Dom 25 Giugno 2017

Aggredita e bloccata in Vietnam chiede aiuto su FB. "Voglio giustizia"

 

accade che

Mi chiamo Gemiliana Assorgia e sono vittima due volte. Vittima di una brutale aggressione in Vietnam e vittima del Consolato italiano che ha cercato di convincermi in tutti i modi a lasciare quel Paese senza ottenere giustizia”.

Inizia così l’appello di una stilista quarantatreenne di Sestu pubblicato sul suo profilo Facebook. L’aggressione di cui sarebbe stata vittima che, come un fiume in piena, racconta al telefono da Hồ Chí Minh, l'ex Saigon, sarebbe avvenuta nella notte tra il 5 e il 6 ottobre ad opera due donne e due uomini proprietari di un bar in pieno centro. «Mi trovavo lì con alcuni amici per concludere la serata dopo aver cenato assieme – racconta a perdifiato con l’ansia di chi ha vissuto l’esperienza di ricevere poco spazio per esprimersi e di non essere stata ascoltata - Era il mio ultimo giorno a Saigon e il giorno seguente sarei tornata in Cambogia dove vivo da aprile. Il mio amico francese si è alzato per andare in bagno e la proprietaria gli ha tolto la sedia invitandoci in malo modo ad andarcene se non dovevamo più consumare. Sono intervenuta per farle notare che non avevamo ancora terminato e lei mi ha dato un pugno. In pochi secondi mi sono trovata dentro una rissa, la figlia mi ha spaccato una bottiglia in testa e poi è intervenuto il figlio che mi ha rotto una bottiglia sul petto e anche un altro uomo ha iniziato a picchiarmi».

Oltre al dolore fisico e al suo corpo insanguinato, ricorda l’umiliazione subita per essersi trovata a seno nudo in mezzo alla strada perché nella rissa le avrebbero strappato la maglia. «I passanti si fermavano per filmarmi. Era una situazione assurda. Ma ciò che mi fa più male – racconta commuovendosi - è quello che è successo dopo. Sono passati tre mesi e queste persone non hanno subito nessuna conseguenza. La Console – che mi ha ricevuto solo dopo 5 giorni - e l’Ambasciatrice italiane non mi hanno tutelato in alcun modo, limitandosi ad invitarmi a lasciare il Paese e trattandomi in modo sgarbato. Oltretutto mi hanno indicato un hotel a mie spese a 100 metri dal luogo dell’aggressione da dove ovviamente avevo il terrore di uscire. Adesso mi trovo bloccata qui, sto in una casa, sempre a mie spese, perché mi hanno preso il passaporto e non posso nemmeno uscire. Sospetto che il caso sia stato chiuso e di sicuro sinora non c’è stata nessuna conseguenza per gli aggressori, mentre io mi ritrovo con queste ferite e tutta questa rabbia, e ho passato tre mesi per cercare giustizia anziché curarmi».

Gemiliana si trovava in Vietnam per il rinnovo del passaporto per poi rientrare in Cambogia, dove non c’è un’ambasciata italiana, con un “Business Visa”, un visto necessario per lavorare e produrre. In Cambogia lo userebbe per aprire una scuola di cucito per le donne con lo scopo di renderle indipendenti e fornire un’alternativa alla prostituzione. «C’è un quantitativo sconvolgente di prostitute e vorrei aiutare le donne a trovare il modo di non dover vendere se stesse o i propri figli pur di sopravvivere. Il visto mi serve per questo progetto».

Sono molte, gravi e precise le accuse di Gemiliana contro l’operato delle autorità italiane e ci riserviamo di riportarle quando anche Consolato e Ambasciata avranno espresso la loro posizione a riguardo. Gemiliana racconta di aver ricevuto moltissimi attestati di stima anche da molti italiani che nel mondo non avrebbero ricevuto adeguate tutele dai Consolati.

 Ma lei cosa vorrebbe esattamente? «Vorrei che i miei aggressori venissero puniti per la barbarie che hanno riversato su di me. So che in queste ore Mauro Pili si sta attivando per fare un’interrogazione parlamentare sul mio caso. Io vorrei semplicemente giustizia e che intervenisse lo Stato Italiano», mi dice ringraziando di continuo per essere stata finalmente ascoltata e forse un po’ più serena di quando ha scritto le ultime righe del suo appello:

Mi rivolgo agli amici Sardi, sono preoccupata per la mia incolumità. Le mie denunce hanno portato la situazione ad un punto di tensione diplomatica tra Italia e Vietnam. Non so cosa faranno per farmi stare zitta... certo hanno già iniziato con la solita accusa di "pazzia", unica strategia a loro concessa per discreditare chi ha avuto il coraggio di opporsi ai loro abusi. Io pazza sognatrice che sogna un mondo migliore vi fa sapere che quei mostri gli possiamo combattere, dobbiamo solo unirci e iniziare a combattere per i nostri diritti”.

 

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