Dom 28 Maggio 2017

Il fare impresa al femminile di Daniela Ducato e Luciana Delle Donne

 
Il fare impresa al femminile di Daniela Ducato e Luciana Delle Donne
Luciana Delle Donne, Filomena Pucci e Daniela Ducato

donne e impresa

Braccialetti colorati in tessuto, manufatti di valore realizzati con fibre tessili di riciclo e bambole orto che custodiscono rari semi, ieri sono stati i simboli di due donne e del loro percorso. Un incontro andato in scena a Scirarindi, festival della Sardegna naturale che si è svolto alla Fiera di Cagliari.

Protagoniste del dibattito "Imprese al femminile di ordinario successo. Come arrivarci?" Daniela Ducato, creatrice di Edilana, e Luciana Delle Donne di Made in Carcere. Intervistate da Filomena Pucci, autrice del libro reportage "Appassionate. Storie Donne Imprese", sono esempi dell'imprenditoria femminile che viaggia sul binario dell'innovazione.  «In Italia ci sono un milione e 380 mila imprenditrici. Fanno impresa negli ambiti tradizionali ma c'è un 40% di altro perché le donne inventano, intercettano nuovi bisogni», spiega la Pucci che ha messo a confronto le testimonianze delle due imprenditrici. 

Luciana delle Donne, pugliese ex dirigente del mondo della finanza. Dopo aver realizzato il primo modello di banca on line in Italia, nel 2004 lascia tutto e incomincia una nuova vita. «Ho provato a realizzare qualcosa di impossibile che nessuno aveva il coraggio di fare. Ho scelto di dedicarmi alle persone invisibili, quelle che stanno dietro le sbarre, alle donne che entrano in carcere e diventano un numero. Ho pensato di ridare loro gli strumenti per ricominciare a vivere, riabilitandosi».

La sua missione? Far entrare la bellezza in un luogo di degrado. «Ho creato un'officina creativa dove si realizzano buste e borse. Abbiamo deciso insieme alle donne coinvolte di chiamare questa iniziativa Made in Carcere. Facciamo delle cose semplici e bellissime perché non produciamo oggetti o prodotti, ma progetti di vita che ricostruiscono e raddrizzano le cuciture storte della vita. Le detenute percepiscono uno stipendio e con quei soldi mantengono la famiglia, si cuciono il proprio futuro e quello dei loro figli» racconta.

Anche la storia di Daniela Ducato parte da una stortura da sanare. «Le aree abbandonate di Guspini o i luoghi dove si riunivano gli spacciatori della droga erano mutati in luoghi di scambio che ricostruivano, a costo zero, il tessuto urbano recuperando il sapere locale e globale attraverso lo sguardo dei bambini, il sentire della madre terra, il battito delle farfalle e il ronzio delle api». Poi arrivarono le ruspe, la distruzione e una strada ricoperta di nidi rovesciati che erano caduti dagli alberi tagliati.«Una bambina aveva raccolto un nido e l'aveva premuto sull'orecchio perché non faceva sentire il rumore delle ruspe», racconta Ducato. Quel gesto le ha fatto capire che non tutto era perduto e che da lì si poteva fare altro, salvando tutto quello che la comunità aveva creato perché rivivesse in qualche altro modo. Attraverso gli innovativi materiali che Edilana ed Edizero creano, attraverso un'architettura di pace.

Daniela e Luciana sono due donne, coltivatrici di innovazione, che con le loro imprese hanno modificato la realtà circostante per lasciare il segno e raccontare che è possibile farlo partendo da nuovi concetti di scarto.
«Noi usiamo quelli che io chiamo materiali di recupero, ci sono magazzini pieni di tessuti abbandonati che con il nostro progetto rivivono per diventare materia preziosa» dice Delle Donne.
Per Daniela Ducato lo scarto è invece eccedenza, una parola che ha in sé i concetti di abbondanza, dono. Come l'ultimo prodotto: il primo diserbante al mondo realizzato con gli estratti dell'olio d'oliva che non inquina la terra, l'acqua e il cibo. 

Fare piccoli passi per volta, avere tanta determinazione e intercettare nuovi bisogni sembrano gli ingredienti giusti per un nuovo modo di fare impresa. Partendo sempre dal proprio punto di vista, dalla voglia di inventare e fare rete. Come insegnano queste due donne pronte a iniziare presto insieme una comune sinergia.

 

 

©Riproduzione riservata