Gio 23 Marzo 2017

Da padre in figli. L'arte immortale di Pinuccio Sciola

 

musica

Pinuccio ti faceva sentire speciale. Speciale come l’altro, diverso da te, eppure così uguale per la stessa unicità che appartiene ad ogni uomo.

L’esistenza unica e irripetibile dell’essere umano, la sua autenticità, sono attributi propri dell’opera d’arte, “la quintessenza di tutto ciò che, fin dall’origine stessa, può venire tramandato dalla sua durata materiale alla sua virtù di testimonianza storica”, scriveva Walter Benjamin (L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica). Nulla di più durevole della pietra esiste in natura, nulla di più antico della pietra racconta la storia. E così che il suo tempo non ha avuto tempo.

Tempo. Sette mesi dalla sua morte, San Sperate lo ricorda domenica con una giornata dedicata al suo più illustre concittadino. Un uomo tra gli uomini, i piedi scalzi sulla terra madre, le mani  grandi per tirare sberle sonore e levigare basalto e calcare per estrarre suoni, acqua e sangue imprigionati dentro il blocco.

Tempo che fa male, come il lutto per un padre.

 

 

Sul lungo tavolo nella casa studio di Pinuccio Sciola, c’è la sua vita che pulsa sotto cataste di carta e ricordi sparsi. Rovistarci dentro credo sia stato il desiderio di quanti hanno avuto il privilegio di varcare quel portone per ritrovare il proprio immaginifico mondo.  Nel caos dell’esistenza umana, nulla era casuale e, come in una catena molecolare, tutto si ricomponeva in un turbine di energia e creatività.

Quel portone si è chiuso il 13 maggio scorso, giorno della scomparsa dell’artista, in attesa di poter essere restituito ai suoi ospiti sotto forma di casa museo. Non saranno più i pranzi, i bicchieri di vino, gli aneddoti, le barzellette, le zugate per chi se le merita, ad animare queste mura, ma è altrettanto difficile pensarlo come un gelido e istituzionale luogo di culto della memoria, niente di più lontano dalla personalità di Pinuccio Sciola.

Lo sanno bene i figli Tomaso, Chiara e Maria chiamati al compito difficile di tenere alta la filosofia e il pensiero del  loro padre affinché non resti intrappolato nelle maglie strette della burocrazia. 

 

 

«Pinuccio è ancora qui nel suo studio - dice Gavino Murgia - che è esattamente come l'ho lasciato l'ultima volta che l'ho visto»: così racconta il musicista legato all'artista di San Sperate da una lunga amicizia. 

 

 

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