradizione da tutelare

 
Le donne sarde e l'apicoltura, una tradizione da tutelare
Michela Pusceddu Apiario del Dip. di Agraria (OTTAVA)

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È il Nuorese la terra natale dell'apicoltura sarda. Era la fine dell’Ottocento quando, in una campagna di Oliena, fu rinvenuta una statuetta bronzea di Aristeo con il corpo ricoperto di api. È lui, narra la  leggenda, l'iniziatore dell'allevamento delle api. Una tradizione millenaria, quella dell’apicoltura sarda, confermata da grandi autori latini come Cicerone e Orazio e dalle loro celebri citazioni sul miele isolano. Un patrimonio che merita di essere preservato, come dimostra l’attenzione rivolta dagli studiosi della Sezione di Patologia vegetale e Entomologia del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, impegnati nella lotta di una delle principali cause di mortalità degli alveari: la varroa destructor, un acaro parassita che proviene dall’Asia.

Michela Pusceddu, di Siniscola, è un etologa di 35 anni. Dopo essersi laureata in Etologia a Torino, ha deciso di tornare in Sardegna, a Sassari, per studiare la difesa comportamentale delle api nei confronti di parassiti patogeni e predatori. Qui, seguita dai docenti Alberto Satta e Ignazio Floris, dal febbraio del 2015 ha svolto un Dottorato di ricerca. «Il mio studio è durato due anni. Il punto chiave  – ci spiega – è stato la Self medication, l’automedicazione delle api attraverso l’uso della propoli.

Non tutti sanno che la propoli è un composto di resina e cera della quale si fa largo uso nella medicina umana per le sue proprietà antimicrobiche. L’obiettivo della ricerca era capire se la propoli potesse avere proprietà acaricida nei confronti della varroa, il parassita che colpisce l’ape e le trasmette virosi». Si potrebbe arrivare così a dei formulati più ecologici per combattere i patogeni e parassiti.

Non utilizzare sostanze chimiche negli alveari equivarrebbe, di conseguenza, a produrre miele più sano, di qualità. «Tutti gli studi sono stati sempre effettuati all’interno del laboratorio – prosegue –.  Noi, invece, siamo andati a monitorare ciò che succedeva nella colonia di api, all’interno dell’alveare. Mi occupavo di registrare tutti i giorni questi alveari dell’azienda dell’Università di Sassari, nella frazione di Ottava, dove c’è anche l’apiario sperimentale, formato da diciotto colonie. Abbiamo costituito due gruppi, uno infestato da varroa destructor e uno sano. Siamo andati a vedere il numero di bottinatrici (le api operaie adulte) che rientravano nell’alveare con il carico di resina in un intervallo di tempo prestabilito. Siamo andati quindi a verificare se la raccolta di resina incrementasse».

Michela Pusceddu si è occupata, inoltre, di osservare le difese comportamentali adottate dalle api nei confronti delle vespe, loro nemico naturale. «Abbiamo notato – spiega ancora – che, oltre al supporto offerto da una o due compagne di nido a una loro compagna sotto attacco, esiste anche una difesa collettiva: intorno al predatore si crea una palla di api (bolling). Vibrando gli addomi le api riescono ad incrementare l’alta temperatura e la vespa soccombe per il calore eccessivo o per asfissia. Siamo andati a vedere se questo comportamento delle api riguardasse anche la cosiddetta vespula germanica, una specie di vespa presente in Sardegna».

Attualmente la ricercatrice è coinvolta in un altro importante progetto del professor Ignazio Floris dell’Università di Sassari. «Aliem è un progetto che si avvale della collaborazione di Toscana, Liguria e della Francia. Stiamo studiando la Vespa cabro, che in Sardegna è una specie aliena (è stata importata). L’emergenza della Vespa velutina è presente ormai in Liguria, Veneto e Toscana. In queste tre Regioni italiane gli apicoltori hanno subito danni ingenti, poiché questa specie attacca continuamente l’alveare facendo in modo che le api non escano per foraggiare. Nella nostra regione non è presente, dunque non vogliamo creare allarmismi ma, ovviamente, è una questione di prevenzione.

Studiamo le specie aliene invasive che potrebbero provocare danni alla nostra apicoltura e, se malauguratamente la vespa velutina dovesse arrivare nell’Isola, saremo pronti ad intervenire subito».

L’apicoltura in Sardegna ha una storia fortemente radicata. Sul Monte Arci, nelle campagne di Ales, ad esempio, vive l’erede di una centenaria tradizione familiare. Luigi Manias è dal 1977 il continuatore dell’attività apistica iniziata nel 1917 da suo nonno materno Licu Olla. Sua figlia, Verina, ora novantatreenne, è una delle pioniere dell’apicoltura razionale in Sardegna. Testimone di un passato che merita di essere difeso.

 

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