Lun 21 Agosto 2017

Connessi, la web serie che racconta i giovani

 

nuove professioni

Dopo la messa in onda, o meglio in rete, della terza puntata (in totale saranno sette episodi), siamo al giro di boa per la web serie Connessi. Il progetto, che vede dietro la macchina da presa Daniela Serpi, è interamente autoprodotto e racconta il mondo dei giovani mettendo in ridicolo alcuni stereotipi di caratteri “social”.

Connessi ha il sapore di una sfida; un primo tentativo della regista e dei suoi collaboratori di misurarsi con un mezzo come la web serie. L’autoproduzione per questo tipo di progetto sembra una strada obbligatoria ma dietro c’è una ragione paradossalmente più onesta: «Volevamo metterci in gioco – ci dice Daniela Serpi – ed essendo io stessa neofita della regia non ho ritenuto opportuno partecipare a dei bandi o chiedere dei finanziamenti. Questo è il nostro primo approccio ad un progetto di questo tipo e chiedere dei soldi sulla base della “fiducia” ci sembrava eccessivamente pretenzioso. Sono consapevole del fatto che questo è solo un punto di partenza; è un’opera prima in tutti i sensi».

Un lavoro autoprodotto si serve della disponibilità di coloro che vi partecipano: «Con Connessi abbiamo ricevuto aiuto da amici e addetti ai lavori i quali hanno sposato la causa gratuitamente. Trovo che questo sistema di “soccorso” reciproco sia fondamentale per sviluppare una rete di competenze variegate che serviranno alla creazione e realizzazione di altri progetti».

La serie ha il patrocinio del Comune di Cagliari ma, come spesso accade, è solo una formalità, in quanto questo impegno non è supportato da alcun finanziamento: «Il patrocinio – continua Daniela – non ci aiuta in termini economici, ma devo dire che agevola il nostro lavoro nella richiesta e ottenimento di determinate location».

Il limite del genere grottesco è molto labile e sottile, difficilmente si riesce a mantenere costante la credibilità dei propri personaggi e il rischio di eccedere nella farsa macchiettistica è uno spauracchio piuttosto imponente: «In fase di sceneggiatura abbiamo cercato di non peccare di superficialità, ma il registro è volutamente forzato proprio per sottolineare alcuni aspetti dei nostri personaggi stereotipati».

 

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