Gio 19 Gennaio 2017

Senso, ovvero la penna di Kenia contro le botte di un uomo violento

 
Senso, ovvero la penna di Kenia contro le botte di un uomo violento
Kenia

libri

È pomeriggio, in redazione arriva un’email. A scrivere è una giovane donna che vuole raccontare la sua storia. Non è sarda, ma è venuta a conoscenza del nostro giornale. Spera di lanciare un messaggio, attraverso il suo libro e attraverso le sue chiacchierate con i giornalisti, affinché "mai più" non sia solo uno slogan contro la violenza, ma un nuovo modo di vivere, per tutte le donne.

Il copione è noto, ed è quello che nessuna donna vorrebbe mai vivere. Quello che tutte conosciamo, ma che sembra allo stesso tempo distante, relegato alle cronache di qualche giovane sfortunata, che speriamo esista solo nella fantasia. Così non è, purtroppo, e la violenza di genere è concreta e reale, al punto che a tutte può capire di incontrarla. È stato così per Kenia Catarsi, livornese 34enne, dottoressa in Mediazione linguistica, che dalla sua esperienza di donna maltrattata ha fatto nascere un libro, Senso (SideBook). Un vero e proprio monito, per se stessa e per le altre donne.

Non poteva immaginare che l’uomo che amava, che conosceva talmente bene da desiderare insieme a lui un futuro, potesse essere un violento. Era sempre stato presente, forse un po’ troppo geloso, ma non abbastanza da farci caso. Anzi, quell’eccesso di ‘attenzione’ a Kenia in qualche modo faceva piacere. Quando hanno iniziato a vivere insieme, il sogno romantico è diventato un incubo, eppure non immediatamente riconoscibile. Le vessazioni erano quotidiane: veniva picchiata se rientrava ‘troppo tardi’, se preparava una cena sgradita, se osava fare qualsiasi cosa a lui, uomo padrone, non piacesse. «Sistematicamente perdevo il lavoro per colpa sua - racconta oggi con rinnovata forza - perché faceva terra bruciata intorno a me, in qualsiasi ambito». Ha sopportato, silenziosamente per quasi due anni, ha accettato che lui gestisse completamente le sue risorse economiche, e poi ha finalmente rotto il muro del silenzio.

«Sono andata in un centro donne», racconta, «perché avevo bisogno di aiuto». Ma non perché pensasse di essere vittima di maltrattamenti, bensì perché «speravo che qualcuno mi dicesse cosa dovevo fare per salvare la mia relazione. Credevo che fosse colpa mia, ogni volta che lui mi picchiava pensavo che se non avessi fatto una certa cosa, non sarebbero arrivate le botte. Sentivo addosso la responsabilità, anche per le cose più banali». Mentre attendeva di essere ricevuta da un’assistente, Kenia inganna il tempo sfogliando delle brochure. La violenza domestica è spiegata attraverso un elenco di azioni, legate da un nesso causa effetto: se il tuo compagno ti picchia perché esci con le amiche sei vittima di violenza. «In quell’elenco c’erano tutte le cose che subivo. Più leggevo, più prendevo consapevolezza e quando l’assistente mi ha chiamata per il colloquio sono scoppiata in un pianto disperato».

Kenia vuota il sacco, rassicurata del fatto che non sarebbe successo nulla. Ma dalla sua confessione scatta il procedimento d’ufficio ai danni del maltrattante. Il processo è in corso e lei spera di poter buttarsi alle spalle, molto presto, questa brutta storia. Durante il suo allontanamento Kenia aveva iniziato a scrivere poesie, per dare un senso a tutto quel male. Un editore accorto le ha chiesto di mettere in prosa quei sentimenti così forti, che certo nascondevano qualcosa di più. Da quel fortunato incontro è nato il romanzo di Kenia. «Era estate quando ho iniziato a scrivere, stavo chiusa in casa perché avevo paura e anche vergogna, mi spaventano i giudizi di chi non sapeva eppure parlava. Nel mio libro c’è il senso di tutto quello che ho vissuto, il mio dolore, ma anche le mie speranze». Traendo spunto da una storia reale, la sua, Kenia ne ha raccontato una ambientata negli anni ’80, dove una donna vittima di violenza vive il suo sogno d’amore passionale con un amante che le insegna cosa vuol dire aver cura di una persona importante. Niente di tutto ciò è accaduto davvero, ma sono queste le pagine che ha scritto con maggiore facilità: «Era quello che avrei voluto accadesse anche a me, era come tanto speravo potesse andare la mia storia».

Pensi di poterti fidare nuovamente di un uomo? «Sì. Credo che sia arrivato il momento di dare a Kenia la possibilità di essere una donna, non solo una vittima di violenza».

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Tags: libri   violenza   donne   #25novembre