Mer 20 Settembre 2017

Mai più vittime invisibili. Come fermare la violenza assistita

 

violenza

«Non esistono in Italia stime ufficiali che riguardano i minori vittime di violenza assistita» dice Filomena Albano, Garante per i minori. Bimbi e adolescenti senza diritti e senza voce che pagano sulla propria pelle la mancata conoscenza, la comprensione inadeguata della violenza e le distorsioni nocive attraverso cui è letta.

«C'è ancora l'idea sbagliata per cui se il minore non viene coinvolto direttamente nella violenza, non ha alcuna conseguenza. Non è così perché le bimbe e i bimbi che subiscono indirettamente violenza avranno conseguenze sulla loro vita e sul loro futuro» ha detto Francesca Ena presidente dell'associazione "I Giardini di Rita" che ha promosso il seminario "La tutela dell'orfano di femminicidio. Mai più vittime invisibili" tenutosi venerdì scorso alla Mediateca del Mediterraneo di Cagliari. Un incontro formativo e di approfondimento moderato dalla psicologa e psicoterapeuta Diletta Mureddu per riflettere su un tema che merita più attenzione.

«La nostra cooperativa - spiega Ena - cercherà con il supporto di specialisti di andare a fondo. Attraverso l'home visiting (assistenza terapeutica domestica) per contrastare la violenza annidata nelle case. Daremo vita anche una struttura che possa accogliere le madri coi propri bimbi senza separazioni come a volte accade. Per quelle mamme e quelle donne che hanno bisogno necessariamente di una nuova residenza. Le aiuteremo a crearsi una nuova realtà lavorativa grazie a delle aziende che ci supporteranno».


Intervenire e prevenire la violenza vuol dire tutelare non solo le donne, ma anche e soprattutto quei bambini che subiscono gravi danni.
«Bisogna considerare anche la dimensione virtuale - ha chiesto Luca Pisano, psicologo e psicoterapeuta esperto di cyberbullismo e direttore dell'Istituto Ifos Sardegna.
«Il mondo on line non è un universo a sè, ma è diretto prolungamento della dimensione reale. È violenza quando ad esempio il figlio legge i post dove i genitori si insultano o in cui esibiscono le nuove conquiste sentimentali».

Comprendere le sfumature di un fenomeno così delicato e complesso è l'obiettivo di chi lavora in trincea come Elisabetta Illario psicologa e psicoterapeuta del consultorio familiare della ASL 8 di Cagliari che ha parlato delle nuove linee guida del Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia).
«Negli incontri che organizziamo con le scuole proponiamo agli studenti un questionario attraverso cui scegliere gli argomenti da trattare. Quest'anno al secondo posto c'è la violenza. Lo dico per far capire quanto i giovani vogliano parlare di qualcosa che riguarda tanti di loro da vicino. Ecco perché è importante non solo farsi carico delle donne, ma anche dei minori».

Bisogna capire anche che i maltrattamenti non sono conflitti, è quindi molto importante la formazione corretta degli operatori che devono soccorrere le donne. Deve essere continua e a tutti i livelli.
«La preparazione universitaria non basta» dice Donatella Addis assistente sociale che si occupa di violenza di genere dal 1978 «Ci vuole una specializzazione ulteriore per saper leggere adeguatamente le situazioni di pericolo e proteggere in modo efficace la donna e i suoi bimbi».

La difficoltà nell'individuare la violenza assistita è percepita anche dalle forze dell'ordine e da chi si occupa di giustizia come ha raccontato Gaetano Porcu, Pubblico Ministero del Tribunale di Cagliari. «Abbiamo tantissime denunce per maltrattamenti e atti persecutori. Molti casi di violenza sessuale in casa e famiglia. Ci sono ancora uomini che prendono con la forza le proprie compagne perché pensano di poterne disporre a proprio piacimento. Quello si chiama stupro. Bisogna denunciare la violenza anche se per mille ragioni a volte non può essere semplice».


 Non è facile - ha ammesso il Pm - trovare dal punto di vista normativo soluzioni che tuteli la donna offesa una volta terminato l'iter processuale. Spesso gli uomini violenti sono incensurati e non ci sono leggi che possano proteggere adeguatamente.

Sono invece opera di una donna sarda le nuove norme che tuteleranno gli orfani del femminicidio. Le ha scritte l'avvocata Anna Maria Busia, presente anche lei al convegno: «Spero che la proposta di legge approvata all'unanimità alla camera trovi il suo compimento a breve». Su sollecito del presidente del senato Grasso, l'iter è stato abbreviato. Si aspetta solo il via libera dalla Commissione giustizia. La legge, ispirata dal caso sardo di Vanessa Mele la cui madre è stata uccisa dal padre, prevede una serie di provvedimenti che aiuteranno questi orfani speciali senza più madre e con il padre in carcere . «Spesso gli uomini che hanno compiuto femminicidio si rifiutano di passare il mantenimento e risarcire il danno provocato ai figli. Lottano perché i propri bimbi non abbiamo la casa. Con questa legge scatterà in automatico l'indegnità a succedere e sarà sospesa la pensione di reversibilità che spetterà ai figli»
Le ragioni economiche espongono, e sono i dati ISTAT a dirlo, le donne alla violenza. «Dobbiamo cercare di fare prevenzione con un lavoro che deve partire dalle scuole - dice Busia - scardinando gli stereotipi e puntando sull'utilizzo del linguaggio di genere spesso sottovalutato e deriso. Capace invece di stimolare riflessioni fondamentali sul modo di concepire il rapporto tra uomini e donne».  

 

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