Mer 20 Settembre 2017

"Sui Generis" e la riflessione di Cagliari sulle Pari Opportunità

 

no alla violenza

Un luogo di riflessione, una due giorni di formazione per approfondire temi su cui non può calare mai l’attenzione. Violenza sulle donne e violazione dei diritti umani, lavoro e discriminazioni, biotestamento, legge 194 e obiezione di coscienza sono alcuni degli argomenti su cui si è incentrata la sesta edizione di "Sui Generis" - Le giornate cagliaritane sulle Pari Opportunità, convegno promosso dal Comitato Pari Opportunità presieduto dall'avvocata Daniela Latti dell’Ordine degli avvocati di Cagliari, organizzato l’8 e il 9 settembre al T- Hotel di Cagliari. 

«Arriviamo all’apice delle istituzioni, siamo imprenditrici di noi stesse, ma continuiamo a non essere pagate per la nostra professionalità. Finché non ci sarà parità anche dal punto di vista economico non potremo parlare di pari opportunità» ha affermato Rita Dedola Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Cagliari. È proprio l’ambito della consulenza legale uno dei più colpiti dal divario di retribuzione uomo-donna.
Una battaglia molto importante sul piano dei diritti utile a contrastare anche la violenza sulle donne.
«Dal primo luglio 2016 al 30 giugno di quest'anno abbiamo registrato un aumento del 10% per i reati di stalking e violenza sessuale e familiare ai danni di minori e di donne. Da circa 402 sono saliti a 450» sono i dati forniti da Alessandra Pelagatti Procuratrice della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Cagliari
«Non abbassiamo mai la guardia» è l'invito alla folta platea.

Presenti per i saluti istituzionali anche Priamo Siotto, consigliere distrettuale per la Sardegna del Consiglio Nazionale Forense, la Presidente della Corte d’Appello di Cagliari Gemma Cucca e l’Assessora del Comune di Cagliari per Turismo, Attività Produttive e Pari Opportunità Marzia Cilloccu che ha ricordato come il femminicidio sia la prima causa di morte al mondo per le donne dai 16 ai 40 anni. «Ognuno di noi può fare la sua parte», il suo monito. «Abbiamo istituito come Comune di Cagliari - ha riferito Cilloccu - la commissione Pari Opportunità e l'ufficio di pubblica tutela per tutti i soggetti offesi. Sosterremo il progetto di assistenza del centro antiviolenza Donna Ceteris che ha vinto il bando del dipartimento delle Pari Opportunità del Consiglio dei Ministri per aiutare 35 donne vittime di violenza a reinserirsi nel mondo del lavoro».

Un crimine, quello della violenza maschile sulle donne, che deve essere considerato, come è riconosciuto internazionalmente, una violazione dei diritti umani. Ne ha parlato l’avvocata del Foro di Bologna Barbara Spinelli osservatrice internazionale specializzata in diritti umani. «Sono stati analizzati i fascicoli della Cassazione in un arco temporale di dieci anni - ha riferito Spinelli - è emerso che in 7 casi su 10 le vittime di femminicidio avevano denunciato più volte l'omicida per precedenti forme di violenza o avevano chiesto aiuto a servizi sociali di riferimento. Questo significa che il femminicidio in Italia non deriva da un raptus, non è un delitto passionale ma l'esito di una violenza continua che si abbatte sulla donna quando cerca di autodeterminarsi».

Permane ancora in Italia una discriminazione per le donne nell’accesso alla giustizia. La presenza di pregiudizi che inquinano la corretta lettura della violenza, poca formazione professionale specifica e scarso coordinamento di risorse e mezzi non agevolano questa lotta. «Il discorso pubblico e politico in materia di violenza sulle donne viene strumentalizzato. Ci sono stereotipi che permangono anche nel contesto giudiziario, nella motivazione delle sentenze». È il caso della questione del consenso nei casi di violenza sessuale, quando la vittima è sottoposta a una gogna tale che poi, suo malgrado, è trasformata in colpevole. O quando viene negata protezione alle donne nei casi di separazione: «Il 30% dei femminicidi avviene quando una donna comunica la fine del suo matrimonio. Alcune denunce vengono archiviate sulla base del pregiudizio secondo cui la donna mente per utilizzare lo strumento penale in maniera funzionale», dice ancora Spinelli. «Problemi che non sono stati affrontati seriamente dal Governo. Il consiglio di Europa dice per esempio che dovremo avere per le donne vittime di violenza una casa rifugio da 10 posti ogni 10 mila abitanti. In Italia abbiamo un totale di 500 posti letto. Fa capire le dimensioni dell'assenza di protezione».

Sessismo e misogina, il linguaggio di genere che stenta a trovare riconoscimento, la scarsa rappresentanza delle donne nei luoghi decisionali compongono la cartina di tornasole che fa capire quanto il problema sia radicato. «La legge Mancino che punisce i discorsi odio sulla nazionalità o su base religiosa o etnica non affronta sessismo e discriminazione sessuale. È una grave carenza che andrebbe affrontata» aggiunge l'avvocata.

Gli strumenti introdotti nel nostro ordinamento per contrastare la violenza, come il divieto di avvicinamento per chi compie atti persecutori o l'ammonimento da parte del Questore per stalking o violenza domestica, si stanno rivelando deterrenti. Ma non sono ancora sufficienti. «È importante - ha ribadito più volte la giudice Maria Cristina Ornano che si è occupata del femminicidio di Marta Deligia - che ci sia una reale consapevolezza della gravità dei reati connessi alla violenza delle donne». Non deve passare il messaggio che restino impuniti.

Hanno partecipato all’incontro anche i rappresentanti delle forze dell’ordine. Per i Carabinieri il comandante del Radiomobile Stefano Martorana e per la Polizia di Stato il primo dirigente Domenico Chierico che ha fornito i dati sugli ammonimenti per quanto riguarda Cagliari. Dal 2010 ad oggi 247, 356 gli esposti. C'è poi tutto il sommerso quello che non riesce a emergere. Violenza psicologica, fisica, verbale e on line affrontata con l’aiuto dello psicologo Luca Pisano specializzato in questa materia.

Gli altri momenti di confronto moderati dall’avvocata Giuliana Murino jr per Lavoro e Discriminazioni e dall’avvocata Paola Piccioni per il focus sulla legge 194 e il Biotestamento hanno dato vita a un’occasione formativa utile a riflettere sulle differenze di genere e sesso e sulla diversità, lente universale con cui leggere il nostro mondo e le relazioni che lo costruiscono.

 

©Riproduzione riservata