Gio 23 Marzo 2017

Curare con la magia: riti e simboli della medicina popolare

 

riti e credenze

Nel ritmo lento del cambiamento di un’isola antica, i comportamenti si ripetono sempre uguali tramutandosi in riti che ancora oggi portano con se interrogativi che la sola ragione non può spazzar via.

In seguito alla lunga ricerca concentrata prevalentemente nel Sulcis Iglesiente - ma i cui risultati possono essere allargati all’intera Regione - l’antropologa Luisa Orrù, nel volume Le piante nella tradizione terapeutica popolare della Sardegna sud-occidentale (ed. Della Torre), stila un insieme di punti comuni alle numerose terapie magiche sarde.

Il simile cura il simile. Alcuni esempi potranno chiarire il concetto. L’herpes zoster – o, fuoco di Sant’Antonio – si cura ancora oggi con le scintille della pietra focaia; l’itterizia, “il male che fa diventare gialli”, si combatteva con il decotto giallastro di Alaterno. Secondo altre ricerche, su dabori de ispreni – il dolore della milza – veniva curato ricorrendo alla foglia dell’agave perché ha la stessa conformazione della milza (N. Cossu; Antichi mestieri e saperi di Sardegna; ed. Ilisso).

Il trasferimento del male. Si riteneva che la malattia potesse essere trasferita dal malato a qualcosa che si poneva in stretto contatto con lui per poi eliminarla in vari modi. Per curare l’eczema (sa tzerra), il guaritore ritaglia su un pezzo di cartastraccia la stessa dimensione a forma dell’eczema del malato. La carta viene esposta al calore del fuoco o del sole e, man mano che si secca, l’eczema scompare. Un altro modo era quello di trasferire il male su qualcosa di così vitale da prevalere sulla malattia. Così, era possibile curare l’ernia dei bambini: si sceglie un ramo di fico selvatico grande quanto il bambino, lo si spezza col coltello recitando la preghiera. Poi, si fa saltare per tre volte il ramo al bimbo e, infine, si ha cura di suturare la ferita procurata all’albero.

Il potere curativo di speciali persone o dei morti. Anche in questo caso, si può citare l’esempio del fuoco di Sant’Antonio. Alcune leggende narrano che il Santo possedesse un branco di maiali e che avesse donato agli uomini il fuoco, rubando ai diavoli le braci (D. Turchi; Leggende e racconti popolari della Sardegna; ed. Newton & Compton). Ecco perché, secondo la tradizione, è considerato il guaritore di mali “ardenti” della pelle. Si spiega, quindi, perché, il terapeuta al quale ci si rivolgeva dovesse aver fatto il mestiere di porcaro (così, nell’Iglesiente). Una delle terapie per la cura dei porri, prevedeva che il malato prendesse un pezzo di carne e con quello sfregasse i porri dicendo: “Come si consuma il morto si consumeranno i miei porri”. In caso di stati critici da “spavento”, infine, si faceva bere al malato una pozione contenente la raschiatura di osso di morto.

Approntare il medicamento o la cura in momenti magicamente forti. Si curava nella fase calante del ciclo lunare perché, al calare della luna, venisse meno anche il male. Si prediligeva la Settimana Santa, in particolare il giovedì, durante il quale, ad esempio, si preparava il medicamento per la cura del favismo. Inoltre, sono note le pratiche preventive e terapeutiche legate al ciclo di San Giovanni Battista, definito da Luisa Orrù “tempo balsamico” fissato per la raccolta di piante utili alle diverse cure.

L’importanza di particolari numeri. I più significativi sono il 3 (e i suoi multipli), il 7 e, in generale, tutti i numeri dispari. Ad esempio, la foglia d’agave per la cura della milza ingrossata doveva essere trafitta 101 volte. Riguardo al numero 7, Nando Cossu spiega che solo il settimo di sette figli maschi o la settima di sette figlie femmine potevano acquisire la competenza per curare alcune patologie, a seconda che a trasmettere la competenza fosse un uomo o una donna.

Così spiegano gli studiosi delle tradizioni isolane e così, ancora oggi, raccontano gli anziani a conferma che la ritualizzazione di questi numerosi comportamenti destinati a sconfiggere il “negativo” ha consentito per secoli all’uomo di misurarsi con l’orizzonte sovrannaturale rendendo inestricabile l’atavico intreccio di medicina e magia.

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